II - L'ESERCITO ROMANO.

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RETRO <-- BELLUM HANNIBALICUM

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2- LA STORIA DELLA LEGIONE.

A. LEGIONE MANIPOLARE NORMALE

Riferendoci alla legione NORMALE trattata nei successivi paragrafi e nell'ALLEGATO 1A, i TRIARII (la fila manipolare più arretrata) resteranno sempre invariati in 600 TRIARII. Gli HASTATI  e i PRINCIPES saranno in genere di 900 soldati ognuno. Quando prevarrà lo schieramento falangitico, come a Canne, il vero ordine di battaglia della legione sarà di soli 2400 uomini, perchè i RORARJ e ACCENSI - o già VELITES- di 1800 uomini (900+900) avranno una funzione molto secondaria, e solo di copertura iniziale anteriore. Invece nel vero e proprio combattimento manipolare prevalevano con le evoluzioni a quinconce e l'alternarsi delle linee, fino a che le difficoltà non conducevano a "ad triarios reducti esse". Era questo l'ultimo compatto baluardo dei più esperti e veterani (quando già era avvenuto il ritiro delle prime due file di manipoli) con scudi e lance in ginocchio; permettendo oltretutto una energica riscossa col ricompattamento di tutte le energie (e strabiliando con ciò l'assalto confuso dei "barbari").

 

Fig. Lituus

Oltre ai vessilli di centurie, manipoli, coorti e legioni, anche le trombe (bùccina e lituus) avevano complessa funzione di raggruppamento e di schieramento, paragonata a quella odierna di radio e walkie- talkie.

Come ricordiamo nell’apposito paragrafo del capitolo sull’esercito greco, i compositori Miklòs Ròzsa (Budapest 1910) e Alex North (Chester, Pennsylvania 1907) hanno utilizzato, per le colonne sonore di kolossal storici peraltro commerciali, ricostruzioni di strumenti antichi greci (gli stessi utilizzati, con nome diverso, a Roma e a Cartagine), privilegiando per le scene di battaglia trombe diritte corte (salpinx o tuba, in uso nella fanteria) o molto lunghe, a padiglione ricurvo (lithuus), che Etruschi e Romani utilizzavano per la cavalleria; oltre ai due principali Keras (cornu e bùccina), tipi diversi di corni militari.

 

FIG. LITUUS, BUCINA E CORNU

 

 

Fig. Lituus

La secolare, insoluta questione della legione manipolare romana nella sua evoluzione (che tratteremo e tenteremo di risolvere nell'apposito paragrafo più avanti) ha uno scoglio considerevole non tanto nel passaggio dalla formazione falangitica (alla greca) dei re di Roma a quella consolare della Repubblica, quanto nel passaggio dalle 30 centurie (all'epoca ognuna di 100 uomini) dei primi 5 re di Roma, per un totale di 3000 opliti, alle 60 centurie (ancora certo di 100 uomini ognuna) e quindi 6000 uomini del re di origine etrusca Servio Tullio [1]. Se questo passaggio (e "raddoppiamento") senza dubbio vi fu, come dimostra anche il Fraccaro, non vi è dubbio che nelle fonti antiche qualcosa non quadra perché:

1) gli autori antichi ci dicono che i soldati forniti di armamento olitico (pesante) venivano dalle centurie dell prime 3 classi di censo;

2) ma le fonti usano talvolta il termine "classis" (classe di censo= esercito) anche per indicare non le prime 3 classi di centurie (come dimostrato per altro verso inoppugnabilmente coi numeri dal Fraccaro), bensì solo la 1° classe con 80 centurie (40 iuniores e 40 seniores); tutti gli altri sono indicati come "infra classem" (fuori dell'esercito).

Questo rompicapo che non ha trovato risposta ha spinto però intelligentemente il GROSSO (Lezioni di storia del diritto romano, 1965IV, pp. 72 sgg.) a utilizzare un metodo che peraltro il Fraccaro ha inoppugnabilmente usato per la sua analisi delle legioni consolari: il Fraccaro ha considerato i quadri (ufficiali) dell'esercito, che restano 60 (centurioni, ufficiali dell'esercito nella legione) da Servio Tullio in poi; il Grosso ha considerato i tribuni militum (tribuni militari, ufficiali superiori della legione). Il Grosso ha così ipotizzato che con Servio Tullio la classis, che indicava la falange di opliti, erano le 40 centurie di iuniores della 1° classe, e tale rimase all'inizio della Repubblica con 4.000 fanti e 4 tribuni militum; solo nel 405 a.C. [2], con i 6 tribuni militum che per la prima volta compaiono nei Fasti Consolari, si passerebbe ai 6000 uomini poi sdoppiati in 2 legioni per i 2 consoli. Questa fase intermedia non è considerata dal Fraccaro: egli ha dimostrato che le 2 legioni consolari di 3000 opliti ognuna derivavano subito, come in seguito, dalle 40+10+10 centurie di iuniores della I-II-III classe più 6000 riservisti (i fanti leggeri della IV e V classe di censo). Ma a noi pare probabilissima (e non contrastante la successiva evoluzione) una fase intermedia poco documentataci dagli antichi, considerando il passaggio (forse lento) dalle centurie di 100 uomini ognuna a quelle che conosciamo storicamente prima e dopo Annibale di 60 o 30 uomini, a seconda che fossero nelle prime due file di principes e hastati, o nella terza di triarii. Con tale variazione del rapporto centuria/ uomini, resta più difficile ma meno interessante datare il passaggio dall'esercito unico a quello sdoppiato consolare. La possibile attribuzione del periodo riconosciuto dal Grosso anche della variazione numerica centuria/ uomini farebbe comunque risaltare la novità politico- militare più importante: l'inizio dello scollegamento tra le centurie come unità tattiche militari e le centurie come unità di voto nelle assemblee popolari (comizi centuriati), cose che fino ad allora erano tutt'uno. Sforzo di analisi in tal senso ha realizzato Einar Gjerstad [3] in rapporto alla cavalleria: le 6 centurie di cavalleria “patrizie” delle complessive 18, risultando ormai l’esercito se non dalla riforma attribuita a Servio Tullio almeno dal 495 a.C. composto di 1200 cavalieri (12 centurie), sarebbero restate “al di fuori della nuova organizzazione militare… non esistevano più le tre precedenti tribù da cui tali centurie prendevano il nome… ed esse erano un titolo onorifico per i patrizi… riservate come ‘blocco di voto’ nei comizi centuriati” (come assemblea politica e non come formazione militare) [4]. Tornando alla fanteria, come osserva il Talamanca (cit., pag. 209): "Nell'esercito le centurie erano reparti di forza generalmente parecchio inferiore ai 100 uomini (fino a un minimo di 30); nei comizi invece, le centurie comprendevano (ormai, NdR) parecchie centinaia, talvolta migliaia di cittadini". Il Gjerstad (Ibidem, pag. 176 sgg.), parlando della fanteria e ricordando le 17 tribù rustiche istituite nel 495 a.C., parla di 170 centurie di fanti più le dieci per ognuna delle tre tribus originarie. Egli osserva: “Fu rotta così l’originaria relazione numerica tra centurie e tribus, senza che con ciò mutasse il numero delle centurie… Non essendoci più nuove tribù dal 241 a.C. in poi… le 35 tribù (definitve) diedero 350 centurie. Ma il tradizionel numero di 193 centurie restò come ‘blocco di votazione’ (Stimmblock)[egli segue qui Lily Ross Taylor, cit., p.89 sgg.]… Le 170 centurie di 17 tribù rustiche davano due legioni di 85 centurie ognuna, ma ciò non significa che entrambe fossero arruolate allo stesso tempo: la metà era tenuta di riserva per situazioni critiche… la Clustumina (Crustumina), la 17, era una eccezione… e dava solo contadini poveri (e pressochè disarmati) dal 494 a.C.”. Ma le 42 centurie di ognuna delle 4 legioni consolari danno 84+84, non 85+85, e il nostro pone come logico che la metà “militare” di 21 tribù è 10, di 35 è 17. Anzi, senza la Crustumerina, “16 tribù effettive che danno 80 centurie alla 1 classe, 40 ogni legione, cioà 5 centurie ogni tribù: 8000 soldati di cui 6400 iuniores (4 centurie ogni tribù) e 1600 seniores (1 centuria pro tribus). I 2000 soldati, cioè 20 centurie, della 2 classe sono circa 1600 iuniores, cioè una centuria per tribù, e circa 400 seniores, cioè 4 centurie dalle 16 tribu. La 3 e 4 classe, con 20 centurie ognuna, ripetono lo schema della seconda classe. La 5 classe con 30 centurie ne ha 20 dalle 16 tribù, come dal precedente schema e 10 centurie  dalla tribus Clustumina come anche da tutte le altre” (Ibidem pag.178).

A tutto questo noi cercheremo di dare una risposta.

VARIAZIONI LEGIONARIE.

Tutte le altre variazioni numeriche delle legioni FORTI, o CONSULARES o PRAETORIAE o URBANAE o CLASSICAE (di marina) o SUPER-FORTI  o le ulteriori diversificazioni al loro interno dipenderanno (riassumendo in modo schematico):

a) dall'aumento progressivo delle tribù cittadine (di cui determinante, per la logica delle cifre, la 21.esima, cioè la Crustumina, come sostenuto da Beloch, Cornelius, Taylor, Toynbee, ecc.);

b) dall'abbassamento del censo per la IV e V classe di reclutamento (da 12.500 assi a 11.000 e poi da 11.000 a 4.000 assi verso il 540=214 secondo il Gabba, e comunque dopo il 241, scendendo poi a 1.500 assi fino all'abolizione totale del censo da parte di Caio Mario nel 647=107, riforma che però non ci interessa e che qui non è mai considerata, per cui non parliamo di 10 coorti romane nella legione, bensì di 30 manipoli);

c) dalla sostituzione di ACCENSI e RORARJ  con il corpo autonomo dei VELITES nel 543= 211. O meglio, dall'introduzione del vèlites, come unità distinta e dotata di compiti particolari nella legione, probabilmente dal 513=241 (e sicuramente dal 543=211 come corpo speciale di fanteria leggera montata a cavallo e portata nei luoghi dell'azione per smontare e rimontare rapidamente);

d) dall'abbassamento del censo, che non migliora di per sè la qualità dell'armamento (se non con l'adozione su vasta scala di armi più idonee e micidiali, quali ad esempio il gladio ispanico). Il quale armamento, anzi, poichè fino al 631=123 è a spese del soldato, rimane modesto per le classi inferiori. Queste ultime, comunque (come specificamente esposto da Fraccaro, Gabba, Last, MacCartney, Mattingly e Nilsson), originano con i loro aumenti solo numerici determinate differenziazioni contemplate nelle varie legioni: ad esempio nell'urbe, o nella fanteria di marina, dove i proletarii (CAPITE CENSI) con diritto di voto erano di regola numericamente determinanti, oltre agli schiavi arruolati in marina con Senatus consultum del 537=217, a cui seguì quello del 540= 214 e il censimento del 545= 209- 546= 208; oltre infine ai Volones (schiavi liberati in cambio del volontariato in legione, sicuri nel 538= 216 come legioni di 4000 uomini ma mischiati nel 547= 207 alle legioni N e F) e ai 6000 NEXA (prigionieri per debiti e per altri reati minori liberati in cambio dell'arruolamento) arruolati nel 538= 216 nelle legioni XIV e XV;

e) dal mutamento di numero non dei TRIARII (documentati per ogni anno in 600) ma dei PRINCIPES e HASTATI in pari misura (da 900 a 1200 e a 1500) e dei VELITES (da 1200 a 1500) nelle legioni normali ("deboli"), consolari, urbane, forti e super- forti. Queste ultime due diventarono, già sul finire della seconda guerra punica (ma in particolare in taluni periodi immediatamente posteriori), regola, per cui Livio in XXXIII, 1, 2, può dire, per il =197 a. C., che 2000 erano gli astati in ogni legione, e nel =193 a. C. 6200 fanti e 300 cavalieri sono gli effettivi di una legione romana (Livio XXXV, 2, 4). Il De Sanctis osserva che "l'effettivo normale della legione cittadina [urbana] era di 4200 fanti (di cui 60 centurioni) e 300 cavalli; sebbene questo numero fosse normalmente oltrepassato di non poco nei primi anni della seconda punica" (GDS III2, pp. 609- 610 e anche II, p. 182). Spiegheremo dettagliatamente, nella successiva parte del capitolo, le varie differenziazioni [5].

B. LA LEGIONE NELLA SUA EVOLUZIONE.

Questo, riportato nella prima parte del capitolo, è il quadro della legione quale esso si profilerà per il 513= 241 tra la I e la II guerra punica, con le progressive evoluzioni storiche qui di seguito riportate dall'età regia in poi. Struttura base della legione restò la centuria. Due centurie formavano un manipolo, tre manipoli una coorte, termine quest'ultimo tradizionalmente presente per le legioni di SOCII al posto del corrispondente numero di manipoli. Il termine è per la legione ROMANA anacronistico [6], e noi lo eviteremo sempre, perchè esso si riferisce, come già accennato, alla struttura della legione non più manipolare dopo la riforma di Caio Mario.

Il problema del censo che ora subentra a meglio spiegare le variazioni legionarie fino agli anni della guerra annibalica richiede una breve premessa: la generale accettazione, da parte degli storici, delle 5 classi di censo di Servio Tullio ci fa tralasciare la polemica sulla esatta datazione dell'introduzione delle cifre precise di quella scala di censo. E in ogni caso esse sono documentate per la prima volta chiaramente negli anni della II guerra punica, con Livio, XXIV, 11, 7- 9 e il S. C. (Senatusconsultum) del 540=214 per l'allestimento della flotta di Sicilia [7]. Non abbiamo dunque, grazie al Gabba, grandi problemi a comprendere l'uso di tale scala di censo nella II guerra punica; comprendendola come introdotta in periodi precedenti e vicini a quella guerra, e cioè comunque nel III sec. a. C., e non dopo il 554=200 o nel 575=179 a. C. [8].

Le acute considerazioni del Momigliano sulla presenza dei plebei nelle legioni romane rischiano comunque di ricadere negli antichi schematismi critici che vedevano nei plebei le classi più povere o escluse della società: se ciò è vero in parte “politicamente”, non lo è né economicamente né militarmente: la ricchezza dei plebei “cavalieri” e di moltissimi plebei in genere sta lì a dimostrarlo per tutta la storia di Roma. Momigliano sostiene (ma più per il periodo antico, arcaico della storia di Roma) che i plebei in quanto tali fossero esclusi dall’esercito (dal populus) se non come clienti dei patrizi. Queste osservazioni ci interessano di meno proprio per il loro riferimento alla storia più arcaica di Roma, ma le riportiamo direttamente con le parole del Momigliano:

<<La formula populus plebesque è indubbiamente arcaica ... Ora noi sappiamo che cosa era il populus in età arcaica: era l’esercito e più specificamente la fanteria. Il dittatore ere chiamato anche magister populi, cioe comandante della fanteria, in contrapposto al suo subordinato magister equiturn, comandante della cavalleria. .... Dobbiamo dunque ritenere come assai probabile che nella formula populus plebesque, la parola plebes stia ad indicare coloro che sono al di fuori del populus, cioè dell’esercito romano che era la fanteria. Una conferma di questa posizione della plebe al di fuori del populus, cioè del popolo armato, e offerta da una anche breve considerazione della struttura degli ordinamenti plebei. Quando i plebei si diedero una organizzazione loro propria nei primi decenni della repubblica, essi imitarono gli ordinamenti del populus, ma li imitarono come fanno coloro che stanno al di fuori di una istituzione. I dieci tribuni della plebe imitarono i sei tribuni della legione; i concili o comizi della plebe imitarono i comizi centuriati che sono l’assemblea dell’esercito. Ma i tribuni della plebe non sono i tribuni della legione; i comizi plebei non sono i comizi centuriati. Eppure nulla sarebbe stato più facile ai plebei che usare i comizi centuriati e trasformare i tribuni della legione in capi rivoluzionari, se fosse vera l’opinione comune che i patrizi costituivano la cavalleria e i plebei costituivano la fanteria di Roma. Si obietterà che la tradizione ricorda ripetutamente il rifiuto dei plebei prestare servizio militare. E’ vero e io non intendo affatto escludere che i plebei fossero in momenti di emergenza obbligati al servizio militare. ... Una seconda possibile obiezione alla nostra ipotesi, e che i patrizi da soli non sarebbero stati sufficienti a riempire i tre o i sei mila effettivi della legione romana arcaica. ... La risposta all’obiezione è molto semplice. I patrizi avevano a loro disposizione clienti, e tutto ciò che sappiamo su Roma arcaica e su altre società italiche arcaiche tende a dimostrare che i clienti seguivano in armi i loro patroni. [...] Si presuppone che il cliente potesse essere uomo a mezzi. In verità non si vede come il patriziato avrebbe potuto tenersi al comando dello stato per lungo tempo su una clientela di pezzenti. I clienti devono avere rappresentato un gruppo relativamente benestante, tale da potersi procurare la costosa armatura pesante necessaria per andare nella legione. Il reciproco aiuto di patroni e clienti avrà senza dubbio permesso ai primi di estendere le proprie tenute private e affittare a prezzo nominale larghe porzioni di agro pubblico; ma avrà anche offerto occasioni ai secondi per migliorare all’ombra del patriziato la propria posizione di piccoli proprietari>>. (A.MOMIGLIANO, L’ascesa della plebe nella storia arcaica di Roma, Firenze 1989). G. Clemente, in Guida alla storia romana, Milano 1977, reinserisce in un contesto più complesso, anche economicamente, il rapporto tra plebei e patrizi: i plebei, fin dall’età della dominazione etrusca, sarebbero stati molti ricchi, e ciò non poteva non influire sul loro “ruolo” militare.

 

FIG. L'OPLITE ROMANO: rivediamo qui gli esempi relativi all'oplita-  legionario romano nella prima fase etrusco- romana (falange alla greca, fino al V- IV secolo a.C., fig. A)

 

 e all'oplita- legionario manipolare nel tempo delle guerre sannitiche e puniche (fig. B), con scudo (SCUTUM) che proteggeva il corpo più di quello della falange greca nonchè spada più lunga di quella del falangita ed elmo di Montefortino (peraltro con fogge molto variabili) di origine celtica.

L'ORDINE MANIPOLARE.

Il Mommsen parla della legione manipolare nel Vol. II, cap. VIII, 5- 6, cit. ( pp. 262- 267 dell'ed. italiana).

Senza citare sull'argomento nè cifre nè date, il Mommsen, come suo solito, sembra generico nel riassumere mentre è estremamente preciso, sintetico e acuto nelle ricostruzioni. L'acume nel sottolineare affinità e differenze tra l'antica falange dorica dei sarissofori e la primitiva legione manipolare di unità moltiplicabili, nonchè il rapido scindersi delle tre divisioni (linee di combattimento) in 10 manipoli, dal quadrato serrato avanzante inizialmente, conferma tale capacità descrittiva e sintetica: oltre a sottolineare la peculiarità romana dell'individualità fin dall'antica legione sdoppiata successivamente in 4200 uomini e l'importanza data nel sistema manipolare ai corpo a corpo e alle armi corte.

Altro acume il Mommsen mostrò nel cogliere l'identico parallelismo militare tra lancio dei pila e combattimento con la spada e la moderna scarica del fucile che precede l'attacco alla baionetta. Col tempo vincerà infatti la mobilità e individualità della legione sul granitico urto della falange (che era comunque non ostacolabile- e in tal senso invincibile in battaglia- perchè "si gettava tutta unita sul nemico e lo urtava come se fosse una sola gigantesca lancia"- Mommsen, p. 263; Liddell, cit., p. 387, ricorda con Polibio, XVIII, 30, che contro ogni soldato romano a Cinocefale urtavano 10 punte di lance di falange contemporanemante, che costrinsero in ogni caso le legioni alla ritirata, prima delle contromisure laterali di Flaminino). Altra riflessione offre il Mommsen sul passaggio dall'antico ordinamento italo- greco a quello intervallato manipolare, notando che contro l'urto invasato e fanatico- cfr. G. Herm, cit., cap. 1- della falange di brandi celtica si trovò forse nei manipoli il modo di "attutire il primo e più furioso urto del nemico".

Non ci soffermiamo sui cosiddetti "numeri" del sistema militare romano, sia come reparti (distaccamenti) di soldati, sul tipo delle unità militari "TAXEIS" che nominiamo per la falange greca (macedone), sia come ruolo (ruolino) delle unità militari romane segnate e catalogate nell'organizzazione militare. Infatti questi distaccamenti militari fanno parte comunque del sistema legionario romano successivo al manipolo (cioè dopo la riforma mariana delle coorti) e ancor più dell'organizzazione militare imperiale. Anche il Fabro (Fabrii, Thesaurus... cit.) identifica Numerus e tàxis, spiegandolo (Tacito, Agric. 18; Svetonio, Vesp. 6; Plinio, X, epist. 38 e 39) con "cohors militaris", e anche con "catalogum sive breviculum militum", rapportandolo al tedesco militare (anche moderno) "die Rolle". Trascurare, rispetto al manipolo, le coorti e le forme militari successive alla riforma di Caio Mario ci ha fatto escludere parti interessanti dei seguenti testi:

Watson G. R., The Pay of the Roman Army. The Republic, in "Historia" VII, 1958, pp. 113 sgg.;

Parker H. M. D., The Roman Legions, Oxford 1928;

Botermann h., Die Soldaten und die römischen Politik, München 1968;

Callies H., Die fremden Truppen im römischen Heer des Prinzipats und die sogenannten nationalen Numeri. Beiträge zur Geschichte des römischen Heeres, Dissert. Göttingen 1963;

sebbene i principali corpi militari specialistici o stranieri nell'esercito romano del principato derivino per lo più dai corpi speciali mediterranei che analizziamo nella II guerra punica [9]. Sarebbe tuttavia da verificare se i Celti in genere (cioè anche quelli continentali, e non solo i Britanni) disponessero già al tempo delle guerre puniche dei particolari carri da guerra, gli esseda, di cui parla Cesare nel De Bello Gallico. L’ essedum era un carro tutto particolare: una biga cospicua, aperta non dietro – come normale – bensì davanti, subito dietro i cavalli che trainavano. Il Moscardelli (Cesare dice…, cit. pp.216-218) analizza le caratteristiche di questo carro veloce da guerra, da cui i fanti scendevano rapidamente per combattere a piedi, mentre gli aurighi lo spostavano molto velocemente ove servisse, e osserva come esso unisse mirabilmente due fattori decisivi di ogni guerra terrestre: la sorpresa –nella mobilità della cavalleria (oggigiorno diremmo “elicotteri”- e la forza (forza d’urto ma anche di resistenza nel mantenere la posizione) – nella stabilità dei fanti. Altra cosa che colpì Cesare fu la perizia con cui gli essedarii passavano dal carro ai cavalli e viceversa, in corsa, per meglio tirare contro il nemico o proteggersi, e per tutte le altre manovre spericolate possibili nel movimento della battaglia. Questo utilizzo comunque più da “guerriglia” non pare idoneo – né tantomeno utilizzato – negli scontri campali in Occidente tra fanterie oplitiche di falange o di legione, né tra cavallerie e reparti di elefanti di derivazione ellenistica.

Direttamente importanti sono invece i seguenti testi:

Griffith G. T., The Mercenaries of the Hellenistic World, Cambridge 1935;

Rouland, Les esclaves romains en temps de guerre, Paris 1977; il secondo testo soprattutto per il sistema dell'emancipazione degli schiavi arruolati nelle legioni in gravi frangenti di guerra (ad es., i volones di Tiberio Gracco).

 

 

a) LE VENTI TRIBU'.

Dopo le tre tribù iniziali, le nuove 20 TRIBUS con i COMITIA CENTURIATA (centuria di fanti in servizio attivo- juniores; di uomini troppo anziani per il servizio attivo- seniores; a parte gli uomini oltre i 60 anni del tutto esenti dal senvizio militare) forniscono il reclutamento militare nel modo seguente:

se inizialmente la struttura delle due legioni di 3000 uomini era solo oplitica, nella prima Repubblica essa è costituita (sempre con prevalenza di opliti armati pesantemente- 3000 opliti- e cioè dei ceti più abbienti, rispetto alle altre classi- 1000 accensi e rorarj armati alla leggera e frombolieri) potenziando l'organico di ognuna delle due legioni appunto con altri 1000 armati alla leggera, che provengono dalla IV e V classe, in tale modo:

2 LEGIONI (una per Console) di 3000 opliti ciascuna più ½ delle 10 centurie della IV classe e ½ delle 10 centurie (non ancora 15) della V classe

{ciascuna legione ha 60 centurie della I, II, III classe dimezzate, più 20 centurie della IV e V classe dimezzate}

per un totale di 6000 opliti e 2000 armati alla leggera (RORARJ e ACCENSI).

Le centurie (che sono ancora 178) sono così organizzate:

18 di cavalieri, 80 di OPLITI, 80 di armati alla leggera. Le 18 di cavalieri sono: sex suffragia= 6 di cavalieri patrizi; 12 di cavalieri plebei (i plebei più ricchi).

La cifra di 3000, nei testi specializzati, sintetizza spesso la cifra di 2400 opliti effettivi e 1200 armati alla leggera, esterni alla falange vera e propria come i psiliti greci.

Come osserva il Gabba (in "Le origini dell'esercito professionale in Roma: i proletari e la riforma di Mario", in Athen. N. S. 27, 1949, e in "Esercito e società... cit., p. 47) "il fondamentale principio dello stato timocratico era che alla maggiore disponibilità di censo corrispondessero più gravosi doveri militari e più ampi diritti politici", e questo principio valse fino alla riforma mariana della leva nel 107 a. C. Precedentemente tale principio fu solo attenuato dal dilectus (leva) tumultuarius dei proletarii (per la prima volta nel 281- Ennio, Ann. 183- 5, ed. Vahlen; Gellio, XVI, 10, 1; e più raramente [10] nella guerra gallica e all'inizio di quella annibalica), con cui eccezionalmente, in caso di estrema gravità, lo Stato forniva i mezzi (armamento e stipendium) ai proletari, normalmente non reclutabili tra i soldati ma solo utilizzabili nella flotta.

Possiamo riassumere brevemente ciò che il Niebuhr, nella sua Storia Romana, ricostruisce dell'ordinameno che, in età regia, Servio Tullio diede alle centurie in battaglia. Le centurie erano allora di 30 uomini ognuna. La I classe mandava in campo 40 centurie di juniores: 30 formavano i Principi, 10 i Triarii. La II e la III classe ne mandavano altre 40: 10 di ogni classe facevano gli astati che avevano scudi e 10 stavano tra i Triarii. La IV e V classe davano parimenti 40 centurie: 10 la IV, ed erano astati senza scudi e con giavellotti; la V dava 30 centurie di armati alla leggera. Queste centurie erano ordinate per file aventi 10 uomini di profondità e 3 uomini di fronte (noi possiamo aggiungere che, in seguito, nei manipoli gli Hastati e i Principes saranno 12 di fronte e 10 di profondità, i Triarii saranno 6 di fronte e 6 di lato). Questa era per Niebuhr la FALANGE ROMANA, di molto simile alla greca, e che fu prima della legione. Le altre 40 centurie formavano la fanteria leggera, o "caterva". Fuori della falange e della caterva erano infine gli Accensi (i "proletarii") pronti a riempire i vuoti della battaglia. Per Niebuhr è chiaro che la I classe, che aveva più denaro con cui provvedere a una buona armatura, veniva esposta alla fronte del nemico nella prima fila in cambio della preponderanza dei suoi suffragi come avveniva appunto per i cavalieri. Siamo ancora nell'ordinamento di 120 centurie, le quali avevano anche potere di sancire il testamento del soldato in campo, e talvolta di fare vere e proprie leggi (Niebuhr, Storia Romana, trad. it., vol. II, pp. 140- 152) [11].

Nella nostra ripartizione delle centurie per ogni legione intendiamo naturalmente ancora solo gli juniores (Livio, I, 43, 1 e 4). Comunque Livio si riferisce, nella riforma delle classi delle 4 tribù di Servio Tullio, a un ordinamento centuriato sicuramente posteriore (secondo gli storici) al re Servio Tullio. Ciò rende la nostra ricostruzione più complicata e controversa, per cui già con le 4 tribù (prima ancora che con le 20) avremmo secondo Livio (I, 42- 44) ben 193 centurie, con un equivoco presente anche in Cicerone e Dionigi di Alicarnasso. Secondo il Fraccaro non mutò poi nel tempo il numero delle centurie (sempre 193) ma soltanto la loro proporzione nelle varie classi: 70 (35 di juniores e 35 di seniores) nella I, 70 complessivamente per la II, III e IV classe e 30 nella V classe, oltre alle 5 aggregate di fabri, tibicines e proletarii riferite più oltre e alle 18 di cavalieri. Quest'ultima sarebbe quindi propriamente la ripartizione centuriata PER LA LEVA [12] dei cittadini romani delle 35 tribù nel periodo tra le due prime guerre puniche. Ma a noi interessano ora solo la ricostruzione e la ricapitolazione più generali; rimandiamo ai paragrafi successivi per le legioni nella II guerra punica.

 

FIG. SCHEMA DI LEGIONE MANIPOLARE

b) LA VENTUNESIMA TRIBU'.

Abbiamo in seguito (intorno al 364=390) che si aggiunge una Tribus alle prime 20, la Crustumina. Inoltre (forse nel 433=321) altre 5 centurie si aggiungono alla V classe (che passa a 15 centurie), per cui il reclutamento sia delle TRIBUS che delle centurie delle singole classi è così documentato:

ogni TRIBUS fornisce 200 soldati (100 della I classe, 25 ognuna la II, III, IV e V classe) per ognuna delle due legioni consolari, cioè 400 soldati per 21 TRIBUS (compresa la Clustumina di Crustumerium), vale a dire 8400 legionari.

Le centurie sono ora 193, così documentate: 18 di cavalieri, 80 di OPLITI, 90 di armati alla leggera, 4 di operai militari (FABRI TIGNARII, FABRI AERARII) e di musici (CORNICINES, TUBICINES) e 1 di PROLETARII -CAPITE CENSI- (ACCENSI) [13].

Sempre per il censo, dall'età regia Niebuhr (cit., vol. II, pp. 118- 140 della trad. it.) si spinge a questo rapporto delle fortune censibili di ciascuna classe rspetto all'universalità della nazione (cioè populus= patrizi e plebei): "3 individui della I classe, 4 della II, 6 della III, 12 della IV e 24 della V erano uguali gli uni agli altri prendendo un termine medio delle fortune e quindi del diritto di suffragio. Conveniva dunque che il numero di ricchezze crescesse nella medesima proporzione nelle centurie di ciascuna classe. Le tre classi che seguivano immediatamente la I devono aver avuto ciascuna in proprietà un quarto dell'universalità della fortuna di questa prima, e la V deve averne avuto 3 ottavi; altrimenti non vi sarebbero state 30 centurie. Onde ne seguita che la totalità dei cittadini della II classe era uguale al terzo di quelli della prima, la totalità dei cittadini della III arrivava alla sua metà, quelli della IV pure di simil numero alla prima, e triplice per ultimo quelli della quinta. Dietro il principio di questo scompartimento in classi di 35 cittadini se ne avevano 6 per la prima e 29 per le altre 4. E se non vi fossero stati effettivamente ad un dipresso 4000 juniores della prima classe, nessuno motivo poteva far risolvere a comporne 40 centurie...". Cercando risposta a questo problema, dal censimento regio, che è ancora solo di 84.700, Niebuhr avanza nella ricostruzione più complessa durante la Repubblica per la suddivisione del censo, passando poi alla suddivisione militare già da noi ricordata.

Gli 84.000 abitanti romani atti alle armi censiti secondo la tradizione al tempo di Servio Tullio non erano per Mommsen (cit., I, VI, 9) tutti atti alle armi: solo 16.800 erano la fanteria normale. Ma va meglio chiarito che per quel periodo (e anche secondo Mommsen), con le 4 tribù, non ancora 4 bensì 2 erano le legioni di juniores dai 17 ai 46 anni che marciavano fuori della città mentre le altre 2 restavano di presidio (cfr. Livio, I, 44, 2, che cita Quinto Fabio Pittore).

FIG. SCHEMA DI LEGIONE COORTALE

Rifacendosi anche al libro "Economie politique des Romains" dell'economista francese Adolphe- Jules- César- Auguste Dureau de la Malle, Paris 1840, Friedrich Engels (in Marx- Engels- Werke, Band 21, Berlin 1973, F.Engels "Der Ursprung der Familie, des Privateigentums und des Staats", VI: Gens und Staat in Rom, pp. 117- 126) a p. 125 fa questa proporzione monetaria tra i minimi economici necessari per appartenere alle prime cinque classi: I. 100.000 assi; II. 75.000; III. 50.000; IV. 25.000; V. 11.000 (rispettivamente 14.000, 10.500, 7.000, 3.600, 1.570 marchi tedeschi del 1890). Questa distribuzione militare secondo il censo, osserva Engels, fu la nuova Costituzione dello Stato. I comitia centuriata (l'assemblea militare del popolo) sostituirono così tutte le precedenti assemblee (curie e tre tribù originarie) nella reale gestione dei diritti politici, e le quattro nuove tribù cittadine eliminarono politicamente le tre antiche tribù gentilizie, spianando la strada secondo noi a più accese lotte interne alla classe dirigente, tra patrizi e plebei, o piuttosto tra patrizi, plebei ricchi e plebei poveri (lotte che Engels sminuisce abbondantemente almeno in questo capitolo del suo lavoro).

Joseph Vogt (cit., p. 67) sintetizza così la ripartizione delle classi: "Raccogliendosi sul Campo di Marte, l'adunanza militare (delle centurie) decideva la guerra e la pace, l'elezione dei maggiori funzionari, la deliberazione delle leggi e l'ordinaria giustizia penale nel territorio comunale. Nella votazione valeva la successione dell'ordinamento militare: cavalieri, cittadini della prima sino alla quinta classe, gli altri reparti, e come ogni classe dell'esercito si divideva naturalmente nel gruppo di giovani obbligati alla leva (dal 17° al 46° anno d'età) e nella milizia territoriale delle classi più anziane (dal 47° al 60°), così anche nell'adunanza popolare ad ogni gruppo venivano assegnate le sue centurie divise in "juniores" e "seniores". L'organizzazione alla fine avveniva come segue:

CAVALIERI   18 centurie
I   CLASSE  80 centurie(40 juniores-40 seniores)
II  CLASSE  20 centurie(10 juniores-10 seniores)
III CLASSE  20 centurie(10 juniores-10 seniores)
IV  CLASSE  20 centurie(10 juniores-10 seniores)
V   CLASSE  30 centurie(15 juniores-15 seniores)
GENIERI      2 centurie
TIBICINES    2 centurie
CAPITE CENSI 1 centuria .


 

Possiamo fare un raffronto tra l’ordinamento centuriato descritto da Livio (I, 43) e Dionisio di Alicarnasso (4. 16- 17) (ripresi anche da P. Fraccaro, Accensi, in “Athenaeum” XV 1927, pp. 133-138 -ora in Opuscula, Pavia 1957, pp. 315-319- e in Storia di Roma Einaudi 1988, vol. I, Appendice 7 e 8.). LIVIO è sottolineato,. DIONISIO è in grassetto per le differenze

              CENTURIAE                     CENSO       ARMI

Equites    6+12

              18

I classe   40 sen. 40 jun.                     100000 assi  galea di cuoio,clipeum ,ocreae, lorica

              2 fabrum                                                bronzee. hasta, gladius

                                                         1000 mine  clipeo argivo,schinieri,spade,elmi,coraz

                                                         10000 dracme

II            10 sen 10 jun                       75000 assi    galea,scutum grande,ocreae,hasta,gladio

                                                        

                                                         75 mine      grande scudo,elmi,aste,schinieri,spade

              2 fabri sen- jun                  7500 dracme

III           10 sen 10 jun                       50000 assi    galea,scutum,hasta,gladius

             

                                                         50 mine      stesso meno schinieri

                                                         5000 dracme

IV          10 sen 10 jun                       25000 assi    hasta, verutum (giavellotto)

             

                                                         25 mine      scudo,spade,aste

              2 tubic sen-cornic jun        2500 dracme

V            15 sen 15 jun                       11000 assi    fundae,lapides missiles (fionda,pietre)

              3 cornicines-tubicines

              1 senza servizio militare

                                                         12 mine ½ giavellotto,fionda

              1 senza servizio militare   1250 dramme                                                              

Friedrich Engels (poco prima cit., p. 125) accomuna le centurie di fabri (genieri) e tibicines (suonatori) alla II e IV classe (rispettivamente di 22 centurie). E ribadisce come questa costituzione (cosiddetta di Servio Tullio), ricalcando quella greca di Solone, ponesse l'arruolamento militare e il censo a base della stessa assemblea popolare (comitia centuriata), con un voto dato da ogni centuria delle cinque classi, mentre la VI classe, di proletari (numerosa ma con una sola centuria e un solo voto), era esclusa dal censimento dei beni e dal servizio militare effettivo (saranno, vedremo, i rematori della flotta). Quindi, su 193 voti, 98, la maggioranza, ai più ricchi (I classe e cavalieri), e 93 voti agli altri. La costituzione repubblicana con i due consoli (osserva Engels, ibidem, pp. 125- 126) fu solo il compimento di questo principio costituzionale, che permetteva ai cittadini di pieno diritto, con obbligo di servizio militare, la carriera politica e la effettiva gestione del potere, di contro agli schiavi da una parte e ai proletari (comunque cittadini) dall'altra.

 

FIG. CENTURIONE

HASTATI
ch   []  []  []  []  []  []  []  []  []  [] T
ch2  []  []  []  []  []  []  []  []  []  [] T
PRINCIPES
cp ()  ()  ()  ()  ()  ()  ()  ()  ()  ()   T
cp2()  ()  ()  ()  ()  ()  ()  ()  ()  ()   T
TRIARII
C    <>  <>  <>  <>  <>  <>  <>  <>  <>  <> T
C2   <>  <>  <>  <>  <>  <>  <>  <>  <>  <> T

FIGURA - Schieramento dei 30 manipoli (60 centurie) di ogni legione romana. Ogni [],() e <> è una centuria con un centurione, le due allineate una sull'altra formano un manipolo (primo, secondo.. decimo). Le freccette indicano il movimento che ogni centuria posterior deve effettuare per affiancarsi alla prior che le sta dinanzi, chiudendo ogni varco al nemico (Zotti, Zama, cit., p. 30- 31; 15 metri in circa 10 secondi); e che ogni manipolo di principes che segue a quello di hastati deve effettuare per sostituirsi, sulla destra, a quello di hastati ormai stanco nella prima linea, in circa 25-35 secondi, a 50-60 metri di sicurezza dal nemico.

LEGENDA:

[] ogni manipolo di hastati in 2 centurie,  prior e posterior, di 60 uomini ognuna.

() ogni manipolo di principes in 2 centurie, prior e posterior, di 60 uomini ognuna.

<> ogni manipolo di triarii in 2 centurie, prior e posterior, di 30 uomini ognuna.

T = i 6 tribuni militum di ogni legione romana.

ch = il centurio hastatus prior in ognuna delle 1° dieci  centurie di hastati.

ch2 = il centurio hastatus posterior in ognuna delle 2° dieci centurie di hastati.

cp = il centurio princeps prior in ognuna delle 1° dieci centurie di principes.

cp2 = il centurio princeps posterior in ognuna delle 2° 10 centurie di principes.

C = il centurio primus pilus (triarius prior) della 1° centuria del 1° manipolo dei triari.

C2 = il centurio primus pilus (triarius) posterior della 2° centuria del 1° manipolo dei triarii.

9 m. la fronte di ogni manipolo in 10 file, tra 11 e 22 metri di profondità; 11 metri sulla destra tra un manipolo e l'altro; 200 m. di fronte per una legione romana, con 35-60 metri di profondità.

 



[1] Una volta appurato (contro le perplessità ad esempio Werner, Alföldi e Cornelius e col sostegno del Fraccaro e di tutti i più moderni studiosi) che il notevole sviluppo economico e territoriale di Roma durante gli ultimi tre re etruschi era più che in grado di fornire un esercito di linea di 6000 uomini (cfr. anche Talamanca, cit., pp. 66-67).

[2] Data che potrebbe corrispondere, secondo noi, proprio all'introduzione dei manipoli nella legione, perchè nello stesso anno avvenne l'introduzione del soldo per i militari.

[3] Gjerstad E., Innenpolitische und militarische Organisation in fruhromischer Zeit, in ANRW I, 1, pag. 173 sgg.

[4] Ma non si capisce la acritica accettazione di Mommsen per il 220 a.C. circa come introduzione dei plebei in queste centurie e la conseguente trasformazione in un ordo senatorius dei nobiles.

[5] Purtroppo l’elenco più ricco di riferimenti alla fonti moderne sulla consistenza delle legioni romane (HARMAND J., L’Armée et le soldat a Rome de 107 à 50 avant notre ère, Paris 1967, pp.26-27) si riferisce solo alla legione dopo Caio Mario, cioè dopo più di un secolo dalle guerre puniche. Tali cifre hanno tutte le possibilità tra 6000 e 3000 uomini per vari tipi di legione (2000 per Adcock CAH IX p.899).

[6] Esso valeva cioè in precedenza per la legione di Socii, ma non per quella di cittadini romani.

[7] Gabba, cit., p. 4.

[8] Il Gabba, cit., p. 5 e n. 7, smonta esaurientemente le tarde datazioni di H. Mattingly, The Property Qualifications of the Roman Classes, in JRS, XXVII, 1937, anche quelle relative al denarius argenteo (187 a. C.). Secondo E. Cavaignac, Le problème de l'organisation centuriale, Revue Historique, CXCVI, 1946, p. 35, sono da attribuire a Celio Antipatro le cifre di censo come indicazione diretta delle 5 classi censitarie. Ciò attualizza per noi il riferimento alla guerra annibalica.

[9] Gli stessi anacronismi rispetto alla II guerra punica ci hanno dissuaso dal citare più avanti, per la flotta da guerra romana, Kienast D., Untersuchungen zu den Kriegsflotten der römischen Kaiserzeit, Bonn 1966.

[10] Prova, secondo il Gabba (Esercito e società... cit., p. 20 sgg), che definitivamente dal 214 il tumultus scomparve in seguito alle innovazioni legionarie e di censo che reclutavano i proletari direttamente dalla V classe.

[11] Per l'arruolamento nelle 4 tribù di Servio Tullio vedere anche le note successive. Sugli effettvi mobilitabili nell'antichità (correlata con i problemi di esattezza e credibilità delle fonti antiche) è interessante (specie in raffronto con la Roma repubblicana e poi imperiale) ciò che dice Harmand, cit., pp. 105- 107. Per la ricostruzione più precisa del reclutamento durante la II guerra punica non ci dispiace avvicinarci il più possibile al metodo seguito da Engels in "Über den Krieg" (Sulla guerra), 40 lunghi articoli per The Pall Mall Gazette, London 1870 (in Marx- Engels- Werke, Band 17, Berlin 1976, pp. 9- 264; soprattutto "Das Prinzip des preußischen Militärsystems"-il criterio del sistema militare prussiano- pp. 125- 128), sulle forze effettive reclutabili, sul sistema di leva e le capacità di mobilitazione con le cifre delle singole voci (per età, reclute, riserve, fanteria, truppe di linea, etc.) prima e durante la guerra franco- prussiana del 1870. Ciò vale soprattutto per alcuni capitoli del lavoro di Engels (ad esempio, "Über den Krieg"- XXII, sul sistema militare prussiano nei corpi d'armata, nelle divisioni di fanteria, cavalleria, artiglieria, nei sistemi di fortificazione, etc.).

[12] Si vedano le note al primo paragrafo del capitolo.

[13] Delle ultime 5 centurie, 2 di artigiani erano associate nel voto alla I classe, per incrementare una maggioranza "classista" che contava già 98 voti contro i 96 della maggioranza del popolo.