COMMENTARIOLVM PETITIONIS QVINTVS MARCO FRATRI S. D. MANUALETTO DI CAMPAGNA ELETTORALE QUINTO SALUTA IL FRATELLO MARCO 1. [1] Etsi tibi omnia suppetunt ea quae consequi ingenio aut usu homines aut diligentia possunt, tamen amore nostro non sum alienum arbitratus ad te perscribere ea quae mihi veniebant in mentem dies ac noctes de petitione tua cogitanti, non ut aliquid ex his novi addisceres, sed ut ea quae in re dispersa atque infinita viderentur esse ratione et distributione sub uno aspectu ponerentur. Quamquam plurimum natura valet, tamen videtur in paucorum mensum negotio posse simulatio naturam vincere. [2] Civitas quae sit cogita, quid petas, qui sis. Prope cottidie tibi hoc ad forum descendenti meditandum est : « Novus sum, consulatum peto, Roma est». Nominis novitatem dicendi gloria maxime sublevabis. Semper ea res plurimum dignitatis habuit; non potest qui dignus habetur patronus consularium indignus consulatu putari. Quam ob rem quoniam ab hac laude proficisceris et quicquid es ex hoc es, ita paratus ad dicendum venito quasi in singulis causis iudicium de omni ingenio futurum sit. [3] Eius facultatis adiumenta, quae tibi scio esse seposita, ut parata ac prompta sint cura, et saepe quae Demosthenis studio et exercitatione scripsit Demetrius recordare (1). 1. L'affermazione è chiarita da un passo del De divinatione (II 96); in esso Cicerone riferisce la testimonianza di Demetrio Falereo, secondo cui Demostene, incapace di pronunciare la lettera r , si esercitava assiduamente per riuscirvi. MANUALETTO DI CAMPAGNA ELETTORALE QUINTO SALUTA IL FRATELLO MARCO 1. [1] Benché tu possegga tutto ciò che gli uomini riescono ad ottenere con il talento o con la pratica o con l'applicazione, tuttavia, in nome del nostro affetto, non ho ritenuto fuori luogo scriverti quanto mi veniva in mente nel riflettere giorno e notte sulla tua candidatura. Non pretendo che vi tragga un qualche insegnamento nuovo per te, ma ho inteso disporre in uno sguardo d'insieme e in una razionale distribuzione concetti che in realtà apparivano sparsi e indefiniti. Per quanto le disposizioni naturali abbiano una forza notevolissima, sembra tuttavia che, in una questione dalla durata di pochi mesi, esse possano cedere il passo a tattiche ben orchestrate. [2] Considera bene quale sia la tua città, a quale carica tu aspiri, chi tu sia. Quasi quotidianamente, nel discendere al foro, devi riflettere su questi motivi: « Sono un uomo nuovo, aspiro al consolato, si tratta di Roma ». Alla novità del nome potrai porre rimedio specialmente con la tua fama d' oratore : l' eloquenza è stata sempre tenuta in grandissimo conto; non si può giudicare indegno del consolato chi è ritenuto degno patrono di uomini consolari. Perciò, considerato che muovi da questa gloria e, tutto quello che sei, tu lo devi all'eloquenza, presentati a parlare con una preparazione tale, come se in ogni causa si debba esprimere un giudizio complessivo sul tuo talento. [3] Procura che siano sempre pronti e a portata di mano tutti i sussidi a quest' arte che, lo so bene, tu hai messo in serbo; ricorda spesso ciò che scrisse Demetrio sull'impegno e sul modo di esercitarsi di Demostene.(1) Deinde ut amicorum et multitudo et genera appareant; habes enim ea quae novi habuerunt?- omnis publicanos, totum fere equestrem ordinem, multa propria municipia, multos abs te defensos homines cuiusque ordinis, aliquot conlegia, praeterea studio dicendi conciliatos plurimos adulescentulos, cottidianam amicorum adsiduitatem et frequentiam. [4] Haec cura ut teneas commonendo et rogando et omni ratione efficiendo ut intellegant qui debent tua causa, referendae gratiae, qui volunt, obligandi tui tempus sibi aliud nullum fore. Etiam hoc multum videtur adiuvare posse novum hominem, hominum nobilium voluntas et maxime consularium; prodest, quorum in locum ac numerum pervenire velis, ab iis ipsis illo loco ac numero dignum putari. [5] Ii rogandi omnes sunt diligenter et ad eos adlegandum est persuadendumque est iis nos semper cum optimatibus de re publica sensisse, minime popularis fuisse; si quid locuti populariter videamur, id nos eo consilio fecisse ut nobis Cn. Pompeium adiungeremus, ut eum qui plurimum posset aut amicum in nostra petitione haberemus aut certe non adversarium. [6] Praeterea adulescentis nobilis elabora ut habeas, vel ut teneas studiosos quos habes; multum dignitatis adferent. Plurimos habes; perfice ut sciant quantum in iis putes esse. Si adduxeris ut ii qui non nolunt cupiant, plurimum proderunt. II. [7] Ac multum etiam novitatem tuam adiuvat quod eius modi nobiles tecum petunt ut nemo sit qui audeat dicere plus illis nobilitatem quam tibi virtutem prodesse oportere. In secondo luogo, fa' che sia ben chiaro il numero rilevante dei tuoi amici e il loro ceto d'appartenenza, perché hai dalla parte tua quel che nessun uomo nuovo ha mai avuto: tutti i pubblicani, l'ordine equestre quasi per intero, numerosi municipi a te devoti, molti uomini di ogni ordine da te difesi, un certo numero di collegi, per di più parecchi giovani, il cui favore ti sei guadagnato grazie al loro amore per l'eloquenza, amici che ogni giorno ti assistono in gran numero. [4] Procura di tenerli a te legati ricordando, pregando, facendo capire in ogni modo, a quanti ti debbono riconoscenza che non avranno alcun'altra occasione di provartela, a quanti la vogliono da te che non si presenterà loro altra circostanza per renderti obbligato. C'è anche un altro particolare che appare di grande aiuto per un uomo nuovo: il sostegno dei nobili e soprattutto dei consolari. È utile che le stesse persone, al cui rango e al cui ceto tu vuoi pervenire, ti ritengano degno di quel rango e di quel ceto. [5] Occorre pregarli tutti capillarmente, farli avvicinare e convincerli che abbiamo sempre nutrito nei confronti dello Stato gli stessi sentimenti degli ottimati e non siamo stati affatto favorevoli ai popolari; che se le nostre parole sono apparse simili a quelle dei popolari, l'abbiamo fatto con l'intento di conciliarci Gneo Pompeo, in modo da avere nella candidatura l' amicizia, o comunque non l' ostilità, di quell' uomo potentissimo. [6] Oltre a ciò, adoperati per avere dalla parte tua i giovani del ceto nobiliare, o almeno per conservare il favore di quelli che a te sono già devoti: ti procureranno grande considerazione. Ne hai moltissimi; fa' in modo che sappiano quanto tu li reputi importanti. Se riuscirai a far si che desiderino sostenere la tua causa tutti quelli che non ti sono ostili, essi ti saranno di validissimo aiuto. II. [7] È pure di grande aiuto alla tua condizione di uomo nuovo il fatto che aspirino al consolato nobili di tal fatta, che non esiste persona capace di affermare che la nobiltà debba Nam P. Galbam et L. Cassium summo loco natos quis est qui petere consulatum putet? Vides igitur amplissimis ex familiis homines, quod sine nervis sint, tibi paris non esse. [8] At Antonius et Catilina molesti sunt. Immo homini navo, industrio, innocenti, diserto, gratioso apud eos qui res iudicant, optandi competitores ambo a pueritia sicarii, ambo libidinosi, ambo egentes. Eomm alterius bona proscripta vidimus, vocem denique audivimus iurantis se Romae iudicio aequo cum homine Graeco (2) certare non posse, ex senatu eiectum scimus optimomm censomm existimatione, in praetura competitorem habuimus amico Sabidio et Panthera, (3) cum ad tabulam quos poneret non haberet (quo tamen in magistratu amicam quam domi palam haberet de machinis 4 emit); in petitione autem consulatus caupones omnis compilare per turpissimam legationem 5 maluit quam adesse et populo Romano supplicare. [9] Alter vero, di boni! quo splendore est? Primum nobilitate eadem qua +Catilina+. Num maiore? Non. Sed virtute. Quam ob rem? Quod Antonius umbram suam metuit, hic 2. Cfr. In toga candida pp. 83-84 Clark "qui in sua civitate cum peregrino negavit se iudicio aequo certare posse" e il relativo commento di Asconio. da cui si deduce che Gaio Antonio, accusato di ruberie commesse quando comandava la cavalleria di Silla in Acaia, fu giudicato colpevole da un tribunale presieduto dal pretore Marco Lucullo e venne espulso dal senato. 3. Seguo l'interpretazione di L.A. CONSTANS, Cidron. Correspondance, vol.1, Paris, Les Belles Lettres. 1962. p. 279. Altri intendono ponere ad tabula, nel senso di " porre sorveglianti presso il quadro su cui venivano scritti dagli scrutatori i risultati elettorali " : Antonio sarebbe riuscito a trovare solo Sabidio e Pantera disposti a sorvegliare lo scrutinio e a tutelare i suoi interessi. In tal caso, però, non si spiegherebbe il successivo tamen; è inoltre improbabile che potessero avere libero accesso al luogo degli scrutini elettorali due uomini che non erano evidentemente cittadini romani. Sembra, invece, più logico supporre che Antonio, completamente rovinato dalla sua vita scapestrata. non avesse più uno schiavo da vendere per far soldi, con cui condurre la sua campagna elettorale. Furono proprio dei banchieri stranieri. evidentemente i suddetti Sabidio e Pantera, a fornirgli il denaro necessario. loro giovare più di quanto a te i meriti. Chi potrebbe mai pensare che aspirino al consolato Publio Galba e Lucio Cassio, uomini di nobilissimo lignaggio? Vedi bene, dunque, come non possano starti alla pari uomini di ragguardevolissima famiglia, perché privi di nerbo. [8] Antonio e Catilina, però, sono avversari difficili. Al contrario: un uomo attivo, solerte, onesto, eloquente, che gode credito presso i giudici, deve augurarsi quali concorrenti due assassini fin dall'infanzia, due uomini dissoluti e caduti in miseria. Del primo abbiamo visto la confisca dei beni e l' abbiamo udito giurare, poi, che egli a Roma non poteva competere da pari a pari in tribunale con un Greco.2 Sappiamo che è stato cacciato dal senato in seguito alla valutazione di ottimi censori; l'abbiamo avuto quale concorrente nella pretura - e suoi amici erano Sabidio e Pantera -3, quando non aveva più schiavi da mettere in vendita (e tuttavia, nel periodo in cui esercitò la sua carica, comprò al mercato degli schiavi 4 un' amante che teneva a casa sua, sotto gli occhi di tutti); quand' era candidato al consolato preferì derubare tutti gli osti nel corso di un'infamante legazione, 5 piuttosto che restare a Roma ad implorare il popolo romano. [9] E qual è, o buoni dèi, lo splendore dell' altro? In primo luogo è nobile quanto +Catilina+. Lo è forse di più? No, ma è più valoroso. Per quale motivo?. Perché Antonio è solito 4. Le machinae erano i palchi sui quali venivano mostrati gli schiavi in vendita. 5. Antonio aveva ottenuto dal senato una legatio libera e, invece di restare a Roma per farsi propaganda elettorale, aveva preferito andarsene in giro per i municipi alla ricerca di voti. ne leges quidem, natus in patris egestate, educatus in sororiis stupris, corroboratus in caede civium, cuius primus ad rem publicam aditus in equitibus R. occidendis fuit (nam illis quos meminimus Gallis, qui tum Titiniorum ac Nanneiorum ac Tanusiorum 6 capita demetebant, Sulla unum Catilinam praefecerat). in quibus ille hominem optimum, Q. Caecilium, sororis suae virum, equitem Romanum, nullarum partium, cum semper natura tum etiam aetate iam quietum, suis manibus occidit. III. [10] Quid ego nunc dicam petere eum tecum consulatum qui hominem carissimum populo Romano, M. Marium, 7 inspectante populo Romano vitibus per totam urbem ceciderit, ad bustum 8 egerit, ibi omni cruciatu lacerarit, vivo stanti collum gladio sua dextera secuerit, cum sinistra capillum eius a vertice teneret, caput sua manu tulerit, cum inter digitos eius rivi sanguinis fluerent; qui postea cum histrionibus et cum gladiatoribus ita vixit ut alteros libidinis, alteros facinoris adiutores haberet; qui nullum in locum tam sanctum ac tam religiosum 9 accessit in quo non, etiam si in aliis culpa non esset, tamen ex sua nequitia dedecoris suspicionem relinqueret; qui ex curia Curios ed Annios, ab atriis Sapalas et 6. Titinio, non altrimenti noto, fu una vittima delle proscrizioni sillane; lo stesso destino toccò a Nannio, i cui beni furono messi all'asta e passarono in gran parte a Licinio Crasso. Per quanto riguarda Lucio Tanusio e Quinto Cecilio, nel commento di Asconio all'orazione In toga candida (p. 84 Clark) si parla di entrambi quali vittime di Catilina. 7. Marco Mario Gratidiano, seguace di Gaio Mario, fu due volte pretore. Secondo Livio (Epit., 88) e Valerio Massimo (IX 2 I) fu Silla il responsabile della sua morte. nell'82 a.C. 8. La tomba di Quinto Lutazio Catulo, che aveva trionfato con Mario sui Cimbri. Sull'episodio si soffermano Seneca (De ira, III 18 1-2) e Valerio Massimo (IX 2 1). aver timore persino della sua ombra, mentre costui non ha paura neppure delle leggi: nato in un periodo di estrema indigenza paterna, educato fra gli stupri della sorella, irrobustito dalle stragi dei concittadini. Il suo ingresso nella vita pubblica fu segnato dall'uccisione di cavalieri romani (perché ci ricordiamo di quei Galli, che allora tagliavano le teste dei Titinii, dei Nannii, dei Tanusii!6 Silla aveva messo loro a capo il solo Catilina); tra loro uccise con le sue stesse mani un uomo onestissimo, Quinto Cecilio, il marito di sua sorella, cavaliere romano seguace di nessun partito, che se n'era stato sempre tranquillo per dote naturale e lo era allora anche per l'età. III. [10] Come potrei dire, ora, che aspira con te al consolato un uomo che, sotto gli occhi del popolo romano, ha battuto con le verghe, trascinandolo per tutta la città, un personaggio molto caro al popolo romano, Marco Mario? 7 L'ha condotto accanto a un monumento funebre, 8 dove l'ha dilaniato con ogni tipo di supplizi e, mentre era ancor vivo e opponeva resistenza, l'ha decapitato con la destra tenendolo per i capelli con la sinistra, e gli ha staccato la testa con la sua stessa mano, mentre fra le sue dita scorrevano rivoli di sangue. Lui che in seguito è stato in tale comunione di vita con istrioni e gladiatori, da trovare nei primi i suoi compagni di lussuria, nei secondi i suoi complici nei delitti; lui che non poté penetrare in alcun luogo tanto sacro e venerabile, 9 in cui, sia pure in assenza di colpe altrui, la sua dissolutezza non lasciasse un sospetto d'infamia; lui che si è presi come intimi amici, dal senato i Curii e gli Annii, dalle sale di vendita i 9. Si fa riferimento alla relazione di Catilina con la vestale Fabia. Sorellastra di Terenzia, la moglie di Cicerone: si noti l'accortezza di Quinto, proprio a causa di tali legami familiari, nell'escludere la colpa di Fabia (etiam si alia culpa non esset). Anche questo passo presenta una forte somiglianza con un frammento dell' In toga candida (p. 91 Clark): cum ita vixisti ut non esset locus tam sanctus quo non adventus tuus, etiam cum culpa nulla subesset, crimen afferret. Carvilios, 10 ex equestri ordine Pompilios et Vettios sibi amicissimos comparavit; qui tantum habet audaciae, tantum nequitiae, tantum denique in libidine artis et efficacitatis, ut prope in parentum gremiis praetextatos 11 liberos constuprarit? Quid ego nunc tibi de Africa,12 quid de testium dictis scribam? Nota sunt, et ea tu saepius legito; sed tamen hoc mihi non praetermittendum videtur, quod primum ex eo iudicio tam egens discessit quam quidam iudices eius ante illud iudicium fuemnt, deinde tam invidiosus ut aliud in eum iudicium cottidie flagitetur. Hic se sic habet ut magis timeant, etiam si quierit, quam ut contemnant, si quid commoverit. [11] Quanto melior tibi fortuna petitionis data est quam nuper homini novo, C. Coelio! 13 ille cum duobus hominibus ita nobilissimis petebat ut tamen in iis omnia pluris essent quam ipsa nobilitas, summa ingenia, summus pudor, plurima beneficia, summa ratio ac diligentia petendi; ac tamen eomm altemm Coelius, cum multo inferior esset genere, superior nulla re paene, superavit. [12] Qua re tibi, si facies ea quae natura et studia quibus semper usus es largiuntur, quae temporis tui ratio desiderat, quae potes, quae debes, non erit difficile certamen cum iis competitoribus qui nequaquam sunt tam genere insignes quam vitiis nobiles; quis enim reperiri potest tam improbus 10. Curio e Annio erano senatori legati a Catilina; per quanto riguarda gli ignoti Sapala e Carvilio. la menzione degli atria auctionaria lascia supporre che si sia trattato di due praecones. 11. A Roma i giovanetti indossavano la pretesta fino ai sedici anni. 12, Propretore in Africa nel 67-66, Catilina era stato accusato di concussione; il processo, da cui uscì assolto dopo aver corrotto i giudici, fu celebrato nel 65. Cicerone stesso, comunque, aveva pensato di difenderlo all'epoca della seconda epistola ad Attico (Att., I 2 I), Sapala e i Carvilii, 10 dall' ordine equestre i Pompilii e i Vezzii; lui che è cosi audace, cosi perverso, cosi abile insomma e capace di ottenere il proprio scopo nella lussuria, da riuscire a far violenza ai figli vestiti di pretesta 11 sin quasi nelle braccia dei genitori? Che bisogno c'è ch'io ti scriva dell' Africa 12 e delle parole dei testimoni? Sono fatti ben noti, e tu leggili più e più volte. Una cosa, tuttavia, non ritengo di dover passare sotto silenzio: in primo luogo, il fatto che sia uscito da quel processo tanto pov ero quanto alcuni dei suoi giudici prima del processo; in secondo luogo, che sia divenuto talmente impopolare, che ogni giorno si chiede un nuovo processo contro di lui. È tale la sua situazione, che essi lo temono anche quando se ne sta tranquillo, piuttosto che trascurarlo, se è in agitazione. [11] Quanto sono migliori le condizioni della tua candidatura rispetto a quelle che si sono presentate di recente a un altro uomo nuovo, Gaio Celio! 13 Egli aspirava al consolato assieme a due uomini nobili a tal punto da avere qualità superiori a quelle della stessa nobiltà : straordinaria intelligenza, altissimo senso morale, innumerevoli benemerenze, grandissima accortezza e scrupolo estremo nel condurre la campagna elettorale. E tuttavia Celio ebbe ragione d'uno di loro, pur essendogli di gran lunga inferiore per nascita e pur non superandolo quasi in nessun campo. [12] Perciò tu, se metterai in opera le doti che ti elargiscono la disposizione naturale e gli studi da te sempre praticati, se farai ciò che richiedono le circostanze attuali, ciò che puoi, ciò che devi, non avrai da sostenere una lotta difficile con avversari più famosi per i loro vizi che per il loro lignaggio! Si può trovare, infatti, un cittadino tanto disonesto che 13. Gaio Celio Caldo fu tribuno nel 107 e console nel 94 con Gneo Domizio Enobarbo, Ci è ignoto, invece, il nome del terzo candidato. civis qui velit uno suffragio duas in rem publicam sicas destringere? 14 IV. [13] Quoniam quae subsidia novitatis haberes et habere posses exposui, nunc de magnitudine petitionis dicendum videtur. Consulatum petis, quo honore nemo est quin te dignum arbitretur, sed multi qui invideant; petis enim homo ex equestri loco summum locum civitatis, atque ita summum ut forti homini, diserto, innocenti multo idem ille honos plus amplitudinis quam ceteris adferat. Noli putare eos qui sunt eo honore usi non videre, tu cum idem sis adeptus, quid dignitatis habiturus sis. Eos vero qui consularibus familiis nati locum maiorum consecuti non sunt suspicor tibi, nisi si qui admodum te amant, invidere. Etiam novos homines praetorios existimo, nisi qui tuo beneficio vincti sunt, nolle abs te se honore superari. [14] Iam in populo quam multi invidi sint, quam multi consuetudine horum annorum ab hominibus novis alienati, venire tibi in mentem certo scio; esse etiam non nullos tibi iratos ex iis causis quas egisti necesse est. Iam illud tute circumspicito, quod ad Cn. Pompei gloriam augendam tanto studio te dedisti, num quos tibi putes ob eam causam esse amicos. [15] Quam ob rem cum et summum locum civitatis petas et videas esse studia quae tibi adversentur, adhibeas necesse est omnem rationem et curam et laborem et diligentiam. V. [16] Et petitio magistratuum divisa est in duarum rationum diligentiam, quarum altera in amicorum studiis, altera in populari voluntate ponenda est. Amicorum studia beneficiis et officiis et vetustate et facilitate ac iucunditate naturae parta esse oportet. Sed hoc nomen amicorum in peti- 14. Anche per questo passo cfr. In toga candida, p. 93 Clark: qui postea quam illo quo conati erant Hispaniensi pugiunculo nervos incidere civium Romanorum non potuerunt, duas uno tempore conantur in rem publicam sicas destringere, con il commento di Asconio: Hispaniemem pugiunculum Cn. Pisonem appellat, quem in Hispania occisum esse dixi. Duas sicas Catilinam et Antonium appellari, manifestum est, con un unico voto voglia sguainare due pugnali contro lo Stato? 14 IV. [13] Dal momento che ho esposto i rimedi che hai e puoi avere per quanto concerne la novità del tuo nome, ora mi sembra che si debba parlare della grandezza di ciò che tu richiedi. Aspiri al consolato, onore di cui tutti ti giudicano degno; ma vi sono molti che nutrono invidia nei tuoi confronti perché tu, membro della classe dei cavalieri, aspiri alla massima carica dello Stato, e per di più si tratta di una carica talmente elevata da conferire a un uomo coraggioso, eloquente, onesto, onori in misura molto maggiore che agli altri. Non credere che quanti hanllo tenuto questa carica non vedano quale sarà il tuo decoro, una volta che tu stesso l' otterrai. Per quanto riguarda, poi, quelli che, di famiglia consolare, non hanno raggiunto la carica dei loro antenati, suppongo che provino astio nei tuoi confronti, esclusi quelli che ti amano molto. Ritengo che anche gli uomini nuovi che hanno esercitato la pretura, ad eccezione di quelli che ti sono legati per riconoscenza, non vogliano essere da te superati negli onori. [14] So con sicurezza che ti rendi conto di quante persone invidiose si trovino nel popolo, di quanti siano mal disposti verso gli uomini nuovi, per abitudine di questi anni; è inevitabile che ti sia attirato l'ira di parecchi con le cause da te trattate. Considera infine attentamente e valuta se l'impegno, con cui ti sei dedicato ad accrescere la gloria di Gneo Pompeo, ti abbia causato inimicizie. [15] Pertanto, dal momento che aspiri alla massima carica dello Stato e vedi che esistono aspirazioni a te contrarie, devi necessariamente usare attenzione, preoccupazione, attività, scrupolo di ogni tipo. V. [16] L'aspirazione alle cariche civili comporta due tipi d'attività; l'uno consiste nell'assicurarsi l'appoggio degli amici, l' altro nel guadagnarsi il favore popolare. È necessario che l' appoggio degli amici sia frutto di benemerenze, di sentimenti di stima, di antichità di rapporti, d'affabilità e amabilità di carattere. Ma il nome di amici, quando si è candidati, ha tione latius patet quam in cetera vita; quisquis est enim qui ostendat aliquid in te voluntatis, qui colat, qui domum ventitet, is in amicorum numero est habendus. Sed tamen qui sunt amici ex causa iustiore cognationis aut adfinitatis aut sodalitatis aut alicuius necessitudinis, iis carum et iucundum esse maxime prodest. [17] Deinde ut quisque est intimus ac maxime domesticus, ut is amet (et) quam amplissimum esse te cupiat valde elaborandum est, tum ut tribules, ut vicini, ut clientes, ut denique liberti, postremo etiam servi tui; nam fere omnis sermo ad forensem famam a domesticis emanat auctoribus. [18] Deinde sunt instituendi cuiusque generis amici: ad speciem, homines inlustres honore ac nomine (qui, etiam si suffragandi studia non navant, tamen adferunt petitori aliquid dignitatis), ad ius obtinendum, magistratus (ex quibus maxime consules, deinde tribuni pl.); ad conficiendas centurias, homines excellenti gratia. Qui abs te tribum aut centuriam aut aliquod beneficium aut habeant aut ut habeant sperent, eos prorsus magno opere et compara et confirma; nam per hos annos homines ambitiosi vehementer omni studio atque opera elaborarunt ut possent a tribulibus suis ea quae peterent impetrare; hos tu homines, quibuscumque poteris rationibus, ut ex animo atque [ex illa] summa voluntate tui studiosi sint elaborato. [19] Quod si satis grati homines essent, haec tibi omnia parata esse debebant, sicuti parata esse confido. Nam hoc biennio quattuor sodalitates hominum ad ambitionem gratiosissimorum tibi obligasti, C. Fundani, Q. Galli, C. Corneli, C. Orchivi; 15 horum in causis ad te deferendis quid tibi 15. Gaio Fundanio fu difeso da Cicerone nel 66, Quinto Gallio dall'accusa di malversazione nel 64, Gaio Cornelio nel 65 e Gaio Orchivio, collega di Cicerone nella pretura, probabilmente allo scadere del mandato dall'accusa di peculato. una valenza più ampia che nel resto della vita: chiunque mostri, infatti, una qualche simpatia nei tuoi confronti, chi ti frequenti, chi venga spesso a casa tua, dev' essere annoverato fra gli amici. Tuttavia è di grandissima utilità l'esser cari e graditi a quanti ci sono amici per i motivi più genuini di parentela, di affinità, di associazione, o di qualche altro legame. [17] In seguito, quanto più un uomo è a te intimamente legato e a te familiare, tanto più bisogna che ti adoperi perché egli ti ami e desideri che tu raggiunga le cariche più alte; poi, perché provino gli stessi sentimenti quanti appartengono alla tua tribù, i tuoi vicini, i tuoi clienti, i tuoi liberti e da ultimi anche i tuoi schiavi. Infatti quanto contribuisce alla nostra pubblica fama deriva quasi per intero dai nostri familiari. [18] Bisogna poi procurarsi amici d'ogni tipo: per l'apparenza, uomini illustri per cariche e per nome, i quali anche se non si danno premura di raccomandare il candidato, gli conferiscono tuttavia un certo qual decoro; per avere l'appoggio della legge, i magistrati, e tra essi principalmente i consoli e poi i tribuni della plebe; per ottenere il voto delle centurie, gli uomini che godono di un'amplissima stima. Quanti hanno o sperano di avere grazie a te i voti d'una tribù o d' una centuria, oppure un qualche favore, tu devi accaparrarteli e garantirteli con grande impegno. Durante questi anni, infatti, uomini avidi di onori si sono adoperati con tutte le forze per poter ottenere dai cittadini della loro tribù tutto quello che chiedevano. Procura, con ogni mezzo a tua disposizione, che costoro ti siano devoti con tutto il loro animo e con la massima sincerità. [19] Che se gli uomini fossero riconoscenti quanto basta, tutto ciò dovrebbe essere per te a portata di mano, e ho fiducia che lo sia. Infatti in questi due anni ti sei legato a quattro associazioni, a cui appartengono uomini molto influenti in ambito elettorale, Gaio Fundanio, Quinto Gallio, Gaio Cornelio, Gaio Orchivio.15 Quali condizioni i rappresentanti eorum sodales receperint et confirmarint scio, nam interfui; qua re hoc tibi faciendum est, hoc tempore ut ab his quod debent exigas saepe commonendo, rogando, confirmando, curando ut intellegant nullum se umquam aliud tempus habituros referendae gratiae; profecto homines et spe reliquorum tuorum officiorum et [iam] recentibus beneficiis ad studium navandum excitabuntur. [20] Et omnino, quoniam eo genere amicitiarum petitio tua maxime munita est quod ex causarum defensionibus adeptus es, fac ut plane iis omnibus quos devinctos tenes discriptum ac dispositum suum cuique munus sit; et quem ad modum nemini illorum molestus nulla in re umquam fuisti, sic cura ut intellegant omnia te quae ab illis tibi deberi putaris ad hoc tempus reservasse. VI. [21] Sed quoniam tribus rebus homines maxime ad benevolentiam atque haec suffragandi studia ducuntur, beneficio, spe, adiunctione animi ac voluntate, animadvertendum est quem ad modum cuique horum generi sit inserviendum. Minimis beneficiis homines adducuntur ut satis causae putent esse ad studium suffragationis, nedum ii quibus saluti fuisti, quos tu habes plurimos, non intellegant, si hoc tuo tempore tibi non satis fecerint, se probatos nemini umquam fore; quod cum ita sit, tamen rogandi sunt atque etiam in hanc opinionem adducendi ut, qui adhuc nobis obligati fuerint, iis vicissim nos obligari posse videamur. [22] Qui autem spe tenentur, quod genus hominum multo etiam est diligentius atque officiosius, iis fac ut propositum ac paratum auxilium tuum esse videatur, denique ut spectatorem te suorum officiorum esse intellegant diligentem, ut videre te plane atque animadvertere quantum a quoque proficiscatur appareat. delle loro associazioni abbiano accettato e sottoscritto nell' affidarti la causa di costoro, io lo so perché mi trovavo presente. Di conseguenza devi adoperarti per esigere ora da loro ciò di cui ti sono debitori, esortandoli frequentemente, pregandoli, incoraggiandoli, facendo loro capire che non avranno più un'altra occasione per provarti la loro gratitudine. Indubbiamente la speranza di altri servigi da parte tua, unita ai favori che di recente hai loro accordato, sarà per essi di sprone a dedicarsi a te con premura. [20] E in generale, poiche rappresentano il massimo baluardo della tua candidatura le amicizie di tal genere, che ti sei procurate con le tue difese, fa’ in modo che ognuno di quelli che ti sono obbligati abbia un compito ben delimitato e definito. E, come tu non hai mai dato loro fastidio in alcuna occasione, cosi procura di far capir loro che hai riservato per questa circostanza tutto quello che, a parer tuo, essi ti debbono. VI. [21] Ma poiche tre cose in modo particolare inducono gli uomini alla benevolenza ed a questo zelo elettorale, i benefici, la speranza, la simpatia disinteressata, occorre considerare la maniera di curare ognuno di questi tre generi. Da benefici di minimo valore gli uomini sono spinti a ritenere che esistano motivi sufficienti per favorire un candidato; a maggior ragione quanti tu hai salvato - e sono moltissimi - dovrebbero capire che, se non verranno incontro alle tue esigenze in questa particolare circostanza, non saranno mai ben visti da nessuno. Benche le cose stiano cosi, tuttavia bisogna pregarli e indurli a pensare che noi, a nostra volta, possiamo divenire obbligati nei confronti di quanti fino ad oggi lo sono stati verso di noi. [22] In quanto a coloro che sono a te legati dalla speranza - si tratta d'un tipo d'uomini ancor più zelanti e servizievoli - fa' in modo che il tuo aiuto sembri a loro completa disposizione e lascia intendere che tu consideri con attenzione i loro servigi: dev' esser palese che tu vedi perfettamente e tieni nella dovuta considerazione quanto ti viene da ciascuno. [23] Tertium illud genus est studiorum voluntarium, quod agendis gratiis, accommodandis sermonibus ad eas rationes propter quas quisque studiosus tui esse videbitur, significanda erga illos pari voluntate, adducenda amicitia in spem familiaritatis et consuetudinis confirmari oportebit. Atque in his omnibus generibus iudicato et perpendito quantum quisque possit, ut scias et quem ad modum cuique inservias et quid a quoque exspectes ac postules. [24] Sunt enim quidam homines in suis vicinitatibus et municipiis gratiosi, sunt diligentes et copiosi qui, etiam si antea non studuerunt huic gratiae, tamen ex tempore elaborare eius causa cui debent aut volunt facile possunt; his hominum generibus sic inserviendum est ut ipsi intellegant te videre quid a quoque exspectes, sentire quid accipias, meminisse quid acceperis. Sunt autem alii qui aut nihil possunt aut etiam odio sunt tribulibus suis nec habent tantum animi ac facultatis ut enitantur ex tempore; hos ut internoscas videto, ne spe in aliquo maiore posita praesidi parum comparetur. VII. [25] Et quamquam partis ac fundatis amicitiis fretum ac munitum esse oportet, tamen in ipsa petitione amicitiae permultae ac perutiles comparantur; nam in ceteris molestiis habet hoc tamen petitio commodi: potes honeste, quod in cetera vita non queas, quoscumque velis adiungere ad amicitiam, quibuscum si alio tempore agas ut te utantur, absurde facere videare, in petitione autem nisi id agas et cum multis et diligenter, nullus petitor esse videare. [26] Ego autem tibi hoc confirmo, esse neminem, nisi si aliqua necessitudine [23] Il terzo tipo di zelo elettorale è la simpatia spontanea, che dovrai rafforzare mostrandoti riconoscente, adattando i tuoi discorsi ai motivi che sembreranno conciliarti la simpatia di ognuno, manifestando sentimenti analoghi ai loro, facendo loro sperare che l'amicizia possa divenire un'intima dimestichezza. Relativamente a tutti questi tipi dovrai giudicare e valutare accuratamente le singole possibilità, in modo da sapere come tu possa venire incontro a ciascuno, quanto da ciascuno debba attenderti e a ciascuno richiedere. [24] Esistono, effettivamente, uomini influenti nei loro quartieri e nei loro municipi, esistono uomini attivi e dotati di sostanze, che pur se in precedenza non si sono curati di questo genere di favori, tuttavia possono facilmente darsi da fare all'improvviso a sostegno di una persona verso cui siano in debito o che vogliano compiacere. Bisogna dedicarsi ad uomini di tal genere, in modo che capiscano che tu vedi bene quanto puoi artenderti da ognuno di loro, che ti rendi conto di ciò che ricevi e ti ricordi di quello che hai ricevuto. Ma ve ne sono altri privi di potere o addirittura odiosi ai compagni di tribù, senza vigore e mezzi tali per adoperarsi nella presente circostanza. Vedi di individuarli, in modo che, una volta riposta una speranza troppo grande in qualcuno di loro, non te ne derivi uno scarso aiuto. VII. [25] Benché sia necessario fidarsi e farsi scudo delle amicizie solidamente acquisite, tuttavia nella stessa campagna elettorale si procurano numerosissime e utilissime amicizie. Fra gli altri fastidi, infatti, una candidatura offre tuttavia questo vantaggio: tu puoi in piena onestà, ciò che non ti sarebbe consentito nel resto della vita, ammettere alla tua amicizia tutti quelli che vuoi, mentre se in altre circostanze cercassi di farteli amici, parresti agire dissennatamente; se invece non lo facessi con molti, e scrupolosamente, in una campagna elettorale, non sembreresti affatto un candidato. [26] Io, poi, sostengo questo : non esiste uomo, a meno che non abbia un qualche legame con qualcuno dei tuoi rivali, competitorum alicui tuorum sit adiunctus, a quo non facile si contenderis impetrare possis ut suo beneficio promereatur se ut ames et sibi ut debeas, modo ut intellegat te magni se aestimare, ex animo agere, bene se ponere, fore ex eo non brevem et suffragatoriam sed firmam et perpetuam amicitiam. [27] Nemo erit, mihi crede, in quo modo aliquid sit, qui hoc tempus sibi oblatum amicitiae tecum constituendae praetermittat, praesertim cum tibi hoc casus adferat, ut ii tecum petant quorum amicitia aut contemnenda aut fugienda sit, et qui hoc quod ego te hortor non modo adsequi sed ne incipere quidem possint. [28] Nam qui incipiat Antonius homines adiungere atque invitare ad amicitiam quos per se suo nomine appellare non possit? mihi quidem nihil stultius videtur quam existimare esse eum studiosum tui quem non noris. Eximiam quondam gloriam et dignitatem ac rerum gestarum magnitudinem esse oportet in eo quem homines ignoti nullis suffragantibus honore adficiant; ut quidem homo nequam, iners, sine officio, sine ingenio, cum infamia, nullis amicis, hominem plurimorum studio atque omnium bona existimatione munitum praecurrat, sine magna culpa neglegentiae fieri non potest. VIII. [29] Quam ob rem omnis centurias multis et variis amicitiis cura ut confirmatas habeas. Et primum, id quod ante oculos est, senatores equitesque Romanos, ceterorum < ordinum > omnium nav os homines et gratiosos complectere. Multi homines urbani industrii, multi libertini in foro graziosi navique versantur; quos per te, quos per communis amicos poteris, summa cura ut cupidi tui sint elaborato, appetito, adlegato, summo beneficio te adfici ostendito. da cui non possa ottenere con facilità, se te ne preoccuperai, che con i suoi servigi si meriti la tua amicizia e la tua gratitudine; purche capisca che tu lo tieni in gran conto, che ti comporti sinceramente, che ha fatto un buon affare, che nascerà di li un'amicizia non breve ed elettorale, ma stabile e perpetua. [27] Non vi sarà uomo, credimi, purche abbia un minimo di buonsenso, disposto a trascurare l' opportunità che gli si offre di stabilire vincoli d'amicizia con te: soprattutto perché il caso ha fatto si che i tuoi concorrenti siano uomini la cui amicizia va disprezzata o evitata, uomini che non solo non potrebbero mettere in pratica, ma neppure potrebbero dar principio a quello che ti consiglio. [28] Infatti, come potrebbe Antonio prendere ad associarsi con altri uomini e ad attrarre nella propria amicizia persone che non è capace di chiamare col loro nome? Invero credo che non esista nulla di più stolto del ritenere che ci sia devoto un uomo che non conosciamo. Deve proprio possedere gloria e prestigio insigni, oltre a rinomanza di imprese, un candidato che venga innalzato agli onori da sconosciuti, senza che nessuno richieda i loro voti! Ma non può accadere, senza che ci si renda colpevoli di una grande negligenza, che un disonesto, fannullone, privo del senso del dovere, di talento, di buona reputazione, di amici, superi un uomo protetto dalla devozione di moltissimi e dalla stima di tutti. VIII. [29] Procura perciò di assicurarti, con amicizie numerose e di vario tipo, l'appoggio di tutte le centurie. Per prima cosa, ciò che è evidente, devi darti cura dei senatori e dei cavalieri romani e, per quanto riguarda gli altri ordini, delle persone attive e influenti. Molti laboriosi cittadini, molti liberti attivi e influenti frequentano il foro. Quelli che potrai raggiungere sia per conto tuo sia servendoti di amici comuni, fa' in modo, col massimo scrupolo, che divengano tuoi accaniti sostenitori, va' da loro, invia loro messi, mostra loro che i servigi che ti accordano sono della massima importanza. [30] Deinde habeto rationem urbis totius, conlegiorum omnium, pagorum, vicinitatum; ex his principes ad amicitiam tuam si adiunxeris, per eos reliquam multitudinem facile tenebis. Postea totam Italiam fac ut in animo ac memoria tributim discriptam comprensamque habeas, ne quod municipium, coloniam, praefecturam, locum denique Italiae ne quem esse patiare in quo non habeas firmamenti quod satis esse possit, [31] perquiras et investiges homines ex omni regione, eos cognoscas, appetas, confirmes, cures ut in suis vicinitatibus tibi petant et tua causa quasi candidati sint. Volent te amicum, si suam a te amicitiam expeti videbunt; id ut intellegant, oratione ea quae ad eam rationem pertinet habenda consequere. Homines municipales ac rusticani, si nomine nobis noti sunt, in amicitia se esse arbitrantur; si vero etiam praesidi se aliquid sibi constituere putant, non amittunt occasionem promerendi. Hos ceteri et maxime tui competitores ne norunt quidem, tu et nosti et facile cognosces, sine quo amicitia esse non potest. [32] Neque id tamen satis est, tametsi magnum est, si non sequitur spes utilitatis atque amicitiae, ne nomenclator 16 solum sed amicus etiam bonus esse videare. Ita cum et hos ipsos, propter suam ambitionem qui apud tribulis suos plurimum gratia possunt, studiosos in centuriis habebis et ceteros qui apud aliquam partem tribulium propter municipi aut vicinitatis aut conlegi rationem valent cupidos tui constitueris, in optima spe esse debebis. [33] Iam equitum centuriae multo facilius mihi diligentia posse teneri videntur: primum cognosci equites (pauci enim sunt), deinde appeti (multo enim facilius illa adu- 16. Il nomenclator era uno schiavo addetto a ricordare per strada al padrone i nomi delle persone che incontrava. [30] In seguito occupati dell'intera città, di tutti i collegi, dei distretti, dei quartieri; se ti saprai procurare l' amicizia dei loro principali rappresentanti, grazie ad essi potrai conquistarti agevolmente la massa restante. Poi fa' in modo che l'Italia intera, divisa per tribù, sia presente nel tuo animo e nella tua memoria, in modo da non permettere che esista un municipio, una colonia, una prefettura, un luogo insomma dell'Italia in cui tu non abbia un appoggio sufficiente. [31] Cerca e scopri uomini in ogni regione, conoscili, valli a trovare, assicurati la loro fedeltà, preoccupati che ti sostengano nella campagna elettorale presso quanti sono loro vicini e siano quasi candidati per tuo conto. Desidereranno la tua amicizia, se vedranno che tu desideri la loro; riuscirai a far capire loro questo, tenendo un linguaggio conforme alla circostanza. Gli abitanti dei municipi e delle campagne ritengono di essere nostri amici se li conosciamo per nome; ma se pensano di crearsi pure una qualche difesa, non perdono l' occasione di acquistar merito. Gli altri candidati, in particolare i tuoi concorrenti diretti, non li conoscono neppure; tu invece non li ignori e li conoscerai facilmente, condizione indispensabile, questa, per l' amicizia. [32] Ne ciò basta, nonostante la sua importanza, se non ne deriva la speranza di un' amicizia che rechi vantaggi, perché tu non appaia soltanto un nomenclatore, 16 ma anche un buon amico. Così, quando avrai ottenuto l' appoggio nelle centurie di questi stessi uomini, che spinti dall' ambizione hanno acquistato una grande influenza presso i cittadini della loro tribù, e quando ti sarai assicurato la simpatia degli altri, che su una parte della loro tribù hanno un qualche potere a causa della loro situazione nel municipio, nel quartiere o nel collegio, dovrai nutrire la massima speranza. [33] Delle centurie dei cavalieri mi sembra che si possa molto più facilmente avere l'appoggio prendendosene cura: in primo luogo è necessario che si conoscano i cavalieri (che essi sono pochi), in secondo luogo che li si vada a visitare (la lescentulorum ad amicitiam aetas adiungitur). Deinde habes tecum ex iuventute optimum quemque et studiosissimum humanitatis; tum autem, quod equester ordo tuus est, sequentur illi auctoritatem ordinis, si abs te adhibebitur ea diligentia ut non ordinis solum voluntate sed etiam singulorum amicitiis eas centurias confirmatas habeas. Nam studia adulescentulorum in suffragando, in obeundo, in nuntiando, in adsectando mirifice et magna et honesta sunt. IX. [34] Et, quoniam adsectationis mentio facta est, id quoque curandum est ut cottidiana cuiusque generis et ordinis et aetatis utare; nam ex ea ipsa copia coniectura fieri poterit quantum sis in ipso campo virium ac facultatis habiturus. Huius autem rei tres partes sunt: una salutatorum [cum domum veniunt], altera deductorum, tertia adsectatorum. [35] In salutatoribus, qui ma~s vulgares sunt et hac consuetudine quae nunc est pluris veniunt, hoc efficiendum est ut hoc ipsum minimum officium eorum tibi gratissimum esse videatur; qui domum tuam venient, iis significato te animadvertere (eorum amicis qui illis renuntient ostendito, saepe ipsis dicito); sic homines saepe, cum obeunt pluris competitores et vident unum esse aliquem qui haec officia maxime animadvertat, ei se dedunt, deserunt ceteros, minutatim ex communibus proprii, ex fucosis firmi suffragatores evadunt. Iam illud teneto diligenter, si eum qui tibi promiserit audieris fucum, ut dicitur, facere aut senseris, ut te id audisse aut scire dissimules, si qui tibi se purgare volet quod suspectum esse arbitretur, adfirmes te de illius voluntate numquam loro età giovanile, infatti, li fa molto più facilmente congiungere con vincoli d'amicizia). Hai, poi, con te fra i giovani tutti i migliori e quanti nutrono maggior passione per la cultura. Inoltre, poiche appartieni all' ordine equestre, essi seguiranno la volontà di quell' ordine, se avrai cura di fondare l' attaccamento di tali centurie non solo sulla propensione dell' ordine equestre, ma anche su amicizie con suoi singoli rappresentanti. Lo zelo dei giovani nel procurar voti, nel far visita agli elettori, nel recare le notizie, nell'accompagnare il candidato, è grande e straordinariamente onorevole. IX. [34] Poiche ho parlato di accompagnamento, anche di questo devi preoccuparti, in modo da averlo quotidianamente di ogni categoria, di ogni ordine, di ogni età; infatti proprio da quella affluenza si potrà congetturare la quantità delle forze e dei mezzi di cui disporrai nel campo Marzio. Questa materia si divide in tre categorie: quelli che vengono a salutarvi [quando vengono a casa vostra], quelli che vi accompagnano al foro, quelli che vi scortano ovunque. [35] Per quanto riguarda i primi, che sono più ordinari e secondo le usanze attuali vanno ad ossequiare più d'un candidato, devi fare in modo che questo loro atto di deferenza, per quanto piccolo esso sia, sembri a te molto gradito. A quelli che verranno a casa tua, fa' capire che te ne accorgi (ricordalo ai loro amici perché lo riferiscano, dillo spesso a loro stessi) : in tal modo di frequente costoro, nel far visita a più d'un candidato e nel constatare che ce n'è uno che apprezza in modo particolare le loro dimostrazioni di omaggio, a lui si affidano abbandonando gli altri e, mutandosi a poco a poco da clienti di tutti in clienti di un'unica persona, passano da votanti incerti a votanti sicuri. Dovrai prestare una particolare attenzione, se sentirai dire o ti accorgerai che chi ti ha promesso il voto fa il doppio giuoco, a far finta di non averlo udito o di non esserne a conoscenza; se qualcuno, sentendosi sospettato, vorrà giustificarsi, sostieni che non hai mai dubitato delle sue intenzioni dubitasse nec debere dubitare; is enim qui se non putat satis facere amicus esse nullo modo potest. Scire autem oportet quo quisque animo sit, ut et quantum cuique confidas constituere possis. [36] Iam deductorum officium quo maius est quam salutatorum, hoc gratius tibi esse significato atque ostendito, et, quod eius fieri poterit, certis temporibus descendito; magnam adfert opinionem, magnam dignitatem cottidiana in deducendo frequentia. [37] Tertia est ex hoc genere adsidua adsectatorum copia. In ea quos voluntarios habebis, curato ut intellegant te sibi in perpetuurn summo beneficio obligari; qui autem tibi debent, ab iis plane hoc munus exigito, qui per aetatem ac negotium poterunt, ipsi tecum ut adsidui sint, qui ipsi sectari non poterunt, suos necessarios in hoc munere constituant. Valde ego te volo et ad rem pertinere arbitror semper cum moltitudine esse. [38] Praeterea magnam adfert laudem et summam dignitatem, si ii tecum erunt qui a te defensi et qui per te servati ac iudiciis liberati sunt; haec tu plane ab his postulato ut, quoniam nulla impensa per te alii rem, alii honestatem, alii salutem ac fortunas omnis obtinuerint, nec aliud ullum tempus futurum sit ubi tibi referre gratiam possint, hoc te officio remunerentur. X. [39] Et quoniam in amicorum studiis haec omnis oratio versatur, qui locus in hoc genere cavendus sit praetermittendum non videtur. Fraudis atque insidiarum et perfidiae plena sunt omnia. Non est huius temporis perpetua illa de hoc genere disputatio, quibus rebus benevolus et simulator diiudicari possit; tantum est huius temporis admonere. Summa tua virtus eosdem homines et simulare tibi se esse e non c'è ragione di dubitarne: chi pensa che non si sia soddisfatti di lui non può essere in alcun modo un amico. Ma è necessario che m conosca le intenzioni di ognuno, per essere in grado di stabilire quanta fiducia possa riporre in ciascuno. [36] Poiche l' omaggio degli accompagnatori è maggiore dell'ossequio di quanti vengono a salutare, fallo capire, dimostra che esso ti è più gradito e, nei limiti del consentito, scendi al foro ad ore fisse. L' avere ogni giorno un numeroso accompagnamento nello scendere verso il foro procura al candidato grande reputazione e grande decoro. [37] La terza categoria è quella delle persone che accompagnano i candidati senza interruzione. Procura che quanti di loro lo faranno volontariamente capiscano che ti consideri per sempre obbligato per il loro grandissimo servigio; per quanto riguarda quelli che hanno un debito nei tuoi confronti, esigi con fermezza, da coloro che lo potranno per l' età e per l' occupazione, l'impegno di stare continuamente con te; e se alcuni non potranno accompagnarti, che affidino questo incarico a loro parenti. Io desidero molto, e lo ritengo d'importanza essenziale, che tu sia sempre circondato da persone. [38] È poi fonte di grande reputazione e di grandissima stima l' avere accanto a te quanti hai difesi, salvati, liberati nei processi: dal momento che senza spese grazie a te alcuni hanno mantenuto le sostanze, altri l' onorabilità, altri la vita e tutti i beni, ne si presenterà un'altra circostanza in cui potranno dimostrarti la loro gratitudine, chiedi loro con chiarezza che ti ricompensino con tale servigio. X. [39] Poiche questo mio discorso si sviluppa per intero intorno alla devozione degli amici, mi sembra che non si debba tralasciare quanta cautela esiga una tale questione: il mondo è pieno d'inganni, di tranelli, di perfidia. È qui fuori luogo l'eterna discussione sul modo di distinguere l'amico affettuoso dal falso amico; qui basta soltanto metterti in guardia. [ tuoi grandissimi meriti hanno spinto gli stessi uomini amicos et invidere coegit. Quam ob rem'E???((????? illud teneto, nervos atque artus esse sapientiae non temere credere, et, cum tuorum amicorum studia constitueris, tum etiam obtrectatorum atque adv ersariorum rationes et genera cognoscito. [40] Haec tria sunt: unum quos laesisti, alterum qui sine causa non amant, tertium qui competitorum valde amici sunt. Quos laesisti, cum contra eos pro amico diceres, iis te plane purgato, necessitudines commemorato, in spem adducito te in eorum rebus, si se in amicitiam contulerint, pari studio atque officio futurum. Qui sine causa non amant, eos aut beneficio aut spe aut significando tuo erga illos studio dato operam ut de illa animi pravitate deducas. Quorum voluntas erit abs te propter competitorum amicitias alienior, iis quoque eadem inservito ratione qua supen'oribus et, si probare poteris, te itt eos ipsos competitores tuos benevolo esse animo ostendito. XI. [41] Quoniam de amicitiis constituendis satis dictum est, dicendum est de illa altera parte petitionis quae in populari ratione versatur. Ea desiderat nomenclationem, blanditiam, adsiduitatem, benignitatem, rumorem, speciem in re publica. [42] Primum id quod facis, ut homines noris, significa ut appareat, et auge ut cottidie melius fiat; nihil mihi tam populare neque tam gratum videtur. Deinde id quod natura non habes induc in animum ita simulandum esse ut natura facere videare; nam comitas tibi non deest ea quae bono ac suavi a fingere d' esserti amici e a provare invidia nei tuoi cofronti. Ricordati perciò del noto detto di Epicarmo, che i nervi e le articolazioni della saggezza consistono nel non fìdarsi alla leggera, e dopo esserti assicurato l'interessamento dei tuoi amici indaga anche sulle ragioni e sulle caratteristiche di calunniatori e avversari. [40] Ne esistono tre tipi: il primo, quelli che hai danneggiato; il secondo, quelli che senza un motivo non ti sono amici; il terzo, quelli che sono intimamente legati ai tuoi concorrenti. Per quanto riguarda quelli che hai danneggiato pronunciando un discorso contro di loro in difesa di un amico, scusati con loro in modo chiaro, ricorda gli obblighi dell'amicizia, portali a sperare che ti occuperai con pari zelo e devozione dei loro affari, se ti diverranno amici. Quelli che non ti sono amici senza alcun motivo, procura di allontanarli da quel deprecabile comportamento rendendo loro servigi o idondendo loro speranza di servigi o manifestando il tuo interessamento verso di loro. Quelli che nutriranno avversione nei tuoi confronti a causa della loro amicizia con i tuoi concorrenti, cerca di accattivarteli con Io stesso metodo dei precedenti e, se saprai farlo credere, mostra d'assumere un atteggiamento benevolo nei confronti dei tuoi stessi avversari. XI. [41] Dal momento che ho discusso abbastanza sul modo di crearsi amicizie, occorre parlare dell' altra parte della campagna elettorale, che consiste nell' accattivarsi il favore popolare: essa esige che si conosca il nome degli elettori, che li si blandisca, che li si frequenti, che ci si comporti in modo benevolo nei loro confronti, che si susciti un movimento d' opinione, che la nostra attività sia svolta con magnifìcenza. [42] In primo luogo procura che sia a tutti evidente l'impegno che metti nel conoscere i cittadini, e accrescilo e perfezionalo ogni giorno: mi sembra che niente renda tanto popolari e tanto ben accetti. In secondo luogo imprimiti nella mente che di quanto non è in te per dono naturale devi simulare l' esistenza, cosi che tu sembri agire con naturalezza. Non homine digna est, sed opus est magno opere blanditia, quae, etiam si vitiosa est et turpis in cetera vita, tamen in petizione necessaria est; etenim cum deteriorem aliquem adsentando facit, tum improba est, cum amiciorem, non tam vituperanda, petitori vero necessaria est, cuius et frons et vultus et sermo ad eorum quoscumque convenerit sensum et voluntatem commutandus et accommodandus est. [43] Iam adsiduitatis nullum est praeceptum, verbum ipsum docet quae res sit; prodest quidem vehementer nusquam discedere, sed tamen hic fructus est adsiduitatis, non solum esse Romae atque in foro sed adsidue petere, saepe eosdem appellare, non committere ut quisquam possit dicere, quod eius consequi possis, se abs te non [sit] rogatum et valde ac diligenter rogatum. [44] Benignitas autem late patet: [et] est in re familiari, quae quamquam ad multitudinem pervenire non potest, tamen ab amicis laudatur, multitudini grata est; est in conviviis, quae fac ut et abs te et ab amicis tuis concelebrentur et passim et tributim; est etiam in opera, quam pervulga et communica, curaque ut aditus ad te diurni nocturnique pateant, neque solum foribus aedium tuarum sed etiam vultu ac fronte, quae est animi ianua; quae si significat voluntatem abditam esse ac retrusam, parvi refert patere ostium. Homines enim non modo promitti sibi, praesertim quod a candidato petant, sed etiam large atque honorifice promitti volunt. [45] Qua re hoc quidem facile praeceptum est, ut quod fac- ti manca quella giovialità, che si addice a un uomo di carattere mite e dolce, ma in modo particolare ti è necessaria la lusinga che, pur se nel resto della vita rappresenta un difetto vergognoso, è tuttavia necessaria in una campagna elettorale. In effetti essa è in colpa, quando con l' adulare rende qualcuno peggiore, ma se lo rende più amico non dev' essere altrettanto biasimata; è, poi, indispensabile per un candidato, il cui atteggiamento, il cui volto, il cui modo d' esprimersi devono esser mutevoli e devono adattarsi al modo di pensare e alle inclinazioni di tutti quelli che incontra. [43] Per quanto riguarda l'assiduità, non esistono precetti; la parola stessa ne indica la sostanza. Il non allontanarsi è certo di gran giovamento; tuttavia il vantaggio dell'assiduità non consiste soltanto nell'essere a Roma e nel foro, ma nel comportarsi assiduamente da candidato, nel rivolgersi di frequente alle stesse persone, nel non correre il rischio, per quanto è possibile, che qualcuno dica di non essere stato pregato da te, e pregato con insistenza e con cura. [44] Alla generosità, poi, si offrono larghi spazi: si manifesta nell' uso del nostro patrimonio, che, pur non potendo giungere fino alla massa, tuttavia, se è lodato dagli amici, alla massa riesce gradito; si manifesta nei banchetti, che devi preoccuparti di dare personalmente e di far dare dai tuoi amici, sia per invitati presi qua e là sia tribù per tribù; si manifesta anche nella tua attività, che devi estendere a tutti facendone tutti partecipi. Procura anche che si possa accedere a te giorno e notte e che siano aperte non solo le porte della tua casa, ma anche quelle del tuo animo, cioè il volto e l'atteggiamento; se esse fanno vedere che la tua volontà si cela e s' occulta, importa poco che sia spalancata la porta di casa. Gli uomini, infatti, non desiderano soltanto ricever promesse, soprattutto quando si rivolgono a un candidato; vogliono anche che siano promesse generose e formulate in termini onorevoli. [45] Questo, pertanto, è un precetto di facile attuazione: turus sis id significes te studiose ac libenter esse facturum. Illud difficilius et magis ad tempus quam ad naturam accommodatum tuam, quod facere non possis, ut id aut iucunde neges; quorum alterum est tamen boni viri, alterum boni petitoris. Nam cum id petitur quod honeste aut sine detrimento nostro promittere non possumus, quo modo si qui roget ut contra amicum aliquem causam recipiamus, belle negandum est, ut ostendas necessitudinem, demonstres quam moleste feras, aliis te id rebus exsarturum esse persuadeas. XII. [46] Audivi hoc dicere quendam de quibusdam oratoribus, ad quos causam suam detulisset, gratiorem sibi orationem fuisse qui negasset quam illius qui recepisset; sic homines fronte et oratione magis quam ipso beneficio reque capiuntur. Verum hoc probabile est, illud alterum subdurum tibi homini Platonico suadere, sed tamen tempori tuo consulam. Quibus enim te propter aliquod officium necessitudinis adfuturum negaris, tamen ii possunt abs te placati aequique discedere; quibus autem idcirco negaris, quod te impeditum esse dixeris aut amicorum hominum negotiis aut gravioribus causis aut ante susceptis, inimici discedunt omnesque hoc animo sunt ut sibi te mentiri malint quam negare. [47] C. Cotta, 17 in ambitione artifex, dicere solebat se operam suam, quod non contra officium rogaretur, polliceri solere omnibus, impertire iis apud quos optime poni arbitraretur. ideo se nemini negare, quod saepe accideret causa cur is cui pollicitus 17. Gaio Aurelio Cotta era stato console nel 75 a.C. Nel De natura deorum sarà il sostenitore dei principi dell' Accademia. ciò che dovrai fare, mostra che lo farai con zelo e di buon grado. Un altro precetto è di più difficile attuazione e adatto alla circostanza più che al tuo carattere: ciò che non puoi fare, rifiutalo in modo cortese o addirittura non rifiutarlo; la prima è comunque la caratteristica di un uomo onesto, la seconda di un buon candidato. Quando, infatti, ci è richiesto ciò che non possiamo promettere rimanendo onesti o senza subirne danno (come se qualcuno ci pregasse di assumere una causa contro un nostro amico), bisogna dire di no cortesemente, mostrando gli obblighi dell' amicizia, provando quanto ci sia di peso il rifiutare, convincendo che vi si porrà riparo in altre circostanze. XII. [46] Ho sentito uno narrare, a proposito di certi oratori ai quali voleva affidare la sua causa, che il discorso di chi gli aveva rifiutato il patrocinio gli era riuscito più gradevole del discorso di chi se l' era assunto : a tal punto gli uomini si lasciano attrarre più dall'atteggiamento e dai discorsi che dalla realtà dello stesso beneficio. Ma questo precetto può ottenere la tua approvazione; l' altro è alquanto difficile da far ammettere da un seguace di Platone quale tu sei: tuttavia provvederò a quanto richiede la tua situazione. Difatti le persone, alle quali hai negato la tua assistenza per un qualche dovere di amicizia, possono comunque allontanarsi da te calme e serene; ma quelle a cui hai detto di no invocando l'impedimento degli interessi degli amici o di cause più importanti o assunte in precedenza, se ne vanno in preda all'ira e sono tutte in una disposizione d' animo tale da preferire che tu dica loro il falso piuttosto che rifiuti la tua assistenza. [47] Gaio Cotta,17 un artista nel brigare, era solito dire che aveva l'abitudine di promettere a tutti i suoi servigi, purche non ~ossero in contrasto con i suoi doveri; li offriva, poi, a quanti a parer suo gli garantivano il migliore investimento. Per questa ragione non diceva di no a nessuno, perché di frequente si presentava un motivo che esset non uteretur, saepe ut ipse magis esset vacuus quam putasset; neque posse eius domum compleri qui tantum modo reciperet quantum videret se obire posse; casu fieri ut agantur ea quae non putaris, illa quae credideris in manibus esse ut aliqua de causa non agantur; deinde esse extremum ut irascatur is cui mendacium dixeris. [48] Id, si promittas, et incertum est et in diem et in paucioribus; sin autem [id] neges, et certe abalienes et statim et pluris; plures enim multo sunt qui rogant ut uti liceat opera alterius quam qui utuntur. Qua re satius est ex his aliquos aliquando in foro tibi irasci quam omnis continuo domi, praesertim cum multo magis irascantur iis qui negent quam ei quem videant ea ex causa impeditum ut facere quod promisit cupiat si ullo modo possit. [49] Ac ne videar aberrasse a distributione mea, qui haec in hac populari parte petitionis disputem, hoc sequor, haec omnia non tam ad amicorum studia quam ad popularem famam pertinere: etsi inest aliquid ex illo genere, benigne respondere, studiose inservire negotiis ac periculis amicorum, tamen hoc loco ea dico quibus multitudinem capere possis, ut de nocte domus compleatur, ut multi spe tui presidi teneantur, ut amiciores abs te discedant quam accesserint, ut quam plurimorum aures optimo sermone compleantur. XIII. [50] Sequitur enim ut de rumore dicendum sit, cui maxime serviendum est. Sed quae dicta sunt omni superiore impediva a colui, al quale aveva fatto una promessa, di approfittarne, e di frequente accadeva che egli stesso fosse più libero di quanto pensasse. Diceva anche che non può avere la casa piena chi accetta soltanto quegli impegni che vede di poter esaudire; che il caso può far sì che un affare su cui non contavamo vada in porto, e invece un altro che credevamo a portata di mano non vada a buon fine per un qualche motivo; che, poi, l'ultima cosa da temere è che si adiri la persona a cui si è mentito. [48] Questo rischio, se si promette, è incerto, lontano, limitato a pochi casi; se invece si oppone un rifiuto, ci si può procurare di sicuro inimicizie, subito e in gran numero, perché sono molto più numerosi quanti chiedono di poter usufruire dei servigi altmi di quanti se ne giovano. È pertanto preferibile che talvolta qualcuno di loro si adiri con te nel foro piuttosto che tutti subito dopo a casa tua; soprattutto perché ci si irrita molto di più con quanti rifiutano, invece che con un uomo chiaramente impedito da un motivo tale, che nondimeno desidererebbe tener fede alla sua promessa, se avesse una qualche possibilità di farlo. [49] E perché non sembri che io abbia deviato dalla suddivisione degli argomenti, discutendo di ciò in una parte riservata al favore popolare nella campagna elettorale, sono convinto che tutto ciò riguarda non tanto l'interesse degli amici, quanto piuttosto la fama che si acquista presso il popolo; anche se qualche precetto si ricollega all'interesse degli amici, come il rispondere amabilmente e il dedicarsi con zelo ai loro affari e ai loro rischi, tuttavia tratto a questo punto dei mezzi con cui poter attrarre la massa, perché la tua casa sia piena nel cuore della notte, perché molti siano da te attirati dalla speranza di un tuo aiuto, perché da te si allontanino più amici di quando a te si sono avvicinati, perché le orecchie del massimo numero di persone siano sazie di elogi. XIII. [50] È ora la volta di parlare della reputazione, di cui bisogna preoccuparsi in massimo grado. Ma ciò che ho oratione, eadem ad rumorem concelebrandum valent, dicendi laus, studia publicanorum et equestris ordinis, hominum nobilium voluntas, adulescencolorum frequentia, eorum qui abs te defensi sunt adsiduitas, ex municipiis multitudo eorum quos tua causa venisse appareat, bene ut homines nosse, comiter appellare, adsidue ac diligenter petere, benignum ac liberalem esse loquantur et existiment, domus ut multa nocte compleatur, omnium generum frequentia adsit, satis fiat oratione omnibus, re operaque multis, perficiatur id quod fieri potest labore et arte ac diligentia, non ut ad populum ab his hominibus fama perveniat sed ut in his studiis populus ipse versetur. [SI] Iam urbanam illam multitudinem et eorum studia qui contiones tenent adepctus es in Pompeio ornando, Manili 18 causa recipienda, Cornelio 19 defendendo; excitanda nobis sunt quae adhuc habuit nemo quin idem splendidorum hominum voluntates haberet. Efficiendum etiam illud est ut sciant omnes Cn. Pompei summam esse erga te voluntatem et vehementer ad illius rationes te id adsequi quod petis pertinere. [52] Postremo tota petitio cura ut pompae plena sit, ut inlustris, ut splendida, ut popularis sit, ut habeat summam speciem ac dignitatem, ut etiam, si qua possit ne, competitoribus tuis exsistat aut sceleris aut libidinis aut largitionis accommodata ad eorum mores infamia. [53] Atque etiam in hac petitione maxime videndum est ut spes rei publicae bona de te sit et honesta opinio; nec tamen in petendo res publica capessenda est neque in senatu neque in contione. Sed haec 18. L'autore della lex Manilia, a sostegno della quale Cicerone pronunziò in senato il discorso De imperio Cn. Pompei, era stato posto sotto accusa di peculato allo scadere del suo tribunato; il suo processo, tuttavia, non fu mai celebrato: cit. PLUT., Cic.. 9; CASS. DIO, XXXVI 44. 19. Nel 65 Cicerone pronunziò due discorsi in difesa di Gaio Cornelio, di cui ci sono giunti alcuni frammenti. detto nella parte precedente della mia esposizione vale anche a diffondere la tua reputazione : la gloria nell' eloquenza, l' attaccamento dei pubblicani e dell'ordine equestre, la simpatia dei nobili, la continua presenza dei giovani, l'assiduità di quelli che hai difeso, la folla - proveniente dai municipi – di persone chiaramente accorse per te, quanti dicono e pensano che tu li conosci bene, che ti rivolgi loro da amico, che richiedi assiduamente i loro suffragi, che sei benevolo e generoso; la casa piena nel cuore della notte, l'assidua presenza di cittadini di ogni ceto, la soddisfazione di tutti per le tue parole, di molti per la tua attività pratica, la tua opera abile e incessante, volta ad ottenere - nei limiti del possibile – non che la tua reputazione giunga da queste persone al popolo, ma che il popolo per conto suo nutra nei tuoi confronti i loro stessi sentimenti. [51] Ti sei già conquistata la massa degli elettori urbani e la devozione di quelli che tengono le assemblee popolari, colmando di onori Pompeo, accettando la causa di Manilio, 18 difendendo Cornelio;19 bisogna che suscitiamo quella popolarità che finora nessuno ha avuto senza ottenere al tempo stesso l'appoggio dei personaggi più illustri. Bisogna anche fare in modo che tutti sappiano che Gneo Pompeo ti è pienamente favorevole e riveste una grandissima importanza per la sua causa il felice esito della tua richiesta. [52] Procura, infine, che l'intera tua campagna elettorale si svolga in modo splendido, che essa sia brillante, magnifica, popolare, che abbia aspetto e decoro straordinari, che - se in qualche modo è possibile - sorga anche nei confronti dei tuoi avversari un sospetto, appropriato al loro comportamento, o di colpa o di lussuria o di sperpero. [53] In questa campagna elettorale bisogna anche avere la massima cura che si nutrano buone speranze sulla tua politica e si abbia un onorevole concetto della tua persona; e tuttavia nella campagna elettorale non devi intervenire negli affari dello Stato né in senato né in assemblea, ma devi frenare questi disegni politici, perché il tibi sunt retinenda: ut senatus te existimet ex eo quod ita vixeris defensorem auctoritatis suae fore, equites R. et viri boni ac locupletes ex vita acta te studiosum oti ac rerum tranquillarum, multitudo ex eo quod dumtaxat oratione in contionibus ac iudicio popularis fuisti te a suis commodis non alienum futurum. XIV. [54] Haec mihi veniebant in mentem de duabus illis commentationibus matutinis, quod tibi cottidie ad forum descendenti meditandum esse dixeram : 'Novus sum, consulatum peto'. Tertium restat: 'Roma est', civitas ex nationum conventu constituta, in qua multae insidiae, multa fallacia, multa in omni genere vitia versantur, multorum adrogantia, multorum contumacia, multorum malevolentia, multorum superbia, multorum odium ac molestia perferenda est. Video esse magni consili atque artis in tot hominum cuiusque modi vitiis tantisque versantem vitare offensionem, vitare fabulam, vitare insidias, esse unum hominem accommodatum ad tantam morum ac sermonum ac voluntatum varietatem. [55] Qua re etiam atque etiam perge tenere istam viam quam institisti, excelle dicendo; hoc et tenentur Romae homines et adliciuntur et ab impediendo ac laedendo repelluntur. Et quoniam in hoc vel maxime est vitiosa civitas, quod largitione interposita virtutis ac dignitatis oblivisci solet, in hoc fac ut te bene noris, id est ut intellegas eum esse te qui iudici ac periculi metum maximum competitoribus adferre possis. Fac ut se abs te custodiri atque observari sciant; cum diligentiam tuam, cum auctoritatem vimque dicendi, tum profecto equestris ordinis erga te studium pertimescent. [56] Atque haec ita te nolo illis proponere ut videare accusationem iam meditari, sed ut hoc terrore facilius hoc ipsum quod agis consequare. senato giudichi, dal comportamento da te tenuto in passato, che sarai il difensore della sua autorità; i cavalieri romani e gli uomini onesti e ricchi, dalla tua vita trascorsa, che difenderai il loro riposo e la loro tranquillità; la massa, dal fatto che limitatamente ai discorsi sei stato favorevole al popolo nelle assemblee e in tribunale, che non sarai contrario ai suoi interessi. XIV. [54] Questo mi viene in mente a proposito di quelle due meditazioni mattutine, che ti ho detto di fare ogni giorno scendendo al foro: « Sono un uomo nuovo, aspiro al consolato ». Resta la terza: « Si tratta di Roma », una città che si è costituita grazie al concorso delle nazioni, una città piena di tranelli, di inganni, di vizi di ogni genere, in cui bisogna sopportare l'insolenza, l'astio, la tracotanza, l'odio e il fastidio di molti. Vedo bene che occorrono molta saggezza e molta abilità, a chi vive in mezzo a tanti e tali vizi di uomini d' ogni tipo, per evitare l' odio, la calunnia, i tranelli e per essere l' unico uomo adatto a una tale varietà di costumi, di discorsi, di voleri. [55] Perciò continua senza sosta a percorrere la via su cui ti sei posto, la supremazia nell' eloquenza : è questo che concilia a Roma la simpatia degli uomini, che li attrae, che li distoglie dal frapporre ostacoli o dal recar danno. E dal momento che è questo il difetto maggiore della nostra città, che intervenendo la corruzione suole dimenticarsi delle sue virtù e del suo decoro, procura di conoscerti bene a questo proposito, procura cioè di capire che sei un uomo tale da poter suscitare negli avversari il timore grandissimo di un processo e dei rischi che esso comporta. Fa' che sappiano che li sorvegli e li osservi; essi temeranno, oltre alla tua solerzia al tuo prestigio e al vigore della tua parola, certamente anche l' attaccamento a te dell' ordine equestre. [56] Non voglio che tu presenti ciò dinanzi ai loro occhi sì da far pensare che già prepari l' accusa, ma in modo da poter conseguire più facilmente lo scopo che ti prefiggi, servendoti di questo motivo di terrore. Et plane sic contende omnibus nervis ac facultatibus ut adipiscamur quod petimus. Video nulla esse comitia tam inquinata largitione quibus non gratis aliquae centuriae renuntient suos magno opere necessarios. [57] Qua re si advigilamus pro rei dignitate, et si nostros ad summum studium benevolos excitamus, et si hominibus studiosis nostri gratiosisque suum cuique munus discribimus, et si competitoribus iudicium proponimus, sequestribus metum inicimus, divisores ratione aliqua coercemus, perfici potest ut largitio nulla fiat aut nihil valeat. [58] Haec sunt quae putavi non melius scire me quam te sed facilius his tuis occupationibus conligere unum in locum posse et ad te perscripta mittere. Quae tametsi scripta ita sunt ut non ad omnis qui honores petant sed ad te proprie et ad hanc petitionem tuam valeant, tamen tu, si quid mutandum esse videbitur aut omnino tollendum, aut si quid erit praeteritum, velim hoc mihi dicas; volo enim hoc commentariolum petitionis haberi omni ratione perfectum. Sforzati veramente con tutto il tuo vigore e tutte le tue possibilità perché riusciamo ad ottenere l' oggetto delle nostre aspirazioni. So bene che non esistono assemblee tanto insozzate dalla corruzione, in cui alcune centurie non votino gratuitamente per i candidati ai quali sono particolarmente legate. [57] Perciò, se stiamo all' erta per l'importanza della questione, se sappiamo destare il massimo zelo in quelli che ci sono affezionati, se riusciamo a distribuire i compiti esatti fra gli uomini che ci appoggiano e godono ampio credito, se poniamo di fronte agli occhi degli avversari la prospettiva di un processo, se incutiamo paura ai compratori di voti e in qualche modo freniamo i distributori di doni, può accadere che non esista più corruzione o che essa non sia rilevante. [58] Questo è quanto ho creduto non di saper meglio di te, ma di potere con maggiore facilità, a causa dei tuoi impegni, mettere insieme e inviarti per iscritto. Anche se ciò è stato formulato in modo tale da non valere per tutti quelli che aspirano alla carriera degli onori, ma per te in particolare e per questa tua campagna elettorale, tuttavia, se ti sembrerà che occorra cambiare qualche cosa o toglierla del tutto, oppure se troverai dimenticanze, vorrei che me lo dicessi; desidero, infatti, che questo sia ritenuto un manualetto di campagna elettorale esemplare sotto ogni aspetto. 1