IV - L'ESERCITO CARTAGINESE.

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7- ACCAMPAMENTI TRINCERATI (CASTRA).

Considereremo in genere FORTEZZE MOBILI quelli che erano propriamente gli accampamenti trincerati (castra) degli eserciti romani e cartaginesi nelle campagne di guerra: sia "hiberna" per trascorrervi la stagione meno adatta alle operazioni militari sia "aestiva" nei restanti periodi. Nella realtà storica e nel meccanismo della ricostruzione sono infatti inseriti, oltre alle CITTA'- FORTEZZE fisse, i campi trincerati considerati comunque mobili, anche se più o meno stabili nella struttura difensiva e nella costruzione degli alloggiamenti. Spiegheremo come proprio per queste ultime considerazioni le prerogative di difesa e di base per l' attacco differiscano minimamente tra i due tipi di fortezza. Si vedano gli accenni in Harmand (cit., p. 157) sui castra in genere e sui Castra Cornelia (i mirabili accampamenti fatti costruire da Publio Cornelio Scipione in Africa, sul promontorio di Capo Bello a nord di Cartagine) intesi come "intimidazione" (ibidem, pp. 164- 165). In effetti Frontino (Stratagemmi, IV, 7, 7) e Polibio (XV, 5, 5- 7) attribuiscono a Valerio Levino nel 280 e a Scipione nel 202 l'uso di favorire spie nemiche e di far accedere messi dei nemici i quali dalla visita dei castra riportino un'impressione di timore, smontando le loro speranze di vittoria. Harmand osserva che "ciò avverrà sia con un capo ellenistico come Pirro che con i barbari occidentali"; speriamo che egli intenda con "barbari occidentali" tutti i popoli del Mediterraneo occidentale tranne (oltre alle colonie greche) i Punici, ai quali va riconosciuto l'influsso dell'alto livello ellenistico anche in fatto di accampamenti.

Riguardo infatti ai rapporti nella costruzione dei campi tra Romani e Cartaginesi e a proposito dei più importanti e imponenti accampamenti costruiti da questi ultimi durante la guerra (i famosi Castra Hannibalis, non lontano da Crotone, tra Squillace e Catanzaro), ci sembra utile e nonostante tutto sintetico riportare alcune osservazioni di Orazio Lupis nel suo volume "La Magna Grecia" del 1805 (ristampa Reggio Calabria 1982).

 

FIG. CASTRA ROMANI SECONDO POLIBIO (CANTU')

Il Lupis osserva che vicino al fiume di Squillace (oggi Pellena), ai piedi del Monte Moscio in Calabria, "Cassiodoro, allorchè ritirossi dalla sua luminosa carriera, a vivere in questa illustre sua patria una vita privata, edificò un Monistero, che fu detto Vivariese... Sulla parte poi più elevata del Monte, aveva egli stesso edificato come un Eremo, cui diede... denominazione di Castellese. Una chiesetta, che sul luogo tuttavia esiste, dal proprio suo nome di S. Maria de Vetere, o, come danno a leggere alcune carte di antica data, devetere Squillacio, val come un'evidenza per l'antico sito della città su questo monte. Troviamo qui tutto proprio il luogo, onde riconoscer l'origine e il vero sito delle tanto rinomate Castra Hannibalis. Sul termine della Seconda Guerra Punica, mentre che questa sola Regione Bruzia restava ancora staccata dal dominio dei vincitori Romani: Annibale, il residuo delle cui forze in essa serbavasi, faceva in Crotone la sua dimora; con tener piantati gli Alloggiamenti militari tra Squillace e il fiume Crotalo: luogo opportuno per accorrer, all'uopo, ne' luoghi specialmente lunghesso il littorale, a dritta e a sinistra, che sosteneva tuttavia il partito Cartaginese contro i Romani. Ne fa chiara menzione, e distingue precisamente questo sito degli Alloggiamenti Cartaginesi, Plinio (Lib. III, cap. X)" (Ibidem, p. 168).

 

FIG. LA CALABRIA SPAGNOLA. In rosso, subito a nord del Golfo di Squillace, le località di Capo Colonna (Tempio di Hera Lacinia) e i castra Hannibalis.

Il Lupis cita anche C. Giulio Solino ("Arctissima est (Italia) ad portum, quem Hannibalis castra dicunt") ed elenca per questi alloggiamenti (castra) l'ordine dei fiumi che, andando verso Crotone, sboccano nel Seno Scilletico: Crotalus, Semirus, Arocha, Tacina, detto anche Targines: oggi Corace, Simeri, Crocchia, Tacina. Risale così al luogo esatto, dissentendo dai molti autori che spostavano la localizzazione verso le Castella (e Castellucce) e verso il promontorio Lacinio (Ibidem, p. 169), e risolvendo: "Or quelli rinomati Alloggiamenti delle Truppe Cartaginesi, son quelli appunto, che furon dopo tempo, ritenendo il nome di Castra Hannibalis, innalzati, per usar l'espressione del Mazochio, alla fortuna di Città".(Egli intende Lissitano o Lusitana, presso il mare, appunto tra Squillace e Catanzaro). "E in vero, in questo luogo designato così circostanziatamente da Plinio, osservasi su le Tavole Geografiche, 'Augustana', e di 'Mr. de l'Isle', apposto il solito segno di una Città. Da quale vicina o rimota parte sia concorsa della gente a farvi la sua abitazione dopo sloggiato l'esercito di Annibale, noi confessiamo d'ignorarlo. Vorrebbe persuadersi il Grimaldi (all'Anno di Roma  555) che di questi Alloggiamenti abbia parlato Livio (nel Lib. XXXII, 7), e che sia stato in essi che i Romani abbian inviata una Colonia di 300 Cittadini. Ma il Testo di questo Istorico, è troppo chiaro, per non lasciar menomo dubbio, che ivi si parli di quegli Alloggiamenti, che Annibale avea posti su' Monti Tifati" (vicino Capua). Dopo varie citazioni a proposito dei castra sui Monti Tifati in Campania, il Lupis torna quindi a parlare di Lissitana, suffragato dal Mazochio. Annota inoltre il Lupis (ibidem, p. 169, nota 4): "A ben parecchie antiche ed illustri Città dieder occasione ed origine appunto que' militari Alloggiamenti, che costruivansi per la stagione d'inverno, e che eran detti perciò Castra Hiberna, stabili, e durevoli: a distinzione di que' per la State; ch'eran detti Castra Aestiva; e che formandosi estemporaneamente , per una sola notte, dicevansi mansiones; e se per più altro tempo, prendevan il nome di stativa. La prima di queste varie specie di Alloggiamenti, esser dovette quella, che, dopo lo sgombramento dei soldati, per lo sovrapporvisi degli edificj, abbia alcuna volta acquistata la fortuna di Città. E ben comodamente, e facilmente potea ciò farsi: conciosiaché andasser costruiti a modo, e co' comodi d'una Città, cosiché potean dirsi altrettante Città mobili: onde la Liviana espressione- aedificare Hiberna"..... "Or tali, e così costruiti Alloggiamenti, eran capaci di contenere, senza la menoma confusione, e contenevan di fatti, il numero di diciotto mila e seicento soldati; quanti appunto, tra Romani e Socj, componevan l'esercito Consolare. Opportuni eran dunque per ogni verso, allorché vacui restavano, onde la vicina gente, forse altrove mal situata, o spinta da altro motivo s'inducesse ad occuparli, e fissarvici delle murate abitazioni; poichè vi trovavan bella e fatta la pianta di una magnifica Città".

 

FIG. I CASTRA (L'ACCAMPAMENTO DEI ROMANI) PER UN ESERCITO CONSOLARE DI DUE LEGIONI. Per l'esercito di entrambi i consoli si raddoppiava mettendo l'un l'altro di faccia il lato superiore dei due accampamenti.

"Ma, dirassi, eran queste opere di genio Romano..... A' Romani nel genio, nella disciplina, e nelle opere militari non la cedevan punto i Cartaginesi, per persuaderci, che le Castra Hannibalis poco o nulla dovevan differire dalle Hiberna de' Romani; onde aver potuto dar l'occasione, e l'origine d'una speciosa Città qual noi giudichiamo essere stata quella, di cui parliamo qui nel Testo; e di cui può ben dirsi, che- appena i segni Dell'ampie sue ruine il lido serba."

Abbiamo fatto questa lunghissima citazione del Lupis perchè, oltre a confermare le nostre scelte sulle caratteristiche delle fortezze mobili di Romani e Cartaginesi, la sua opera è elemento di ulteriore completezza a quelle sedi di castra (accampamenti militari più o meno trincerati a cui noi attribuiamo le stesse capacità di difesa e di macchine da lancio delle fortezze fisse) che i Cartaginesi, oltre che i Romani, utilizzarono nella II guerra punica, che gli storici e archeologi (si veda la bibliografia finale) hanno illustrato e localizzato e che noi riassumiamo con gli schematici riferimenti nel paragrafo successivo.

YANN Le BOHEC (L'Armée Romaine, Paris 1989; ora in ed. it. L'esercito romano - Le armi imperiali da Augusto a Caracalla, Roma 1992) attribuisce inequivocabilmente all'influsso ellenistico la caratteristica dei castra romani (come li conosciamo soprattutto grazie a Polibio), e non quindi a un modello etrusco (Ibidem, pag. 170 sgg.). Ma una obiezione sorge spontanea. Se il principe ellenistico Pirro re dell'Epiro avrebbe ispirato ai Romani (Frontino, Strat. IV, I, 14) l'idea di una cinta di protezione dei castra (cioè il vero e proprio campo fortificato), e non già una diretta influenza o acquisizione etrusca e autoctona fusa comunque con elementi greci (J. Le Gall, in Mél. Ec. Franc., Rome LXXXVII, 1975, pp. 287- 320), perchè mai dopo pochi anni il re ellenistico Filippo V di Macedonia avrebbe mostrato tanta ammirazione dinanzi a un castra [1] romano,, esaltando il nemico che sapeva costruirlo (Livio, XXXI, 34, 8)? Senza voler noi imputare a Frontino parzialità anti- etrusche o filo- elleniche in tale attribuzione, ma preferendo comunque ribadire l'enorme lascito degli Etruschi all'evoluta organizzazione e ai rituali del mondo romano (vie, acquedotti, ponti, castra, insegne di comando, talune armi, auspicia e auguria, ecc.), possiamo credere che gli incredibili sviluppi dell' Ellenismo anche nei campi della fortificazione e degli accampamenti abbia senz'altro indotto i Romani a perfezionare metodi più tradizionali [2].

Per la solidità dei loro recinti e terrapieni, Vegezio definisce i castra romani "civitates armatas" [3], e ben rendeva ciò il Cantù [4] con "fortezze ambulanti", addirittura Vegezio li chiama anche "quasi muratam civitatem" e ancora "civitas murata" in I, 21, II, 25 e III, 8. La caratteristica di fortezza inespugnabile di un semplice castra romano (tanto, dicevamo, da poterlo equiparare a una fortezza fissa) è ben sintetizzata dal De Sanctis (GDS, III2 p. 213) quando osserva: "Un accampamento romano trincerato e posto in luogo forte" ("coi mezzi di cui disponeva la tecnica militare di allora" è aggiunta molto discutibile, perchè analizziamo nel V capitolo la potenza delle macchine da lancio a torsione- e in ispecie scorpioni e scorpioncini- allora in uso nel mondo greco e punico sia per difesa che per assalto [5]) "non poteva prendersi in generale che per assedio e mercè forze soverchianti: nè mai Annibale anche nei primi anni della guerra, quando era costretto a tutto rischiare a ogni tratto, s'impadronì di un grande campo romano, se non di quelli abbandonati o mal difesi dopo le sconfitte. Anzi, salvochè per sorpresa e in condizioni eccezionalmente favorevoli  [6], egli non era neppure in grado di prender d'assalto l'alloggiamento di un esercito avversario assai inferiore di numero al suo". Trattandosi qui, con il De Sanctis, degli anni 216- 215 e della tattica temporeggiatrice di Fabio Massimo verso Annibale, cioè della capacità dei Romani di non farsi attaccare o trascinare a battaglia da Annibale (che altro non desiderava) anche quando ponevano i loro accampamenti a brevissima distanza dai Cartaginesi, ne traiamo un quadro ancora più convincente della saldezza di questi castra.

 

FIG.- Pianta- tipo di castra romani.

Il castellum era un piccolo castrum (meglio, castra) o una ridotta fortificata secondo Vegezio, Epitoma rei militaris, III, 8. Data l'importanza di molti castella, noi li intendiamo- quali FORTEZZE- come città difendibili in misura uguale o maggiore ai castra. Roman camp, Uno dei migliori modelli ricostruiti di castra (Roman camp), sia pure di età imperiale, si trova al Grosvenor Museum di Chester.

Per gli accampamenti di Annibale tra Crotone e Catanzaro, oltre al Lupis e al libro III di Plinio il Vecchio (Naturalis Historia), già spesso citati, e agli altri autori della bibliografia finale, è di aiuto per i riferimenti archeologici anche il Bérard, La Magna Grecia,- Storia delle colonie greche dell'Italia meridionale, cit., p. 160 per Scylletion e pp. 153- 161 per Crotone.

Per i sistemi fortificati e le principali vie di collegamento nella Sardegna punica, cfr. Enrico Acquaro, Sardegna, in "I Fenici", cit., pp. 210- 211, con carta archeologica; e cfr. soprattutto le osservazioni sugli insediamenti militari cartaginesi verso l'interno, anche nel III sec. a . C., con ricche stazioni agricole, nonchè sulle vie di collegamento fra il Campidano e le zone interne del Gerrei e del Sarrabus (Ibidem, "Santu Teru- Monte Luna", p. 214). Un LIMES punico in questo senso, simile a uno arcaico nell'Africa interna occidentale, è confermato da S. Moscati, L'impero di Cartagine, in "L'enigma...", cit., pp. 62- 64.

 

FIG.- castra ad Albano Laziale.

ACCAMPAMENTI (FORTI-CASTRA)CARTAGINESI

·        CASTRA HANNIBALIS - Plinio III, 15, 95

·        PETILIA           - Silio XII, v.431

·        TISIA -Appiano Alessandrino,"de Bell. Annib.". Tisia, vicino Reggio, aveva un presidio cartaginese poi cacciato dai soldati romani, fatti entrare proditoriamente nelle mura ma messi in fuga dal rapido accorrere di Annibale.

·        ARPI (Argyrippa-Argos Hippium)- Lupis O., p.47

·        GERUNIUM (Gerion-Tragonora) -25 miglia da Lucera(Polibio V,108)e non lontano da Larinum (Livio XXII, 18)- Castra di Annibale(Casacalenda: Nepote, Hannibal, 5, 1 nota 8)

·        VIBINUM (Bovino)  - castra trincerati di Annibale;la patria dei Vibinates di Plinio, III, 105.

·        LOCRI - aveva 2 fortezze.Dal 537= con presidio cartaginese; dal 546= una fortezza è ripresa dai Romani, l'altra rimane ai Cartaginesi (Livio, XXIX). Arrivano Annibale da Crotone e Scipio da Messina. Annibale deve fuggire e anche il presidio cartaginese dalla fortezza:rimangono gli alloggiamenti e le trincee del presidio romano fino alla fine della guerra.

·        NUMISTRUM (Nicastro)  - Livio, XXVII, 2.Al confine tra Lucania e Bruzio,il console Marcello che arriva dal Sannio in Lucania pone gli accampamenti di fronte a quelli già costruiti da Annibale.

·        VIBO (Vibone-Monteleone) Appiano, De Bello Civ., IV. Gli abitanti di Vibo furono tanto sinceramente e tenacemente fedeli a Roma nella II guerra punica, che preferirono distrutti i loro campi piuttosto che arrendersi ad Annibale, accampato di fronte.

·        GRUMENTUM  Lupis (cit., p. 58) conferma Livio circa il luogo in cui Sempronio Longo uscì vincitore da uno scontro col cartaginese Annone. Castra nelle vicinanze.

·        TIFATA -sui Monti Tifati castra di Annibale particolarmente fortificati (Livio, XXXII, 7).

Per quel che riguarda i CASTRA dei Romani, su Bantia (verso Venosa, con i castra di Marcello e Crispino che troveranno lì vicino la morte in un agguato), su Larinum (castra di Fabio di fronte ai castra di Annibale a Gerunium) e su Numistrum (con castra romani e cartaginesi di fronte gli uni agli altri) si sofferma anche il Lupis (cit., rispettivamente pp. 51, 49, 93). Ma per l'elenco completo e i riferimenti bibliografici più adeguati, si veda l'apposito paragrafo in fine al Cap. I, La Federazione Romana.

L'INCENDIO DEGLI ACCAMPAMENTI PUNICI.

Riguardo ai CASTRA cartaginesi, il fatto che in Livio, XXX, 3, 25, i castra (hibernacula) dei Cartaginesi di Asdrubale, costruiti in fretta e alla buona contro Scipione all'inizio del 551= 203, fossero tutti di legno non significa che fossero scadenti e mediocri come quelli vicini dei Nùmidi di Siface (come conferma Polibio, XIV, 1, 6- 7) che, con canne intrecciate e stuoie, erano di capanne sparse senz'ordine e non utilizzavano appropriatamente neppure la fossa e il vallo. Risulta anche dalla successiva descrizione di Livio la differenza tra i castra di Siface e quelli di Asdrubale, ed i primi son quelli che vengono subito attaccati e incendiati da Scipione.

 

FIG.- SCIPIONE IN AFRICA: L'AGGUATO AD ANNONE; LA DISTRUZIONE DI SORPRESA DEI CAMPI DI ASDRUBALE E SIFACE.

Per quel che riguarda in particolare le cifre di questo scontro, molto controverse, va spiegato che noi, come disponibilità di forze puniche e nùmidiche, seguiamo le cifre di Polibio, XIV, 1, 14, e di Livio, XXIX, 35: 50.000 fanti e 10.000 cavalli per Siface, 30.000 fanti e 3.000 cavalli per Asdrubale. Gli storici, e in particolare il De Sanctis (cit., III2, p. 584), notano l'esagerazione di queste cifre, osservando che forse mai i Cartaginesi misero insieme un esercito simile e che Livio, XXX, 6, 20- 24, si contraddice quando parla di 47.500 Punici e Nùmidi in tutto, tra uccisi (40.000), prigionieri (5.000, tra cui molti nobili Cartaginesi e 11 Senatori) e fuggiti (2.500) con i loro capi, a parte i 2.700 cavalli nùmidi e i 6 elefanti catturati (otto uccisi durante la "battaglia"). Ma ci sembra d'altra parte troppo riduttiva la cifra calcolata da questi storici di 30.000 fanti e 3.000 cavalieri in tutto (tra Siface e Asdrubale), con la motivazione che solo questi limiti numerici spiegherebbero i successivi sviluppi della campagna. E' chiaro che Adrubale stesso non lasciò sguarnita Cartagine prima dell'arrivo dei rinforzi celtibéri, e noi calcoliamo impegnati nell'azione militare e negli accampamenti 50.000 soldati (oltre ai 35 elefanti). Ciò è surrogato dalle altre fonti e manuali della bibliografia, e solo questa cifra abbastanza elevata giustifica l'iniziale circospezione di Scipione con le sue agguerritissime CC4 (legioni cannensi rinforzate da volontari) nonchè il fatto che Siface a Obba, con i contingenti militari che si era lasciato disponibili in Nùmidia, può subito rimettere in piedi per la battaglia dei Campi Magni un esercito di 30.000 uomini complessivi tra Punici e Nùmidi (Livio, XXX, 7), cifra parsa altrimenti, ad altri storici, inverosimile. A noi, al contrario, pare cifra aumentabile, calcolando che ai Campi Magni, all'inizio, Scipione sa di trovarsi di fronte a una offensiva nemica (Livio, XXX, 8, 5), e tale offensiva poteva essere consentita ad Adsrubale e a Siface non certo da forze inferiori.


All'episodio prima ricordato dell'incendio degli accampamenti di Siface e di Adrubale ad opera di Scipione, fanno riferimento i versi

flamma loci postquam concussast, turbine saevo
cum magno strepitu Volcanum ventus vegebat

degli Annales di Quinto Ennio, libro X, frammenti 360- 361 dell'ed. Müller (che li collega a Livio, XXX, 5, 6 e a Silio, XVII, 96 sgg.). Anche il Wezel infatti vede il legame con la descrizione dell'incendio dell'accampamento di Siface in Silio, e lo stesso fanno le edizioni di Ennio da noi più seguite: quella del Valmaggi, fr. 301- 302 (incertae sedis reliquiae), e quella del Baehrens, fr. 383- 384 [7].

OBBA (Livio, XXX, 7), in Polibio ABBA (XIV, 6, 12), era un castello fortificato tra i Castra Cornelia di Scipione e Cartagine, in cui si rifugia Siface dopo l'incendio degli accampamenti suo e di Asdrubale ad opera di Scipione nel 551= 203; secondo il De Sanctis era vicino ai Campi Magni. Noi scegliamo la collocazione più vicina a Cartagine (nella zona a nord dei Campi Magni e poco a ovest della capitale punica) (KROMAYER), per l'ovvia necessità da parte di Siface (osservata dal Del Pozzo, cit., p. 45 nota 8) di aspettare aiuti dalla capitale e dall'esercito cartaginesi. Infatti a Obba (anzichè a Cartagine) affluiscono i 4.000 bellicosi mercenari Celtibèri allora arruolati in Spagna contro Scipione. Ci duole che E. Acquaro, nel suo interessante "Cartagine: un impero nel Mediterraneo", Roma 1978, non indichi nè nomini questo centro nelle carte geografiche allegate. Nè esso compare in altre mappe o atlanti specialistici della bibliografia.

Si veda infine nel capitolo V sulle flotte il paragrafo relativo ai CASTRA NAVALIA.

 

FIG. RECENSIONE DELL'AUTORE ALL'OPUSCOLO SU ZAMA , CON BOARDGAME, DI NICOLA ZOTTI E RICCARDO AFFINATI (1992).

ZAMA, NARAGGARA, MAGARON.

Noi indichiamo spesso genericamente con Zama il luogo dell'ultima battaglia della II guerra punica. Pur collocando [8] la battaglia di Zama più realisticamente a Naraggara (Livio) e ancor più esattamente a Margaron (Polibio), dobbiamo osservare che, senza contrasto con i nostri calcoli chilometrici e basandoci su carte archeologiche secondarie (neanche il Fraccaro, nella archeologica De Agostini, Serie latina, fa riferimento a Naraggara), poniamo Naraggara e Margaron ancora più ad ovest delle fonti moderne, dal De Sanctis allo Scullard, al Liddell Hart (ma con strana coincidenza con il Mommsen) e vicino alla presenza di "acqua a un tiro di freccia" (Polibio, XV, 5) [9] . Il Mommsen (Ibidem) pensa a Zama Regia per la battaglia, e alle vicinanze di Naraggara (ad ovest di Sicca, ora Kef) per il campo di Scipione e l'incontro tra i due generali: come è in Livio, che pone il campo romano presso Naraggara e Annibale su un colle a 4 miglia romane verso est [10].

 

FIG.- LA MARCIA VERSO ZAMA DI SCIPIONE E DI ANNIBALE .

A Cornelio Nepote (Hann., 6, 3) risale la tradizione antica (non si sa quanto più antica e quanto veritiera) che pone a Zama la grande battaglia, e non esattamente a Margaron e Naraggara come secondo Polibio e Livio. Come Arbela indica l'importante battaglia di Gaugamela di Alessandro Magno, perchè centro più importante a 70 km di distanza, così gli storici si basano comunque sulle distanze da Zama per localizzare più esattamente la battaglia (ad es., GDS III2, p. 549 e 573 n. 1).

Varie città della Numidia avevano il nome di Zama. Tre ne sono state ipotizzate nella regione della battaglia fino al Pareti (Atti dell'Accademia delle Scienze di Torino, XLVI, 1910- 11, p. 302 sgg; GDS III2 p. 575 sgg) e due sono documentate da iscrizioni: Sidi Ahmor Gedidi, 80 km a occidente di Hadrumetum, e Giama, circa 50 km a occidente di Sidi Ahmor. Ma la Jama della battaglia, la più occidentale delle due e la più vicina a Sicca, era circa 140 km a sud- ovest di Cartagine e tale Zama Regia o Maior può essere identificata appunto con Giama, e cioè esattamente con i resti archeologici di Seba Biar, 20 km a sud- ovest di Giama. Risulterebbe cioè 130 km a ovest di Hadrumetum, sulla antica via Assures- Zama Regia- Seggo- Avula- Autipsidam- Usappa, via segnata con distanze approssimative sull'antichissima tabula Peutingeriana. Da Cartagine a Seba Biar corrono circa 150 km in linea retta verso sud- ovest: cioè all'incirca le 5 giornate di marcia di cui parla Polibio. Se, rispetto alla nostra mappa, la battaglia si è combattuta più a ovest di Sicca e di Naraggara, la località di Zama (indicativa genericamente per la battaglia e centro di raccolta e di fuga di Annibale verso Hadrumetum) rispecchia i circa 140 km a sud- ovest di Cartagine e i circa 120 km di distanza dalla costa. Anche il Liddell Hart (cit., pp. 150- 152), facendo attrarre Annibale da Scipione più verso ovest e verso la Nùmidia (cioè verso Massinissa) anzichè a nord verso Cartagine, che poteva divenire per Annibale base sicura e imprendibile, pone la prima tappa a marce forzate di Annibale (sbarcato a Leptis minor- Lamta) da Hadrumetum a Zama. E già il De Sanctis ribadì (GDS III2 p. 573 n. 1) che lo stesso Cornelio Nepote "può aver equivocato tra l'ultima stazione di Annibale e quella presso cui avvenne la battaglia".

 

FIG.-  LA BATTAGLIA DI MARGARON (ZAMA):
 1) ELEFANTI CARTAGINESI; 2) MERCENARI CART.; 3) CARTAGINESI; 4) VETERANI D'ITALIA CON ANNIBALE; 5) FANTERIA NUMIDICA CARTAGINESE E VELITES ROMANI; 6) HASTATI; 7) PRINCIPES; 8) TRIARII.

Restando dunque in ogni caso importante la città di Zama per dimensioni, notorietà e importanza strategica dei movimenti punici e romani, come luogo vero della battaglia le fonti storiche principali riportano però località più a ovest: Margaron in Polibio e Naraggara in Livio.

Naraggara, nella Zeugitana ad ovest del medio Bagradas, era ad oltre 200 km sud- ovest di Cartagine per il Dal Pozzo, che pone il luogo della battaglia a più di 100 km da Hadrumetum (Susa). Il Dal Pozzo  non è lineare nella sua tesi, confondendo per Naraggara i 200 km da Cartagine (p. 115) con i 200 km dalla costa tunisina (p. 19; o intende la costa nord con Capo Bellus e Hyppo Diarrhitus?). Più coerente il De Sanctis (cit., III2, p. 574) che pone Naraggara comunque a 200 km dalla costa e a 75 km da Zama.

Naraggara, localizzata a 70- 80 km a ovest di Zama Regia (Giama), corrisponderebbe a Sidi Youssef, 30 km più a ovest di Sicca Veneria, sulla antica via Thacora- Sicca: proprio l'importanza strategica di questa via fa escludere l'altra vicina località di Ksiba Mraou, 9 km più a ovest, e non il fatto che essa fosse troppo a occidente. Perchè anzi ancora più a occidente, con Polibio, va cercata la localizzazione esatta della battaglia. Già il Mommsen (Historische Schriften, I, p. 47) aveva ipotizzato una Naraggara diversa da quella a noi nota, ma sembra aver successivamente ritrattato questa ipotesi per preoccupazioni di natura più archeologica che strategica. In effetti anche rispetto a Sicca, oltre che a Zama, il campo romano è alcune miglia più a ovest (tra Sicca Veneria e Naraggara) e lì Scipione riceve gli aiuti dei 6000 fanti e 4000 cavalieri nùmidi di Massinissa; poi il romano sposta il campo in altro luogo "non lontano da Naraggara", che la cartina geografica nel libro di Liddell Hart (p. 114) pone a Margaron, circa 30 km a est di Naraggara e circa 40 km a ovest di Zama, proprio sotto Sicca Veneria (tesi accostabile a quella del Mommsen, e Margaron resta per noi località molto credibile).

Per il De Sanctis la battaglia sarebbe avvenuta sulla sinistra del fiume Muthul (Wadi Mellègue) ed egli contestava il Pareti e il Veith che suggerivano il Wadi et Tine, più vicino a Sicca Veneria (El Kef) e a circa 18 km da Sicca, 30 km da Naraggara e 50 km da Zama secondo il Veith. Tutto ciò il De Sanctis diceva sostenendo l'importanza che nella storia polibiana avrebbe avuto Sicca anzichè Margaron, se effettivamente così vicino a Sicca fosse avvenuta la battaglia [11]; ma a noi interessa che tale motivazione spinga comunque anche il De Sanctis a spostare ulteriormente rispetto a Naraggara la sua localizzazione. Naraggara sarebbe stata 210- 220 km a ovest di Hadrumetum e, tralasciando ora l'improponibilità delle distanze e dei tempi di marcia indicati da Appiano, Lib. 47 (375 miglia in due giorni e due notti), e da Nepote, Hann. 6 (300 miglia in 48 ore), tutto può surrogare la tesi di una località diversa da Naraggara, da Sicca e dal Wadi et Tine.

Come Scipione da Naraggara, anche Annibale sposta il campo verso ovest, su un colle vicino a Margaron, e da lì avverrà l'incontro tra i due generali. Su questo incontro- colloquio, infine, potremmo sostenere (oltre alle osservazioni nel paragrafo sulla strategia globale di Annibale) la nostra opinione che entrambi i generali fossero tanto fiduciosi nelle proprie forze (il punico per esperienza di veterani, il romano per posizione tattica vantaggiosa) che le condizioni di entrambi dovevano risultare inaccettabili all'avversario ed entrambi preferivano affrontare anche il massimo rischio nella battaglia risolutiva. Convincente in questo la tesi del Liddell Hart (cit., pp. 154- 156); mentre restano più fumose a proposito le osservazioni del De Sanctis ( cit., pp. 578- 579).

 

FIG. LA BATTAGLIA DI ZAMA SECONDO G. BRIZZI.

Per lo schieramento della battaglia, risulta sicuramente la migliore a tutt'oggi, dopo quella recente di Giovanni Brizzi (Dossier, cit.), l'analisi del De Sanctis (GDS III2, pp. 588- 598), specie per i movimenti e le difficoltà dei manipoli nella tattica di Scipione a Zama. Confutando punti del Lehmann (cit., p. 577 sgg.) e del Veith (cit., p. 647 sgg.) che non danno piena giustizia nè del credibile svolgersi della battaglia nè delle geniali innovazioni tattiche di Scipione prese abilmente in contropiede da Annibale a Zama [12]. Ed è efficace soprattutto la prima parte della pag. 598 del GDS, cit. Ma nelle ultime righe della stessa pagina la difesa della superiorità di un piano preordinato tanto lungimirante di Scipione su quello di Annibale suona come una difesa pregiudiziale e non suffragabile del Romano: il quale ultimo ebbe, come disse giustamente il Veith e dimostra il Brizzi, la massima fortuna imprevista e imprevedibile col ritorno anticipato della propria cavalleria. Fu forse Annibale, nonostante tutto, il più abile tattico della battaglia [13].

 



[1] Il singolare "castrum" in latino non esiste se non nel senso di "piccola fortezza, castelletto, fortificazione" e mai di "accampamento". Noi usiamo il singolare italiano per il plurale castra. Ma anche in italiano si preferisce quasi sempre il plurale (ad esempio: attaccare gli accampamenti del nemico).

[2] Torniamo infatti in altra sede ad analizzare i modi diversi di Romani e Macedoni di procedere ad assedio ed espugnazione di fortificazioni.

[3] Epitoma rei militaris, III.

[4] Cantù, cit., Documenti, Tomo IV, Sulla guerra, pag. 98.

[5] Scorpioni, catapulte e balliste erano i pezzi di artiglieria in dotazione (oltre che sulle torri ellenistiche) a torri e bastioni dei castra (Flavio Giuseppe, Guerra giudaica, III, 5, 1; Pseudo- Igino LVIII; Le Bohec, cit., p. 174; Marsden, cit.).

[6] Gli unici due casi conosciuti furono nel 216 presso Casilino (episodio peraltro taciuto da Livio e noto solo da Frontin., Strat. II, 5, 25 e Polyaen. VI, 38, 6) e nel 211 in Campania (Livio XXVI, 7- 12, Pol. IX, 5- 7), dove trattasi certo di una scaramuccia fortunata prima del completamento delle trincee (GDS III2 p. 293 e n. 59).

[7]   Rispettivamente Torino 1945 e Lipsia 1886.

[8] Anche in riferimento: alla ed. UTET di Nepote, cit.; al Mommsen, vol. III, cap. VI, 27, p. 236 dell'ed. it.; a Livio, XXX, a/c Dal Pozzo cit., nota 4 a p. 114 e nota 11 a p. 136.

[9] "Aquatio intra teli coniectum erat" (Livio, XXX, 29, 25).

[10] Sempre fondamentale l'opera di KROMAYER, Schlachtfelder... cit., III2 pp. 599- 702 per le mappe (Carta 11), le forze in campo (pp.670- 681), il luogo effettivo (pp. 599- 669) e la tattica della battaglia di Narraggara (pp. 682- 702). Si veda comunque in fondo a questo capitolo la ricchissima bibliografia sulla battaglia. Recente e geniale la ricostruzione, sia pure schematica per la simulazione, di Nicola Zotti-Riccardo Affinati, Zama, cit., 1992; mia recensione in S&T, anno II, n° 4, ottobre/dicembre 1992. Tale metodo di simulazione, con schede sull'arte militare cartaginese e romana, con illustrazioni, piantine e diagrammi, nonchè le organizzazioni, le tattiche, le armi e i combattenti, sintetizza aspetti fondamentali. In preparazione degli stessi autori (Zotti e Riccardo Affinati per il wargame- boardgame originale), "Metauro 207 a. C."

[11] Il De Sanctis smonta con la logica anche la tesi del Pareti secondo cui la Killa di Appiano, Lib. 40, città così vicina al luogo della battaglia, sarebbe un errore paleografico di emanuensi per Sikka; in quanto appunto l'attento Polibio avrebbe privilegiato comunque Sicca sull'oscura Margaron.

[12] Pur non arrivando noi (d'accordo anche col Brizzi, "A", cit., p. 112) al punto di vedere nella 3° schiera di Annibale una vera e propria riserva tattica, la prima della storia (GDS III2 p. 598).

[13] Zama fu il capolavoro del Punico, secondo Scipione. Noi sosteniamo quindi la tesi del Brizzi, cit. Ma non capiamo perchè l'ampiezza dello schieramento di Annibale nell'ultima fase della battaglia, sia tradizionalmente che nel Brizzi, appaia più esigua di quella di Scipione. E' stata sempre sottovalutata l'azione di ampliamento ai fianchi della falange da parte di Annibale nella parte finale della battaglia, operazione senza cui la manovra laterale di Scipione avrebbe avuto rapidamente successo nonostante la superiore forza dei veterani di Annibale al centro.