CAPITOLO III – L’ESERCITO DEI GRECI

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RETRO <-- BELLUM HANNIBALICUM

PORRO --> VII

6- REGNO DI SIRIA DI ANTIOCO III SELEUCIDICO

E' utile, perchè molto sintetico, quanto dice J. Vogt (cit., p. 178) sui Seleucidi: "In Asia Minore cominciava (all'inizio del III secolo) l'impero dei Seleucidi. Questa creazione di Seleuco (generale di Alessandro Magno), la quale originariamente andava dalla Tracia (all'incirca l'odierna Bulgaria) fino all'India, era la più estesa formazione tra gli stati che erano succeduti al regno di Alessandro. Molti popoli e molte razze erano riuniti sotto il governo del re assoluto, che coi suoi funzionari e colla collaborazione di numerose città greche, dominava su Greci e barbari. Certo nel corso del III secolo si era avuta in questo vasto territorio la scissione di stati minori. In Asia Minore i signori di Pergamo si erano resi indipendenti ed avevano creato, partendo da questa città, un principato considerevole. La Bitinia, la Cappadocia ed il Ponto si erano separati; nell'altopiano centrale dell'Asia Minore i Celti Galati, colà immigrati, si erano sottratti al dominio dei Seleucidi. Al confine orientale del regno, la Bactria aveva fatto secessione. Dal Turchestan i Parti, popolo di cavalieri dell'Iran, erano penetrati nell'altopiano a sud del Mar Caspio ed avevano fondato con una società nobile feudale un potente regno, che, pur con tutta la sua amicizia verso i Greci, pregiudicò fortemente l'ellenismo in Asia. Antioco III, che regnava nell'impero dei Seleucidi dal 223, iniziò il tentativo di riportare il regno all'antica estensione. Con una grandiosa spedizione giunse fino ai confini dell'India, e ristabilì in Oriente la signoria seleucide. Quando nel 205 tornò nella sua residenza, a Antiochia, in Siria, gli si diede il soprannome di Grande, poichè si era comportato come emulo di Alessandro". E si tralascia ciò che dal 535=219 al 549=205 riguarda direttamente la nostra ricostruzione.

L'enorme importanza militare, economica e storico- politica degli stati ellenistici a Oriente del Mediterraneo (gli unici militarmente contrapponibili a Roma e Cartagine, ma andrebbe, piuttosto, invertito il concetto) durante e ancora molto dopo la II guerra punica viene rimarcata dal Toynbee (cit., 1, pp. 136- 137): "La Macedonia, l'Egitto tolemaico e l'Asia seleucide furono gli unici tre stati macedoni, succeduti all'effimero impero mondiale di Alessandro, che sopravvissero alle lotte per la sua spartizione; e, di questi tre, fu la monarchia seleucide a mostrare la maggiore originalità in campo politico". (E' anche il tema dell'arruolamento di forze militari macedoni per la falange all'interno dello stesso impero seleucide, NdR) "Essa, infatti, riuscì a creare una valida struttura politica- e su scala molto vasta- entro la quale potevano stabilirsi numerose nuove città coloniali elleniche non indipendenti. La lealtà con la quale queste città nel lontano interno si mantennero fedeli alla monarchia mentre le aperte campagne erano devastate da contrattacchi orientali, diretti contro la 'supremazia' ellenica, è paragonabile a quella della maggior parte degli alleati autonomi di Roma in Italia durante la difficile prova dell'invasione di Annibale. Se la monarchia seleucide non fosse stata resa prematuramente impotente dall'urto con Roma (192- 189 a.C.) avrebbe forse potuto evolversi in una confederazione di città- stato tenute unite dalla comune fedeltà alla Corona".

 

FIG. MONETA DI ANTIOCO III

Per l'organizzazione militare di Antioco III seleucide, ci siamo avvalsi tra gli altri di B. BAR KOCHVA, The Seleucid Army, Organisation and Tactics in the Great Campaigns, Cambridge 1976. Già Polibio V, 79, fornisce un elenco dettagliato della struttura dell'esercito seleucide. Inoltre da un frammento archeologico trovato di recente risulta che Antioco Epifane poteva contare, nel suo esercito, addirittura su 20.000 Macedoni, allenati soldati che vivevano nelle colonie dell'impero siriano (Pauly, R. E., VI, p. 935). Inoltre, già il primo dei seleucidi, Seleuco, veniva chiamato (non senza ironia) l'elefantarco perchè aveva 480 elefanti a Isso (Diodoro, XX, 113). I suoi erano elefanti indiani mentre i Tolomei d'Egitto utilizzavano anche elefanti etiopici.

Livio, XXXVII, 38, descrivendo l'esercito di Antioco alla battaglia nella pianura Ircana del 564=190 contro i Romani, descrive i vari corpi militari seleucidici ed ellenistici. Ad esempio, l'AGEMA. Essa compare per la prima volta in Senofonte per l'esercito spartano (Rep. Lac., 11, 9; 13, 6). Nell'esercito macedone è un corpo di milizie scelte (Livio, XLIII, 51) e anche in questa età ellenistica sono guardie a piedi o a cavallo (Polibio, XXXI, 3, 8; Appiano, Syr., 32).

Sugli ARGYRASPIDES (su cui torneremo tra breve, anch'essi negli eserciti ellenistici sia macedoni che seleucidici dal tempo di Alessandro Magno) vedasi Livio, XXXVII, 40, 7, e Diodoro, XXVII, 56, oltre ai nostri riferimenti ne "LA FALANGE MACEDONE".

Per i PELTASTI (Livio, XXXVII, 39, 9), Livio li chiama caetratis, cioè con una caetra, tipico scudo maneggevole e rotondo confuso qui stranamente col pelta [1] (cfr. anche Livio XXXI, 36; XXXIII, 8, 13; XXXV, 27, 5 e 29, 4; Polibio, VIII, 19). Nella battaglia sunnominata, un decennio dopo la fine della II guerra punica e in cui Antioco è consigliato da Annibale personalmente, il re asiatico aveva 60.000 fanti e più di 12.000 cavalieri secondo Livio (XXXVIII, 37, 9), 70.000 uomini in tutto, compresi i cavalieri, secondo Appiano (Syr., 32). L'esercito era più piccolo di quello che vedremo a Raphia nel 537=217 secondo Niese (Geschichte der griechischen und makedonischen Staaten seit der Schlacht bei Chaironea, Gotha, II, 1899, p. 741, nota 1). Pareti (Storia di Roma, II, p. 698, nota 5) dà un calcolo completo dell'esercito. Tra la battaglia dei Campi Ircani di cui stiamo parlando e quella precedente di Rafia valgono i nostri calcoli e rapporti (non solo sul "potenziale" seleucidico) per l'esercito siriano nella II guerra punica, comprese le percentuali di "falangiti alla foggia macedone" (Livio, XXXVII, 40, 1) [2]. Livio chiama questi falangiti alla greca (sarisophoros, cioè sarissofori) [3], spiegandoli per l'esercito sia macedone (XXXVI, 18, 2) che seleucidico (Livio, XXXII, 17, 13 e Polibio, XVIII, 19, 2).

 

FIG. Asia Minore (Pollidori, metri 16 x 8)

Come già Alessandro Magno aveva arruolato 30.000 giovani persiani (epìgonoi) in un corpo speciale, oltre a elementi iranici nella falange e nella stessa àghema, e oltre a una serie di corpi persiani paralleli (guardia del corpo; cavalleria di eteri; falange); così corpi persiani e medi organizzati alla macedone sono presenti nell'esercito di Antioco III, e li vedremo meglio più avanti.

Altre truppe indicate da Livio (XXXVII, 38, 3) per l'esercito seleucidico sono i mercenari Gallograeci (i Galati), valenti cavalieri, e i Dai, segnalati come eccellenti arcieri (anche in Virgilio, Aen., VIII, 728 e in Lucano, Phars., VII, 429), che erano una tribù della Scizia, regione di popoli nomadi dell'Europa settentrionale al di là del Mar Nero, in pratica- insieme alla Sarmazia- nell'attuale Russia (ex-URSS). Queste tribù, imbattibili a cavallo e con l'arco, sono segnalate nella nostra ricostruzione, insieme ai Parti, come "skirmisher", cioè unità speciali di arcieri a cavallo. Per i carri sciti di Antioco alla battaglia di Magnesia contro i Romani, Adcock (Greek and Macedon., cit, pag. 47) ricorda che si tratta di "una vecchia tradizione": ma stranamente essi non figurano nell'importante battaglia di Raphia nè in altri scontri contemporanei alla II guerra punica (forse perchè tra l'altro la battaglia contro Tolomeo su suolo egiziano non vide impegnati proprio tutti i corpi militari seleucidici).

 

FIG. I REGNI ELLENISTICI AL TEMPO DI ANNIBALE

Le torrette degli elefanti di Antioco di Siria nella battaglia della pianura ircana avevano ognuna 4 soldati in piedi oltre al guidatore (Livio, XXXVII, 40, 4) e non i possibili 10- 15 uomini secondo Appiano e Filostrato, citati nel paragrafo sugli elefanti da guerra.

I 16.000 falangiti alla macedone della falange di Antioco su 32 file, anzichè sulle 16 usuali (Curzio Rufo, III, 24, 12), denotano, più che una tetrafalangarchia, una falange elementare con doppia profondità.

L'Agema di Antioco era di 1000 cavalieri catafratti (cioè loricati secondo Livio) della Media [4]. L'Agema di fanteria erano gli Argiraspidi già nominati, qui non in numero di 2048 come per Alessandro Magno e i Macedoni in genere, ma dell'equivalente di una coorte romana (600 uomini circa). La presenza di frombolieri Tralli tra la fanteria più leggera (Psiliti) insieme ai rinomati arcieri Cretesi, fa ricordare l'importanza di questo corpo speciale (popolazione illirica o trace; J.Fitz, Tralleis, "Kl. Pauly", V, col. 921). Erano abitanti di Trallis a sud di Efeso, città seleucidica fino alla battaglia di Magnesia. I "Persiani" compaiono come componente militare, come categoria militare senza significato etnico, se non quello di mercenari e coloni militari non macedoni o greci, già dal tempo di Alessandro e di Tolomeo nel nord dell'Egitto [5].

 

FIG. BATTAGLIA DI MAGNESIA TRA ANTIOCO DI SIRIA E I ROMANI.

Antioco aveva anche cavalleria leggera tarentina e quadrighe falcate [6].

Seleucia Orontis, fondata da Seleuco Nicatore, era porto tra i principali del Mediterraneo. Antiochia, sempre sul fiume Oronte, era grande metropoli, bellissima e con mura imprendibili. Apamea aveva scuderie, costruite sempre da Seleuco, per 30.000 giumente, 3.000 cavalli e 500 elefanti (Strabone XVI, 2). Seleucia sul Tigri era centro minerario tra i più ricchi. Daphne (Polibio XXXI, 3) era un centro reale lussuoso per le continue feste di Antioco III. Sole in Cilicia, invidiata addirittura da Rodi per la sua posizione marittima [7], era nell'orbita commerciale siriana.

I porti principali per l'imponente flotta siriana erano forniti dalla Fenicia: Laodicea, Aradus (Ruad), Berytus (Beirut), Tiro (Sur) e Sidone (Saida), quest'ultima però in parte indipendente da Antioco III. I traffici commerciali fluviali e marittimi andavano dall'Eufrate al mare Eritreo e da questo al Mediterraneo attraverso appositi canali.

L'impero seleucidico restaurato da Antioco III andava dall'Oxus al Caucaso, ed era quasi interamente formato dalle province dell'antico impero persiano, con 72 satrapie.

 

FIG. ANTIOCO III IL GRANDE

REGNO DI SIRIA DI ANTIOCO III SELEUCIDICO- LE FORZE A RAPHìA.

A conclusione della 4° GUERRA SIRIANA, nella battaglia di Raphia del 217 (vicino ai confini dell'Egitto che stava attaccando con l'esercito di terra e con la flotta) Antioco III di Siria aveva schierati a terra 62.000 fanti e 6.000 cavalieri più 102 elefanti indiani.

Le truppe nazionali, cioè indigene, erano di 32.500 uomini: 20.000 falangiti macedoni delle KATOIKIAI siriane, 2.000 cavalieri iranici con pesante armatura più 2.000 siriani sempre di cavalleria pesante, 1.000 arcieri e frombolieri agriani e persiani, 11.500 fanti di Persia e di Media.

Le truppe mercenarie erano costituite da 9.500 soldati tra Greci e barbari, 2.000 cavalieri Galati, 1.000 Traci e Agriani arcieri e frombolieri.

Truppe non propriamente mercenarie nè indigene erano 19.000 soldati Lidii, Dai, Carmanii, Cilicii, Persiani, Medi, Cissi, Cadusii e Arabi, cioè di 9 diversi popoli dell'impero [8].

RIEPILOGO DELL'ESERCITO SELEUCIDE

(tra parentesi tonde le nostre integrazioni alle cifre del Game Designers' Workshop di Ginevra):

 

6000 cavalieri (2000 IRANICI- 2000 SIRIANI- 2000 GALATI MERCENARI)

12 elefanti indiani per 9 (per 8) = 108 (102) (=96 + 6 ZOARCHIE)

3000 CRETESI   (1000 CRETESI- 500 AGRIANI- 500 PERSIANI- 500 TRACI MERCENARI- 500 AGRIANI MERCENARI) (PIU'1500 CRETESI- 500 LIDII- 1000 CARDACI)

2000 CARMANI   (CADUSII)

2000 DAHE

3000 CILICI

2000 MEDI

2000 CISSI

8000 ARABI

2000 ARABI

4000 GRECI MERCENARI

1000 GRECI MERCENARI

6000 MACEDONI

8000 MACEDONI

5000 MACEDONI

8000 ARGIRASPIDI (PERSIANI)

3000 ARGIRASPIDI (LIDII)

 

59.000 FANTI + 6000 K + 108 ELEFANTI

(62.000 FANTI + 6000 K + 102 ELEF.)

SIMBOLI DI SARISSE PER 92 PUNTI.

La falange era formata da 20000 più 10000 opliti scelti.

Per alcuni anni la Siria scompare dal teatro di guerra mediterraneo perchè Antioco III è impegnato nella conquista dell'Oriente: impresa che gli meriterà l'appellativo di Grande come il precedessore Alessandro. Fino al 203 Antioco aveva tanto scarso interesse per l'Occidente quanto scarso ne aveva Roma per l'Oriente non macedone. Nel 217 Arsace regnava in Hyrcania, Komisene e Choarene. Morto Achaios, assediato lungamente a Sardis, Antioco decise di andare contro la città di Arsamosata nel 212, restando poi fermo a Ecbatana nell'inverno del 211- 210.

FIG. ANTIOCO III IL GRANDE riconquista l'Oriente

FIG. LA DINASTIA SELEUCIDICA

Nel 209 Antioco parte da Ecbatana con 100.000 fanti e 20.000 cavalieri (Giustino, XLI, 5- 7) e va a Hekatompylos (Sharud) attraverso Rhagai e le Porte Caspie. Caccia Arsace II Tiridate in Hyrkania, occupa Tambrax e Sirynka (Siringe= Tarunga?) e prende le regioni suddette di Komisene, Hyrcania e Choarene. Nel 208 prende la Parthyene; poi va contro la Bactriana e l'Areia di Eutidemo di Magnesia fino a Gouriana [Guriane= Polibio X, 49, 1; Kiessling, P. W., svv.: Ghurian sull'Here Rud, a ovest di Herat. Guriane (Tolomeo VI, 10, 4)= in Margiana verso Bactra, a est del fiume Arios (Here Rud)]. Bactra è presa dopo due anni di assedio (208- 206), stipulando un'alleanza con Euthydemos I. Nel 206 Antioco è in India attraverso l'Hindukush e il Kabul. Qui dal principe Sophagasenos ottiene 150 elefanti da guerra. Torna poi attraverso l'Arachosia, la Drangiana, la Karmania (nell'inverno 206- 205), ed è in Persia (attraverso la città di Antiocheia= Bushire a est del Golfo Persico). Poi è tra i Gerei in Arabia e all'isola di Tylos (Bahrain). Nel 205- 204 infine è a Seleucia. Aveva riesteso e rafforzato enormemente il suo dominio.

 



[1] Il pelta era a mezzaluna.

[2] In 10 sezioni intercalate da due elefanti ognuna in 32 file, come nucleo centrale dell'esercito

[3] I veri sarisophoroi erano cavalieri pesanti (catafratti) armati della lunga lancia della falange, introdotti da Filippo padre di Alessandro Magno.

[4] Lo stesso numero di catafratti che si troverà di fronte Crasso a Carre 140 anni dopo.

[5] Ma si vedano le osservazioni a proposito nel nostro paragrafo iniziale "A- LA FANTERIA GRECA".

[6] Vegetius, III, 23: "Quadrigas falcatas in bello rex Antiochus et Mithridates habuerunt". E Vegezio spiega anche la fine di questi carri nello scontro con i Romani: "sed maxime hac Romanorum militum arte perierunt: ubi ad pugnam venum est, repente toto campo Romani tribulos abiecerunt, in quos currentes quadrigae cum incidissent, deletae sunt": subitamente i Romani ergevano triboli sul campo di nascosto, dietro i propri gruppi di soldati, e i triboli erano tre pali a raggio più uno eretto centrale contro cui si infrangevano i carri.(Ibidem).

[7] Polibio XXII, 7.

[8] Il Griffith (The Mercenaries, cit., p. 143- 144) conferma i dati della battaglia relativi alla Siria, analizzando più che altro la presenza notevole di mercenariato greco (o greco- trapiantato) nello schieramento.