CAPITOLO III – L’ESERCITO DEI GRECI

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RETRO <-- BELLUM HANNIBALICUM

PORRO --> VIII

7- REGNO D' EGITTO DI TOLOMEO IV FILOPATORE.

Essendo relativamente marginale, nella nostra ricostruzione bellica, l'impiego dell'esercito egiziano (a parte che nella battaglia di Rafìa contro Antioco di Siria, battaglia che vide per la prima volta, nell'esercito egizio, una parte di effettivi nazionali, contadini, proporzionalmente pari ai mercenari stranieri) ricorderemo che per più antica tradizione l'esercito (mesha) dei Faraoni aveva la fanteria organizzata in compagnie di 250 uomini comandate da un portastendardo e la cavalleria era forte soprattutto degli agili carri a due ruote con due soldati (auriga e guerriero armato di: arco composito di origine asiatica, con sottili strisce sovrapposte di diversi materiali, con potenza e gittata notevoli e caratteristica forma triangolare; lancia; scudo), col grande vantaggio della sorpresa fornita dalla mobilità, soprattutto se portavano un altro soldato per carro. Infatti i carri e gli arcieri che li occupavano (gli Ittiti a Qadesh avevano 3500 carri con 10.500 uomini e 8000 fanti contro 20000 Egiziani che, in quell'epoca senza carri, a stento "pareggiarono" lo scontro) disturbavano seriamente i ranghi serrati e la fanteria pesante del nemico.

 

FIG. Ramses II respinge i carri ittiti verso la fortezza di Qadesh e li distrugge sul fiume Oronte.

 

FIG. Carro ittita (i primi carri da guerra con ruote a sei raggi)

Per notizie dettagliate sui tipi di cocchi molto evoluti dell'antichità e sugli archi compositi si vedano questi saggi allegati: COCCHI EGIZI ed ARCHI.

Informazioni dettagliate sull'esercito tolemaico, cioè ellenistico- egiziano, attinenti alla guerra annibalica, saranno fornite più avanti, con l'elenco stesso delle forze in campo egizie. Ricordiamo solo, come promemoria storico, che proprio il contatto con l'organizzazione militare dell'Asia Minore (cioè del Vicino Oriente mesopotamico prima, e del mondo greco ed ellenistico poi, con le innovazioni sviluppate lì e in Egitto dopo Alessandro Magno) determinò a partire già dal Secondo Periodo Intermedio e dalla XVIII Dinastia (1640- 1550 a.C.) un progresso senza precedenti nello sviluppo delle armi egiziane. I carri formarono un corpo separato del'esercito egizio solo a partire da Amenhotep III (1360 a.C.), ma i carri da guerra e l'arco di tipo nuovo (composito) furono introdotti dall'Asia già nel Secondo Periodo Intermedio. Furono dunque fin da principio gli scontri militari per ottenere il controllo della Siria e della Palestina a portare l'esercito egizio ai livelli degli altri eserciti dell'Asia Minore, anche se la parte dell'esercito formata da milizie locali restò sempre, fin dalle origini, di gran lunga inferiore, numericamente e per qualità, alla parte di truppe mercenarie non egizie. Il grosso dell'esercito egizio costituito da mercenari stranieri fu una realtà tradizionale già 300 anni prima di Alessandro Magno e non solo nei successivi 250 anni di governo dei Greci (Macedoni). Ma certo proprio coi Tolomei questa realtà mercenaria fu quanto mai "ellenistica", cioè parte integrante di tutto il mondo ellenistico. Con Tolomeo II l'esercito egizio comprendeva 300.000 fanti, 40.000 cavalieri, 300 elefanti e 200 carri da guerra; gli arsenali fornivano armi per 300.000 uomini (Appiano, Pref., 10). La flotta da guerra compreneva 112 navi di prima linea (dalle quinqueremi alle 30 ordini)[1], 224 di seconda (dalle quadrireme alle triere) e molte altre navi leggere; vi erano inoltre più di 4.000 navi nei vari porti tolemaici (Teocrito, Idillio, XVII, 90- 102; Ateneo V, 36, 4; Appiano, Pref., 10). L'Egitto ellenistico avrebbe avuto una navarchìa come comando della flotta, attestata sempre per i Tolomei (SCG, cit., VII, p. 312- 313).

 

FIG.- L'Egitto tolemaico (in G.Giliberti, "Le comunità agricole nell'Egitto romano", Napoli 1993).

Sulla straordinaria ricchezza economica dell'Egitto in età ellenistica, oltre che precedentemente, non è necessario soffermarci. Nella zona fertile intorno al Nilo (25.000 km2, 4% del territorio, 1000 km dal Mediterraneo alla prima cateratta presso Elefantina, per una fascia di 10- 20 km coltivabili ai lati del fiume) o nelle oasi prospere per l'agricoltura del Fayum, dell'Arsinotide, del grande canale parallelo del Bahr Yusuf, fino poi al "nilometro" di Elefantina [2], ancora nel II secolo d.C. si concentravano sette milioni e mezzo di persone, che si aggiungevano agli oltre 500.000 abitanti di Alessandria [3]. Per la florida e diversificata agricoltura, dighe, bacini, canali di afflusso e drenaggio con complessi meccanismi di sollevamento e sistemi di arginatura a pettina richiedevano continui, immani lavori della popolazione, pianificati a livello nazionale da un editto reale. Anche da qui il potere "divino" centralizzato del Faraone (in realtà, il dio Horo, coordinatore delle liturgie idrauliche [4]).

 

FIG. DONNE EGIZIE

Nella nostra ricostruzione le truppe di Tolomeo IV Filopatore sono considerate tutte di tipo "mercenari", perchè i contadini e gli indigeni raccogliticci, senza l'esempio dei mercenari, facilmente si sbandavano. D'altra parte i coloni- soldati greci, incentivati in Egitto dai Tolomei con le cleruchie (colonie militari) per disporre di soldati greci ben addestrati- non diedero mai grandi risultati, non tanto per l'esiguità degli appezzamenti di terra che dovevano invogliare l'insediamento greco, quanto per la crisi ed inflazione economica che tra la fine della I guerra punica e la II punica colpì il pur florido regno dei Tolomei. I Cartaginesi non avevano concorrenti nel Mediterraneo occidentale nel disporre del mercenariato barbaro oltre che greco; Roma ancora non ricorreva ai mercenari e Siracusa e Taranto preferivano far ricorso a Greci piuttosto che a Osci o Spagnoli e lo stesso vale per l'impero massiliota, che noi diamo già per frantumato dopo la I guerra punica [5]. Inferiore quindi ai cittadini- soldati della Macedonia e della Federazione romana, il reclutamento o il mercenariato in Egitto non disponevano dell'abbondanza di soldati ben addestrati dell'esercito seleucidico, che li arruolava nelle colonie macedoni e tessale in territorio seleucidico (le katoikìai, colonie civili in cui si potevano reclutare soldati). Antioco III Seleucidico di Siria sopperiva così benissimo al fatto che la simmachìa (alleanza) di libere città greche non forniva ai seleucidi regolare reclutamento di truppe greche, mentre per la simmachìa vi era obbligo, per gli alleati dei Lacedemoni, dei Cartaginesi e dei Romani, di fornire contingenti militari.

 

L'Egitto risultava comunque forte per la potente flotta [6] e l'inattaccabilità via terra del suo territorio, con solidi avamposti fin nell'Asia Minore (Celesiria- Koilè Syrìa, cioè Siria concava [7]- Cipro [8], etc.), nella stessa Siria fin sotto Sidone e Damasco (noi limitiamo i confini militari stabili più in basso, ponendo come fortezza/ punto limite dell'impero tolemaico, l'insediamento egiziano di Ain Basor)[9] e nella Cirenaica, con ottimi controlli e collegamenti via mare (confrontare, tra gli altri, Mommsen, vol. III, cap. VIII, 3; Toynbee, cit. I, p. 51 sgg.; Atlanti del mondo antico, Oxford 1987, I, p. 31 sgg). Tre dunque le città fortificate da noi poste ai limiti dell'impero tolemaico: Ain Basor, Cirene e Salamis nell'isola di Cipro, lo stesso specchio di mare in cui la flotta tolemaica combattè l'importantissima battaglia del 306 a. C. contro Demetrio Antigonide.

Il Musti (SCG, cit., VII) ricorda col Lesquier (Les institutions militaires de l'Egypte sous les Lagides, Paris 1911), per il numero comunque elevatissimo di mercenari in Egitto fino a Raphia, la distinzione tra mercenari "nazionali" e mercenari "greci" (misthophòroi). Gli indigeni erano comunque utilizzati, anche se in proporzione minima, già da Tolomeo I in corpi speciali: erano i màchimoi, soldati indigeni distinti dai molto più numerosi kàtoikoi, greci d'Egitto fanti e cavalieri con appezzamenti di terre (cleruchìe). G. Giliberti ("Le comunità agricole nell'Egitto romano", Napoli 1993), esponendo la situazione egiziana nell'ellenismo, ricorda che, nonostante gli ostacoli posti dai Faraoni alla proprietà privata del suolo, si diffusero "rapporti di appartenenza privata o di concessioni paraenfiteutiche a coloni militari (ge klerouchikè) e ufficiali dell'esercito (ge katoichikè), che solo teoricamente si definivano vitalizie o comunque revocabili... Alla morte dei concessionari militari (cleruchi e cateci), al tempo di Tolomeo Filadelfo, la terra ritornava al re, ma dal II sec. in poi, nel periodo di decadenza della dinastia, si tenderà a tollerare in via di fatto l'alienazione del fondo ad altri militari" [10]. I laàrches erano i comandanti dei laòi (indigeni). I soldati greco- macedoni d'Egitto avevano ognuno dei klèroi (colonie, fattorie) da 30 a 100 arure (da 8 a 25 ettari)[11]. Anche se nel periodo tra I e II guerra punica, oltre che per i mercenari, aumenta l'elemento non greco- macedone nelle armate ellenistiche (Launey, cit., I, p. 94 sgg.), i "Macedoni" sono sempre la forza regolare  falangitica, anche in Egitto fino alla battaglia di Raphia per più del 20-25%; e un altro 20-25% sono ausiliari greci sia di fanteria che di cavalleria (SCG, VII, p. 310). Gli IPASPISTAI (che abbiamo visto come corpo militare macedone simile ai peltasti di sussidio alla falange) erano presso i Tolomei anche la guardia del corpo reale (CAH, cit., VI, p. 355).

Leggiamo la sintesi del Toynbee, cit. 1, pp. 173- 74, sulla guerra tra Egitto e Siria e sulla battaglia di Raphia: "Nel 218 a. C. quando il re seleucide Antioco III aveva minacciato il territorio metropolitano dell'Egitto, il governo tolemaico, spinto dalla disperazione, aveva supplito all'insufficienza della sua difesa, prendendo l'inaudita misura di armare e allenare i nativi egiziani, perchè servissero nella falange. Allorchè, l'anno dopo, l'esercito seleucide e quello tolemaico si dettero battaglia a Rafia (Rafah), i ben esercitati elefanti indiani di Antioco misero in rotta i loro grandi cugini africani, ma la falange improvvisata dei nativi egiziani, a sorpresa generale, conquistò quel giorno la vittoria per il suo signore Tolomeo IV sconfiggendo l'allenatissima falange di Antioco, composta di truppe di origine macedone. Da quel memorabile momento in poi la classe dirigente ellenica in Egitto perse il suo prestigio e i sudditi egiziani del governo tolemaico si fecero insofferenti. Vi furono insurrezioni armate di massa, e i singoli individui scoprirono il modo di eludere le estorsioni del governo con la tattica della 'non- cooperazione non- violenta', rifugiandosi nei templi o nel deserto, dove il potere dell'esattore d'imposte o del sovrintendente non poteva raggiungerli". Per la crisi dei Lagidi in Egitto osserva Harmand (cit., pp. 37- 38): "I Lagidi non avevano altra base che il suolo egiziano e si consideravano dei successori nazionali. Il servo della gleba era stato da sempre, per tradizione, sottomesso a tutti i suoi padroni, ma cominciò ad agitarsi quando, nel 217 a. C., durante la quarta guerra di Siria contro i Seleucidi, la scarsezza di effettivi costrinse il governo di Alessandria a far reclutamenti di campagnoli, che presero parte alla vittoria di Rafia sui Siriani. Da allora le rivolte contadine, sostenute dal clero e dalla vecchia nobiltà autoctoni, turberanno la vita politica egiziana sia nel delta che nella Tebaide, durante il II e I secolo. Esse per parecchio tempo non offriranno eventi di rilievo, ma ripulluleranno senza tregua dopo ogni repressione. Infine le cose nel Sud prenderanno una tale piega, che nell'85 Tebe, nel corso di una spedizione punitiva, verrà rasa al suolo. Questi torbidi ebbero sull'indebolimento dell'Egitto lagide un peso quasi pari a quello delle lotte dinastiche".

Le ricche entrate egiziane comunque permettevano di mantenere una grande flotta e un forte esercito e- nonostante ciò che diremo più oltre su una strutturale inferiorità militare tolemaica (esclusa inizialmente la flotta) verso la Macedonia e verso Antioco III di Siria- si ricordi che già nel 270 sfilarono in trionfo ben 80.000 soldati egiziani (Helmut Berve, Storia greca, I- II, Bari 1976, II, p. 721). L'Egitto tolemaico si estendeva nel 219 su Cipro, Cirene, le coste della Caria (Alicarnasso, etc.) fino a Mileto e Samo, in isole come Chio e Samotrace e nel sud della Tracia da Kallipolis ad Abdera, al confine con la Macedonia; inoltre sulle isole Cicladi nel mar Egeo, su Thera e Arsinoe. In Africa fino a Cirene e Berenice; in Siria (o meglio nella Celesiria intorno alle odierne Libano e Giordania) su Seleucia Pieria, Joppe e anche a oriente del Giordano (esclusa Petra). Erano queste fortezze con guarnigioni (cfr. Atlanti del mondo antico, cit., I, p. 54; Berve, cit., II, p. 723). Nella stessa regione, le fortezze più importanti per Seleuco III e Antioco III fino al 220 erano Apamea, Cyrrhus, Calcis, Anfipoli e Seleucia Tigris. Nella primavera del 219 Antioco III riprende all'Egitto Seleucia in Pieria, Tolemaide, Tiro, la Galilea e la costa palestinese meno Sidone. Ma dopo aver trascorso il 218 a Tolemaide, Antioco fu sconfitto nel 217 a Rafia da 80.000 Egiziani e 75 elefanti etiopici contro 70.000 Siriani e 100 elefanti indiani [12]. Antioco restituisce a Tolomeo tutto meno Seleucia in Pieria e sgombera la Siria meridionale. Per la nostra ricostruzione (o almeno nel confronto con potenze alleate dei Romani, quali lo stesso Egitto e Pergamo) Antioco sparisce dal 216 al 202, impegnato in una grandiosa conquista dell'Oriente. Ma nel 202 si riallea con Filippo V di Macedonia per spartire i possedimenti extraegiziani dei Tolomei: Filippo prende le isole dell'Egeo, Lisimachia, Sesto, Perinto, Calcedone, Chio, Taso, Samo e Cirene; Antioco prende la Celesiria, Cipro, Gaza, Sidone, Tiro e Tolemaide. Ma già Rodi, Cizico e Bisanzio si alleano con Egitto e Attalo di Pergamo contro Macedonia e Siria.

Per sintetizzare in modo telegrafico questo aspetto della guerra in Oriente relativo all'ultimissimo periodo della II guerra punica, che per noi (che abbiamo escluso dalla nostra ricostruzione il 553= 201, anno della pace) è marginale nelle operazioni di guerra, è utile il Vogt (cit., pp. 181- 82): "Il sovrano dell'impero tolemaico, Tolomeo IV, era morto lasciando un figlio minorenne nelle mani della corte e del sacerdozio egiziano. Filippo di Macedonia e Antioco di Siria sfruttarono questo istante di debolezza del governo tolemaico, mettendosi d'accordo nel 203 sulla ripartizione dei possessi extraegiziani dei Tolomei... Filippo nel 202 sottomise le basi tolemaiche della costa tracica, poi alcune isole del mar Egeo, dove, avanzando, egli venne in guerra con Rodi. Nell'anno seguente il suo attacco ai possessi tolemaici d'Asia Minore lo portò in conflitto con Pergamo. Poichè le lotte si trascinavano ancora nel 201, Pergamo e Rodi si rivolsero per aiuto a Roma". Ed ecco un'ultima citazione utile a chiarire la situazione nell'Egeo durante e alla conclusione della II guerra punica: "Nel 201 la flotta di Filippo V di Macedonia era all'ancora a Samo. Muovendosi da lì, a Chio si scontrò con i Rodii e i Pergamei (lo stesso Attalo, benchè vincitore, perse la sua nave ammiraglia). Infatti già dal 222 Attalo di Pergamo era in amicizia con gli Etoli contro Filippo, e nel 211 ne era scaturito un trattato formale di alleanza. L'isola di Egina, presa dagli alleati (della Lega Etolica), fu acquistata da Attalo, che la pagò agli Etoli 30 talenti e che vi costruì un punto d'appoggio per la sua flotta... Nel 208 Sulpicio Galba vi dirigeva per i Romani le operazioni navali contro Filippo. Tra le città dell'Egeo, dal 229 la famosa Atene era rimasta indipendente ma senza importanza militare. Filippo V già da quel periodo aveva guarnigioni ad Akrocorinto" (FISCHER WELTGESCHICHTE, vol. 7, a/c Pierre Grimal, Frankfurt a. M. 1966).

Polibio, XIII, 4- 5 e Polyaenos, V, 17, riferiscono che i pirati di Creta erano aiutati da Filippo V contro Rodi, la quale ultima, avendo la flotta più importante dell'Egeo, rappresentava una specie di polizia marittima contro i pirati, a difesa dei commerci delle città greche e romano- italiche. Dikearco (un avventuriero etolico) comandò per Filippo la flotta dell'Egeo, mentre il tarentino esule Eracleide si occupò di incendiare (ma invano) la flotta nel porto di Rodi. Scoperto anticipatamente, egli riuscì a bruciare solo 13 triremi.

REGNO D'EGITTO DI TOLOMEO IV FILOPATORE - LE FORZE A RAPHìA.

Tolomeo IV Filopatore d'Egitto aveva alla battaglia di Raphia 70.000 fanti, 5.000 cavalieri e 73 elefanti etiopici. Un suo generale, l'etolico Nikolaos, era nel forte Dora (Tantoura).

Le truppe nazionali (indigene) [13] erano di 34.700 uomini, di cui 20.000 nuovi falangiti egiziani (contadini) (nativi e berberi arruolati dal ministro Sosibios), 2.300 cavalieri egiziani e libici, 8.400 fanti (contadini) egiziani (per la prima volta contadini indigeni erano armati dai Tolomei [14]) e 4.000 Traci e Galli insediatisi in Egitto.

Le truppe mercenarie erano di 12.300 Macedoni, Traci e Greci più 2.700 cavalieri greci.

A questi si aggiungevano 3.000 falangiti libici delle CLERUCHIE [15] e 20.000 circa tra Greci delle Cleruchìe, Libici della Cirenaica e altri arruolati nelle colonie dell'Egitto in Caria, Samotracia e nelle Cicladi.

Le due falangi erano di 25000 (5000 Greci e 20000 Egiziani) e 25000 Greci. Più 5000 cavalieri, 73 elefanti e 6000 ispaspisti (3000 Libici e 3000 Greci).

Tolomeo era a sinistra con ispaspisti e 40 elefanti contro Antioco con ispaspisti e 60 elefanti.

Il Griffith (cit., p. 118- 127) analizza la composizione dell'esercito egiziano al tempo di Rafia sottolineando la presenza di mercenariato greco e di coloni greci nell'esercito di Tolomeo. Le cifre della battaglia confermano le nostre: ma perchè (Pag. 123) sono considerati solo 5.000 Macedoni effettivi nella falange, non considerando tali i coloni greci armati alla macedone? Non sussite differenza di impiego nella battaglia.

RIEPILOGO DELL'ESERCITO TOLEMAICO

(con tra parentesi tonde le nostre integrazioni alle cifre del Game Designers' Workshop):

5000 cavalieri Egizi (tra cui 2000 Greci mercenari e 700 cavalieri reali)[16]

-

12 elefanti etiopici per 8 (per 6) = 96 (73) (=72 + 1 ZOARCHIA)

 

3000 CRETESI (MERCENARI)

4000 GALATI (e TRACI)

2000 GALATI

6000 GRECI MERCENARI

2000 GRECI MERCENARI

3000 PELTASTI (MERCENARI)

3000 LIBI

3000 AGEMA

12000 MACEDONI (10000)

14000 MACEDONI
(2000 LIBICI-2000 MACEDONI-
2000 MACEDONI- 2000 LIBICI
di CIRENE-2000 CARII-
2000 SAMOTRACI-2000 CICLADICI)

16000 EGIZIANI

4000 EGIZIANI

72.000 FANTI + 5000 K + 96 ELEF.

(70.OOO FANTI + 5000 K + 73 ELEF.)

SIMBOLI DI SARISSE PER 122 PUNTI.

 

FIG. Cartiglio del Faraone  Tolomeo IV Philopator.

 



[1] La più mastodontica, la 40 ordini o tessaracontera, sarà costruita da Tolomeo IV al tempo della II guerra punica.

[2] Altri ve ne erano nei capoluoghi provinciali dei nomoi. Un decreto annuale del ministro delle finanze imponeva in ogni provincia la quantità di terra da dedicare alle varie colture (Strabone XVII, 8, 17; SCG IV, pp. 328 sgg.).

[3] S. Curto, L'antico Egitto, Torino 1981, pp. 324 sgg.

[4] G. Giliberti, cit., pag. 10 sgg.

[5] Esso andava da Tarracona a Barcino (Barcellona), da Rodae e Emporiae fino alla stessa Marsiglia. Questi Greci d'Occidente furono quanto mai fedeli a Roma nella II guerra punica, vedendo nell'impero cartaginese un pericolo ben maggiore per tradizione e per ciò che i Barca stavano apparecchiando.

[6] Adcock (Greek and Maced., cit., pag. 45) ha notato che "l'ambizione dell'Egitto ellenistico di essere una grande potenza navale fu una causa del suo desiderio di controllare la Siria". L'opposto di quanto accaduto alla Macedonia con l'interesse per il continente greco.

[7] Tra i monti del Libano e l'Antilibano, sotto Arado e sopra Tiro e Sidone.

[8] Dove Tolomeo Soter manteneva un esercito egizio di 30.000 uomini (Giuseppe, Antichità giudaiche, XIII, 12).

[9] La Palestina fu sempre tolemaica tranne che nel 219- 217, durante la IV guerra siriaca.

[10] G. Giliberti, Ibidem, pp. 16- 17, con riferimenti bibliografici a Lenschau, Örtel e Schulthess su kléroi, kàtoikoi e kléroukoi in PW. 11.1. E si veda anche la nostra nota relativa, più avanti, alla battaglia di Rafia.

[11] Fr. ÜBEL, Die Kleruchen Ägyptens unter der ersten sechs Ptolemäern, "Abh. Berlin" (APA) 1968.

[12] Le cifre complessive dei testi meno specialistici saranno da noi specificate e superate più avanti, nel paragrafo relativo alle forze in campo: corrispondendo ciò a una ricerca nei testi della bibliografia finale oltre ai dati, pur meticolosi, di Polibio V, 79- 86. Tra le fonti della battaglia di Rafia vi è anche il decreto trilingue (geroglifico, demotico e greco) in onore di Tolomeo IV trovato in Egitto nel 1925. E' interessante, a proposito del nostro successivo paragrafo sugli elefanti, che Polibio dica che a Rafia gli elefanti avevano torri con sarisse: a parte l'evidente comodità della lunghezza di tali lance, ciò evidenzia lo sforzo di armare tutti i soldati per il metodo di combattimento alla macedone, oltre all'organizzazione falangitica del nerbo dell'esercito di entrambi i contendenti.

[13] Nessun indigeno egiziano aveva più portato le armi dal tempo di Gaza nel 312 a. C.

[14] G. Giliberti ("Le comunità agricole nell'Egitto romano", Napoli 1993, già citato nella precedente sezione su "LA TRADIZIONE" a proposito delle colonie militari greco- egiziane di cleruchi e cateci, ricorda che "in occasione della battaglia di Rafia contro i siriani del 217 a.C., ai soldati di origine non egiziana si affiancarono contingenti di indigeni (machinoi), cui venne esteso il sistema della concessione di terre" (Ibidem, pag. 17 e nota 22); e durante il regno dell'Evergete II si riconobbe il possesso ereditario a chiunque si assumesse l'obbligo di coltivare il kleros e pagare le imposte.

[15] Vedasi nella parte precedente di questo capitolo, dedicata alla "tradizione" militare di questi regni ellenistici, il motivo del trapiantarsi di queste colonie di Macedoni nelle Katoikiai siriane e nelle Cleruchìe egizie.

[16] La guardia reale stabile ad Alessandria in tutti quegli anni era di 3000 fanti della agema e di 700 cavalieri reali, secondo Griffith, cit., p. 127. Ritroviamo entrambi, come guardia scelta, nello schieramento.