Giovanni Pollidori

 

 

BELLUM HANNIBALICUM

 

 

Studio sui  modi di combattimento e sulle strategie
della seconda guerra punica
dal 535=219 al 552=202

 

 

 

Ode an die Freude <<>> <<>> <<>> <<>> <<>> <<>> <<>> Inno a Roma

Nuntii Latini

 

 

DIE RÖMER

Wahre Geschichte, bedeutend und groß,
                         voll strenger Entwicklung,
hatten die Römer allein
                         unter den Völkern der Welt.

 

August  von  Platen, Epigrammi 1835,
Werke,Vol.II,pag.215,Stuttgart 1840.

 

Vera storia, significativa e grande,
Piena di incalzante progresso,
Ebbero i Romani soltanto
Tra i popoli del mondo.

 

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PORRO --> SPQR I

 

Poliremi sono le antiche navi da guerra a remi con più livelli di rematori (greco, polière, latino poliremes). Navi che furono tanto importanti anche durante le guerre puniche (guerre combattute in tutto il Mediterraneo) da riguardare il capitolo più esteso in questa opera (il capitolo V- Flotte romane e cartaginesi durante le guerre puniche). E furono decisive non soltanto nella I Punica, che fu soprattutto navale, ma anche nella II, sebbene Annibale fosse quasi invincibile nella guerra terrestre.

 

Perché Annibale non puntò su Roma subito dopo Canne? Perché egli perse la guerra pur vincendo le principali battaglie? Cosa furono realmente gli "ozi di Capua"? Quali erano le differenze tra legione e falange, tra gli eserciti dei Greci, dei Romani e dei Cartaginesi al tempo di Annibale? Quali erano le vere caratteristiche delle singole navi a remi e delle flotte ? E soprattutto, questione fino ad oggi irrisolta: quale era il metodo di arruolamento della legione romana al tempo di Annibale, con le (da allora in poi definitive) 35 tribù di cittadini che saranno la base dell'arruolamento romano per i successivi secoli della Repubblica e del Principato?

Sono solo alcuni dei quesiti cui lo studio qui presentato tenta di dare risposte esaurienti. Ma l'intento principale dell'opera era quello di fornire il massimo numero di informazioni sia sullo svolgimento complessivo della II guerra punica che sui singoli reparti militari, soldati, cavalli, armi, elefanti e località, grazie a cifre e grafici computerizzati per ogni singolo aspetto della guerra durata 18 anni. Solo strumenti informatici hanno potuto raccogliere e ordinare tutte le cifre e le notizie, nonchè completare in scala 1:100.000 la mappa dell'Europa mediterranea negli anni della guerra annibalica, con grandi possibilità di zoom.

L'opera, con migliaia di pagine e illustrazioni, con quasi 3000 opere esaminate e bibliografia ragionata, tratta 6 importanti aspetti introduttivi (I- La Federazione romana; II- L'esercito romano; III- L'esercito greco; IV- L'esercito cartaginese; V- Le flotte romane, cartaginesi ed ellenistiche durante le guerre puniche; VI- I partiti politici al tempo di Scipione Africano) e affronta la descrizione dettagliata della guerra annibalica come trattazione storica e come quadro sinottico per ogni mese dei 18 anni di guerra nei 21 principali teatri di operazioni (SPAGNA- GALLIA TRANSALPINA- GALLIA CISALPINA- LIGURIA- ETRURIA- PICENO- LAZIO- CAMPANIA- APULIA- LUCANIA- BRUZIO- SICILIA- SARDEGNA- AFRICA- ILLIRIA- MACEDONIA- GRECIA- PELOPONNESO- EGEO E LIDIA- EGITTO- ASIA MINORE). E' corredata delle carte storico- geografiche in scala 1:100.000 dell'Europa mediterranea al tempo di Annibale, con indici.

L’architetto Maurizio Ascani, che ringraziamo e della cui opera inedita ci avvaliamo nel nostro V capitolo sulle flotte, ha risolto – novello Champollion- dopo 2000 anni (o almeno dopo 500 dalla scomparsa dell’inedito opuscolo sull’argomento di Leon Battista Alberti, posseduto e perduto anche da Leonardo da Vinci) il mistero delle quinqueremi romane alle Egadi[1].

Le principali battaglie navali e terrestri del periodo delle guerre puniche vengono visualizzate e spiegate dettagliatamente (tra esse: Capo Ecnomo, Trapani, Milazzo, Egadi, Trasimeno, Ilipa, Baecula, Metauro, Utica, Campi Magni etcetera, nonchè Sellasia, Raphìa e Mantinea in Oriente, oltre alle più famose Trebbia, Canne e Zama).

 

 

 

BELLUM HANNIBALICUM: CAPITULA I - VII ATQUE RES PROPOSITA:

 

I -LA FEDERAZIONE ROMANA: CORPO CIVICO ROMANO E TRIBU'-SENATO E MAGISTRATURE- COSTITUZIONE E COLONIE (LATINE E DI DIFESA COSTIERA)- CENSIMENTI- FORZE MILITARI RECLUTABILI- TIPI DI LEGIONI- CANNE- SOCII NAVALES- POPOLAZIONI ITALICHE- GLI ACCAMPAMENTI.

II -L'ESERCITO ROMANO: STORIA DELLA LEGIONE- LA LEGIONE MANIPOLARE- LE ARMI DEL LEGIONARIO- TRIBUNI MILITUM E CENTURIONI PRIMIPILI- FANTERIA LEGGERA (vèlites)- LA RIFORMA LEGIONARIA DEL 513=241 - CENTURIE E ARRUOLAMENTO DELLE LEGIONI AL TEMPO DI ANNIBALE - SCIPIONE - IL GLADIO ISPANICO (FALCATA)- I SOCII: FANTERIA- CAVALLERIA ROMANA- CAVALLERIA DEI SOCII.

III -L'ESERCITO DEI GRECI: FALANGE PICCOLA, SEMPLICE, ELEMENTARE- TETRAFALANGARCHIA- FALANGE SPARTANA E TEBANA - FALANGE MACEDONE- STRUMENTI MUSICALI IN BATTAGLIA- CAVALLERIA GRECA- CAVALLERIA MACEDONE- FORZE RECLUTABILI TRA POPOLI GRECI ED ELLENISTICI AL TEMPO DI ANNIBALE- EGITTO, SIRIA E FENICIA- I MERCENARI- ELEFANTI DA GUERRA - GRECI DI SICILIA- CITTA' GRECHE DI SPAGNA E DI GALLIA- GRECI D'ITALIA (ITALIOTI)- HERA LACINIA E IL DIRITTO DI ASILO IN GRECIA E IN ROMA (ASYLUM, LUCUS).

IV -L'ESERCITO CARTAGINESE: ANNIBALE E LA TRADIZIONE ELLENISTICA- TERMINI MILITARI- I MERCENARI DI ANNIBALE- LA CITTA' DI CARTAGINE- LA CAVALLERIA CARTAGINESE- CAVALLERIA NUMIDA- FROMBOLIERI BALEARI- EQUILIBRI ECONOMICI DEL MONDO ELLENISTICO- LA STRATEGIA GLOBALE DI ANNIBALE- SERVIZIO INFORMAZIONI E ARTE OSSIDIONALE - POPOLAZIONI IBERICHE- POPOLAZIONI GALLICHE- POPOLAZIONI DELLA GALLIA CISALPINA- IL PASSAGGIO DI ANNIBALE SULLE ALPI- IL SISTEMA VIARIO- ZAMA, NARAGGARA, MARGARON.

V -LE FLOTTE ROMANE, CARTAGINESI ED ELLENISTICHE DURANTE LE GUERRE PUNICHE. PARTE PRIMA: GLI ORDINI DI REMI- PARTE SECONDA: LE FLOTTE DA GUERRA- PARTE TERZA: LE MACCHINE DA LANCIO- PARTE QUARTA: LE BATTAGLIE IN CIFRE: LE TATTICHE DEL COMBATTIMENTO NAVALE- RICOSTRUZIONI DI BATTAGLIE NAVALI DA CAPO ECNOMO (256 a.C.) AD AZIO (31 a.C.).

VI -I PARTITI POLITICI A ROMA AL TEMPO DI SCIPIONE AFRICANO.

VII -RICOSTRUZIONE DELLA GUERRA E DELLE BATTAGLIE CON QUADRI SINOTTICI E MAPPE.

 

Tra i testi latini apparirà la nostra traduzione italiana col testo latino a fronte, scansione metrica e commento del più lungo poema esistente in lingua latina: i PUNICA ("De secundo Bello Punico") di Silius Italicus, poema in XVII Libri e 12.202 esametri (l'Eneide di Virgilio consta di 9896 esametri), dell'età dei Flavi, summa enciclopedica della retorica e poetica antiche (così come i contemporanei Plinio il Vecchio e Quintiliano realizzarono altrettante summae per la scienza naturale e l'oratoria), opera interamente dedicata alla Seconda Guerra Punica e a Scipione, anche se con scarso valore storiografico. Inoltre, sempre in Appendice, inseriremo il poema latino AFRICA di Francesco Petrarca, dedicato a Scipione e alla II guerra punica, con commento.


 

LA SECONDA GUERRA PUNICA.

La Seconda Guerra Punica (218-201 a.C.) non sarebbe dovuta essere (anche se lo fu) una guerra globale per il dominio del mondo.

Se fu la prima in tal senso dopo il formarsi dell'Impero Persiano e dopo le conquiste di Alessandro Magno [2](e anche l'ultima in tal senso per circa 700 anni successivi, poiché dopo di essa Roma continuò a portare avanti guerre locali, controllando già il Mediterraneo) ciò dipese proprio dalla vittoria romana risoluta e immediatamente ben gestita, soprattutto verso Oriente; vittoria abbastanza inattesa da Cartaginesi e Macedoni alleati insieme.

Se avesse vinto Cartagine, le potenze orientali ellenistiche che detenevano il potere culturale, finanziario e militare avrebbero ancora a lungo svolto una mediazione di equilibrio internazionale nei vari conflitti, magari anche a favore di una ridimensionata e confinata Roma (che Annibale voleva forse libera capitale d'Italia insieme a Capua).

Ma lo svolgimento della II guerra punica è la spiegazione del perché l'organizzazione giuridica della Federazione romana, l'enorme potenziale umano italico e l'evoluzione della struttura militare della legione permisero di capovolgere, da allora in poi, qualsiasi previsione storica [3]. Si può dire, per il Mediterraneo dell'epoca, che chiunque avesse vinto la guerra avrebbe dovuto accettare equilibri imposti da altri: ma Roma, dopo 500 anni di guerre in Italia, non accettava altri equilibri al di fuori dei propri, quei meccanismi da lei perfezionati nella sfera militare e sociale, giuridica e coloniale.

Ancora per tutto il III sec. a. C. i Romani riconoscono nei Greci una civiltà superiore. Solo dopo la guerra annibalica, dopo Zama e cioè con gli Annales di Quinto Ennio dedicati alla II guerra punica e a Scipione (molto più che con il carme -poema- Bellum Poenicum di Nevio, dedicato alla I guerra punica) si consolida in Roma la coscienza storica, e soprattutto militare, di un proprio autonomo apporto alla civiltà non solo occidentale. Proporremo, nel capitolo sull'esercito di Cartagine, la nostra spiegazione della sconfitta di Annibale, legata alla sua ricerca, come strategia militare complessiva, della creazione di più teatri di guerra possibili (dalla Spagna [4]alla Macedonia, dalla Gallia alla Sicilia) con i quali fiaccare la Federazione Romana. Vedremo che per Roma si tratterà di risultati anche politici, perché la risposta militare di Roma si basò sulla capacità anche politica dei suoi gruppi dirigenti, cioè del Senato e dell'oligarchia: la guerra patriottica contro Annibale sarà il cemento che rinsalderà, col consenso popolare, prima di Scipione e molto prima dei Gracchi, il partito senatoriale (di lì a poco si dirà "repubblicano") di contro alle rivendicazioni del partito democratico, fino a quel momento in auge soprattutto col console Flaminio. Senza l’allargamento del conflitto, l’invincibilità in campo di Annibale (rivelatasi, come capacità tattiche, anche a Zama, ma contro un ormai abilissimo Scipione) avrebbe avuto comunque la meglio sui Romani. Come notò Silio Italico nel suo poema Punica, i “molti e grandi condottieri di Roma” (Quinto Fabio Massimo, Marcello, gli Scipioni padre zio e nipote, Levino, Tiberio Gracco, Livio Salinatore, Claudio Nerone etcetera) si contrapposero a un solo grandissimo condottiero punico.

 

La II guerra punica fu la prima guerra mondiale (del mondo allora conosciuto) sia per l'estensione geografica che per la rilevanza degli equilibri militari che essa mutava. E la nostra interpretazione non è arbitraria. Alla fine del 1991, riproponendo l'analisi storiografica di Polibio e del De Sanctis [5], il libro di Mario Silvestri sulla II guerra punica [6] ce la ripresenta come il primo conflitto mondiale dell'Occidente e dell'Oriente. Nel 1992 un numero della rivista Archeo [7] contiene un dossier dedicato ai principali problemi militari del mondo antico: delle 8 battaglie che in tale dossier segnano le tappe decisive della storia della tattica militare, ben 4 si svolgono nei 18 anni della II guerra punica. La nostra opera vuole rinsaldare e ampliare, dove possibile, queste analisi [8]. Da ciò il privilegio e il rilievo dato a livello computeristico e grafico alle cifre, ai numeri precisi di soldati e di navi e alle localizzazioni geografiche in ogni momento della guerra.

Il trattato di pace tra Roma e Cartagine come conclusione delle Guerre Puniche è stato stipulato ufficialmente solo il 3 febbraio 1985, cioè ben 2131 anni dopo la fine effettiva di quel conflitto. Ciò perché un confronto militare così lungo, sanguinoso e decisivo in tre differenti fasi, per più di cento anni (dal 264 al 146 a.C.) e con reciproche violazioni di patti (comunque si vogliano considerare l'appropriazione di Sardegna e Corsica da parte dei Romani dopo il 241, il passaggio del fiume Ebro da parte di Annibale nel 219 e la promessa di pace a Cartagine con la consegna delle armi dopo il 149 a.C.) comportò atteggiamenti di astio e di rivalsa più che considerazioni diplomatiche. Ma soprattutto perché il cammino di Roma subito dopo quei fatidici anni 241 e 202 a.C. - gli anni di Annibale - fu così tumultuoso e inarrestabile, in Occidente e in Oriente, da non dare tregua né di ripensamento né di bilancio alla storia europea e mondiale.

 

A parte i meriti del Mommsen, vecchi autori tedeschi come Fröhlich (1884), Luterbacher (1895), Beverdorff (1910), Klotz (1933), Gelzer (1935), Beloch (1880, 1886), Schur (1927) e Afzelius (1944) sono stati le pietre miliari per l'analisi storico- militare della II guerra punica. L'opera successiva del Toynbee è tanto più ricca quanto meno specificatamente militare. Ciascuno dei precedenti, in una media di 40 pagine, avviò e affrontò questioni che opere in più volumi di ottimi specialisti successivi hanno ampliato e meglio delineato, ma non risolto sempre in modo altrettanto lucido. A costoro e alla biblioteca del Deutsches Archäologisches Institut (Institutum Archaelogicum Germanicum) di Roma va il mio ringraziamento per le possibilità di approfondimento su questi aspetti della Roma repubblicana. Chiuso comunque il secondo millennio, non possiamo fare a meno di considerare i tre supremi autori che hanno dedicato nel secolo da poco trascorso la loro opera maggiore alla seconda guerra punica, ciascuno in due massicci volumi: Gaetano De Sanctis con la sua “Storia dei Romani” nei due volumi sulle guerre puniche (Torino-Firenze 1907-1964), Arnold Toynbee con “Hannibal’s legacy, I-II” (London 1965, in italiano “L’eredità di Annibale”), Seibert con i due volumi su Annibale e la seconda guerra punica (FORSCHUNGEN ZU HANNIBAL, Darmstadt 1993, finora la più puntuale raccolta di fonti e dati), seguito da Karl CHRIST, Hannibal, Darmstadt 2003. Jakob Seibert. Questi autori innanzitutto abbiamo voluto sintetizzare, insieme a più di un migliaio di volumi importanti sulla II guerra punica; per offrire al nuovo millennio sintesi e spunti di riflessione più avanzati sul più importante e vasto evento militare della storia antica. In Appendice a questo nostro lavoro abbiamo anche digitalizzato il Klotz, Fröhlich, Luterbacher, lo Schur, il Philip, il Syme, il Tarn, alcuni saggi del De Sanctis e del Toynbee –quando consentito dal diritto d’autore- e molti altri autori, oltre alle opere di Polibio e di molti altri greci con riferimento al testo italiano, e di Livio e degli altri autori latini, sia in latino sia (dove permesso dal copyright) in italiano, per un più rapido riscontro nel medesimo DVD.

 

TEATRI DI GUERRA MEDITERRANEI.

Qualcuno osserverà che, se l'inserimento di Filippo V di Macedonia e della I guerra macedonica nella II guerra punica è inevitabile per l'alleanza stipulata tra Filippo e Annibale, non è tuttavia corretto inserire integralmente gli scontri di Filippo con le città- stato greche e di Filippo e di Antioco di Siria contro Tolomeo d'Egitto o far interferire le scorrerie di Illiri contro le città- stato elleniche e il conflitto di Pergamo e di Rodi contro la Macedonia (già prima della II guerra macedonica) direttamente con lo svolgimento della II guerra punica, o almeno con i preparativi e con i contingenti militari di ogni contendente in quei medesimi anni.

Ma noi siamo convinti della assoluta giustezza di questo metodo. L'alleanza di Roma con le città- stato greche contro la Macedonia presuppose immediatamente convergenze strategiche e militari con l'Egitto, Rodi e Pergamo. Che la Macedonia fosse nemica di Roma e l'Egitto stretto alleato dei Romani [9] giustifica pienamente, per quegli anni, il considerare Antioco di Siria (alleato di Filippo ed entrambi in guerra aperta contro l'Egitto) come coinvolto in quella vasta strategia mediterranea che interessava Roma e Cartagine in Occidente e le varie potenze ellenistiche nel Mediterraneo orientale. E ciò già prima dell'intervento più massiccio di Roma nelle cose di Grecia e della guerra diretta tra Roma e la Siria. I Romani sbarcano legioni in Grecia già nel 540=214, dopo solo quattro anni dall'inizio della guerra annibalica e a 14 dal suo termine, ed erano presenti militarmente in Illiria e in Epiro da prima del 536=218; la flotta cartaginese è presente nei porti greci dell'Acarnania nel 548=206.

Quella prima vera "guerra mondiale" mediterranea (per il mondo allora conosciuto) che fu la seconda guerra punica è incomprensibile- anche come strategie militari complessive e come alleanze militari già molto palesi in Occidente e in Oriente- senza collegare anche cronologicamente lo sviluppo di quelle situazioni militari. E questo noi abbiamo fatto, senza nessuna forzatura. Senza contare inoltre la chiara visione diplomatica e militare che Annibale ebbe nei suoi contatti col centro e nord Europa celtico per agire contro la federazione romana.

Una visione d'insieme altrettanto ampia (dalla Spagna alla Grecia all'Asia Minore) aveva Polibio quando, cominciando le sue "Puniche", metteva in risalto il primo periodo di massima espansione della potenza romana (533=221- 605=149) e il suo affermarsi come potenza mediterranea e mondiale proprio nei pochi decenni che intercorrono dalla fine della Prima Guerra Punica alla fine della Seconda.

Che poi quella stessa espansione "imperialistica" abbia avuto ulteriori e vari sviluppi nel corso dei 500 anni successivi (epoche caratterizzate da nuove conquiste e da diverse organizzazioni imperiali, dalla Gallia alla Dacia, da Cesare a Traiano), ciò deriva in misura rilevante da talune premesse militari, politiche e organizzative emerse nel breve giro di anni a cavallo del 554=200 a.C.

 

 

FIG. ACCENNO AI TEATRI DI GUERRA DEL NOSTRO QUADRO SINOTTICO (VOL.VIII). Dal n.5 al n. 11 i teatri di guerra della penisola italiana, il 17 Epiro e Grecia continentale.

Fu merito di un novello Polibio del Novecento, di Gaetano De Sanctis, l'aver reinserito l'età delle guerre puniche, e in particolare la guerra annibalica, in un più globale contesto mediterraneo e (per l'epoca antica) mondiale. Osservava Piero Treves in una nota critica aggiunta all'edizione del 1968 del terzo volume (in due tomi) della monumentale "Storia dei Romani", "L'età delle guerre puniche": "Già le appendici (filologico- storiografiche, che vertono essenzialmente su problemi di critica delle fonti, di topografia e storia militare, di analisi statistica ed economico- finanziaria) contengono in nuce una vera e propria storia dell'antica storiografia in assoluto, e in particolare la storia del modo com'essa variamente interpretò la maggior guerra del mondo greco- romano, quale fu appunto la seconda guerra punica. Questa guerra "annibalica" non è d'altronde interpretata dal moderno storiografo meramente nei termini d'un conflitto bilaterale fra Cartaginesi e Romani: è anzi la storia tutta quanta del Mediterraneo ellenistico e occidentale che vi gravita e grava d'intorno, sicché, forse per la prima volta dopo l'esempio remoto di Polibio, si ha qui storia universale nell'ambito e nella finalità, racconto esauriente, integrato, convergente a un suo preciso punto e proposito: il formarsi, spesso inconsapevole o per mera necessità difensiva o per reazione e ritorsione dei danni subiti e delle sofferenze sopportate, e l'affermarsi di quell'immane momento e fenomeno storico che è, che il De Sanctis fermamente condannò col nome d'<<imperialismo romano>>" .

Da un punto di vista strettamente militare, nel contesto del mondo greco, punico e romano, noi non troviamo niente di riprovevole in quell'imperialismo romano, basato sui criteri fondamentali di polis e di cittadinanza [10]. In tale contesto, arrivati al punto limite della II guerra punica, le forze più democratiche e progressiste della cittadinanza romana furono guerrafondaie e imperialiste, non le forze reazionarie e conservatrici [11]. Si vedrà meglio nel VI capitolo come ciò avvenne. Ma resta fermo che, a parte la guerra per lo più di difesa di Roma rispetto all'aggressione annibalica in Italia [12], i criteri moralistici e pacifisti moderni [13] non sono idonei se rapportati al mondo greco- romano, che considerava la pace e la guerra ed era democratico o oligarchico, progressista o conservatore, popolare o aristocratico, cioè democratico filo- capitalista o repubblicano- latifondista solo nei rapporti interni delle singole comunità di cittadini o nelle alleanze extra- cittadine dei corrispondenti strati sociali. Entro tali ambiti si è dimostrato che i concetti giuridici moderni di libertà individuale, libertà di diritto e uguaglianza sociale di tipo "borghese", che noi ritenevamo sanciti dalla Rivoluzione Francese in poi, erano in qualche modo validi e coscienti nel diritto dell'antica repubblica romana [14].

La scienza applicata dall'uomo ai vari campi del sapere vale (e non solo da Clausewitz in poi, ma certo dalle prime formazioni oplitiche sumeriche) anche per la guerra: la guerra è la scienza della distruzione (non tanto nelle implicazioni di chi dirige quanto in quelle di chi esegue). Non basta far finta, moralisticamente, che tale scienza non esista, anche perché interi millenni della storia umana sono stati duramente segnati da eventi bellici ogni qual volta il benessere collettivo, la coscienza individuale, gli equilibri di potere, la politica e la diplomazia non bastavano a risolvere le questioni nazionali e sovranazionali. E' il difetto delle altre scienze e capacità umane a rendere necessario il ricorso a quella più tragica [15]. In questo senso, l'umanità ha ancora immani compiti, che concorrono tutti a eliminare le cause delle guerre. Ma si tratta di un cammino lungo e difficile. Innanzitutto non si può combattere ciò che non si conosce: e le guerre (come la storia) vanno studiate. Noi pensiamo (pessimisticamente e invertendo concezioni tradizionali, ma anche pragmaticamente e con speranza storicistica), che la politica sia la prosecuzione della guerra con altri mezzi (speriamo cioè che lo diventi sempre di più); con la duplice considerazione che ne consegue: che la condizione umana primordiale è ancora la guerra (e non purtroppo la politica), ma che, positivamente, qualsiasi aspetto del progresso delle altre scienze lentamente elimina il ricorso alla violenza e alla sopraffazione. La fiducia nella POLITICA come scienza, messa in luce già da Aristotele, e poi da Machiavelli (arrivando ai concetti gramsciani della “politica delle alleanze”), può essere l'unica arma contro la guerra. Col progresso di scienze differenti da quella bellica la voce della coscienza, anche quella religiosa, può prevalere sui furori collettivi, evitando quella lunga concatenazione ed estensione di eventi, materiali ed emotivi (la guerra più lunga non sempre è più sanguinosa di quella più breve), che portano dall'ineluttabilità politica della guerra ai risultati nefasti e incontrollabili del suo svolgimento.

Resta in ogni caso vero, per noi moderni, che è fondamentale imparare dalle distruzioni e dai lutti delle guerre mondiali del nostro secolo così come dalla guerra annibalica (che fu la prima guerra mondiale europea e mediterranea). Le guerre sono catastrofi di molto superiori alle volontà degli uomini: essi possono far valere queste volontà solo per prevenire le guerre, mai per controllarle nei loro aspetti nefasti di crudeltà, di lutti, di carestia e di miseria a lungo durature nel tempo [16].

Se noi pensiamo che un enorme impulso alla ricerca scientifica moderna (fondamentali ritrovati medici, radar, miniaturizzazione tecnologica, calcolatori --nascita del computer per codici segreti-, sperimentazioni missilistiche, etc.) si è avuto negli anni delle guerre mondiali (e delle guerre in generale), abbiamo anche il quadro di ciò che la guerra annibalica in particolare, ma tutte le guerre antiche oltre quelle ellenistiche e puniche, significarono per uno sviluppo tecnologico (essenzialmente di armamenti: navi e macchine da lancio) finanziato da potenti Stati, da ricche città- stato e da principi ambiziosi, soprattutto ellenistici.

 

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[1] Nella battaglia navale delle isole Egadi, l’ultima della I guerra punica, il 10 marzo del 241 a.C. la flotta romana vinse senza l’utilizzo dei famosi “corvi” (ponti mobili) imbarcati sulle navi.

[2] La prima guerra punica determinò il controllo, peraltro instabile, della Sicilia, e non ancora della Sardegna.

[3] Questi tre aspetti che decisero le sorti del mondo saranno trattati nella prima parte dell'opera. Sono fondamentali per comprendere le modificazioni così importanti in quegli anni.

[4] Dalla Spagna, soprattutto per intuito degli Sciponi, cominciò la sconfitta di Annibale.

[5] Già prima, in Riv. Fil. Istr. Class, 96 (1968), pp. 68- 75, il Gabba lodò dell'opera del Toynbee sull'eredità di Annibale l'aver colto la svolta epocale che questa guerra rappresentò per le più profonde trasformazioni, politiche sociali economiche, del mondo romano e italico, così come già Polibio le aveva ricercate sotto l'aspetto politico- militare. "Soprattutto la seconda punica costrinse Roma a superare la fase storica dell'egemonia in Italia e ad assumersi la grave e pesante responsabilità del dominio mediterraneo". (Recensione ora in Esercito e società..., cit., in particolare p. 565).

[6]  M. Silvestri, La vittoria disperata- La seconda guerra punica e la nascita dell'impero di Roma, Milano 1991. Con presentazione di Emilio Gabba.

[7] Archeo n° 88, giugno 1992, Dossier "Le grandi battaglie nell'antichità", a cura di Giovanni Brizzi. Con presentazione di Sabatino Moscati.

[8] Equivalente operazione ha fatto, in Spagna, A. F. Muñoz, Los inicios del imperialismo romano, Granada 1986, ponendo nettamente tale inizio tra la prima e la seconda guerra punica. Davvero notevole e ampia la bibliografia (molto diversa, per certi versi, dalla nostra, che è più militare); troppo sintetici e schematici i molti riferimenti lessicali, ma è convincente il quadro finale di comportamenti e innovazioni sociali che determinarono con le due guerre puniche l'inizio vero dell'imperialismo romano. All'acume con cui un Fröhlich, già nel 1884, anticipava scientificamente l'analisi dell'importanza della II punica per le strutture militari romane, abbiamo accennato nella Premessa.

[9]  Il coerente, inalterato legame tra Roma ed Egitto risaliva al 273 a.C. Che non di alleanza si trattasse, ma di relazioni di amicizia, non inficia i loro rapporti politici e militari molto stretti, persino nella non ingerenza militare anche quando più essa era logica verso uno dei contendenti (nel 263 verso Siracusa, nel 240 verso i Cartaginesi in Sardegna, nel 237 verso i Seleucidi, ecc.). Cfr. anche BANDELIN, de rebus inter Aegyptios et Rom. intercedentibus, Halis S. 1893 Diss. p. 6 sgg.; De Sanctis, Storia dei Romani II, p. 407 n. 115; Ibid., III 1, p. 267; Livio, per. 14; H. Heinen, Die politische Beziehungen zwischen Rom und Ptolomäerreich (273-168 v.Chr.), in  "Aufstieg und Niedergang der Römischen Welt" (ANRW), Berlin - New York 1972 sgg. E soprattutto, ora, LAMPELA ANSSI, Rome and the Ptolemies of Egypt. The Development of their Political Relations 273-80 B.C., SOCIETAS SCIENTIARUM FENNICA 1998, in particolare pp.51 sgg. su Tolomeo II Filadelfo e pp.60-63 per la II guerra punica.

[10] Il nostro criterio moderno di democrazia, e di democrazia avanzata, poteva valere allora unicamente per i cittadini delle singole città- stato, e non per gli "stranieri", cioè barbari. Cesare fu "democraticissimo" verso i cittadini romani, e solo questo è il nostro metro di valutazione: non può esserlo il suo imperialismo verso altre comunità.

[11] Fino alla precedente guerra gallica fu di solito il contrario, per polarizzare nell'emergenza militare esterna i contrasti interni.

[12] Una morale bellica più moderna (la guerra di popolo) può trovare qui conferma: le grandi guerre di aggressione non pagano mai.

[13] Quelli moderni sono (nobili) concetti "cristiani" e "internazionalisti", che avevano di internazionale nel mondo ellenizzato solo alcuni concetti limite di regole umanitarie e di ammaestramenti filosofici.

[14] Cfr. ad esempio Giuliano Crifò, Libertà e uguaglianza in Roma antica, Bulzoni Roma 1984.

[15] Citando Tolstoj (che influenzò in questo Gandhi), la violenza è massima espressione di debolezza ("...Si dice che gli Inglesi hanno asservito l'India, perché l'India non resiste abbastanza alla violenza con la forza? Ma è proprio tutto il contrario!", Lettera del dicembre 1908, in: Romain Rolland, Vita di Tolstoj, Milano 1951, pp. 170 sgg.). Cfr. il carteggio con Gandhi dal 7 settembre 1910.

[16] Non sono casuali le conseguenze plurisecolari analizzate dal Toynbee per il Sud Italia percorso per 16 anni da Annibale, o quelle altrettanto evidenti della vittoria sulla Germania nel 1918, che portò senza soluzione di continuità alla nascita della Germania hitleriana quasi solo per tutti i gravissimi errori dei vincitori.