CAPITOLO III – L’ESERCITO DEI GRECI

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RETRO <-- BELLUM HANNIBALICUM

PORRO --> VI

5- I POPOLI ELLENISTICI.

Tra i popoli ellenistici, cioè tra i regni orientali succeduti all'impero macedone di Alessandro Magno, analizzeremo la stessa distinzione di alleanze verificatesi in altre aree del Mediterraneo tra alleati dei Romani e alleati dei Cartaginesi. Non nel senso che il mondo ellenico si considerasse allora subalterno alle due potenze occidentali, perchè al contrario esso si ritenne ancora a lungo il centro del mondo, della civiltà e quindi della storia stessa, anche militare. Bensì nel senso che il conflitto annibalico condizionò indirettamente, anche prima dell'intervento di Roma in Oriente, gli equilibri tradizionali tra quelle forze. In realtà il mondo ellenico, finanziariamente, tecnologicamente e militarmente si sentiva tanto superiore e imperituro rispetto alle realtà occidentali rappresentate da Punici e da Romani da considerare il mastodontico conflitto annibalico come transitorio strumento e pretesto per alleanze e accordi provvisori, per ridefinizioni di confini orientali e di successive strategie di egemonia terrestre e navale dall'Egitto all'Illiria, in Asia e nell'Europa centro- orientale. Nei fatidici 53 anni ricostruiti da Polibio come epocali per l'egemonia mediterranea di Roma, questa concezione ellenocentrica sarà militarmente e rapidamente smentita. Ma fino al 220 è solo un punto di vista nostro, a posteriori e moderno, il considerare le maggiori potenze orientali (Macedonia, Siria, Egitto) come militarmente secondarie rispetto alle potenze punica e romana. Il soldato professionista, il mercenario che domina la vita militare ellenistica del III secolo, è e rimane greco fino alla fine della II guerra punica. Tutti i grandi eserciti ellenistici dell'epoca vedono una presenza del mercenariato greco pari sempre a circa il 40%,  senza considerare il nerbo di fanteria pesante oplitica, la falange, costituita da Macedoni sia in Grecia che negli eserciti di Siria, Egitto o Pergamo, grazie a Macedoni e Greci stabiliti numerosissimi in colonie militari (Cleruchìe in Egitto, Katoikìai in Siria fino all'Iran e 13.500 Macedoni persino tra l'India e il Pamir dal tempo di Alessandro Magno, dominando anche lì per più di due secoli [1]).

A Companion To The Hellenistic World, edito da Andrew Erskine, Malden USA- Oxford- Berlin 2003 (e dedicato peraltro al grande Frank Walbank), riassume la storia e raccoglie alcuni saggi sul mondo ellenistico. Peccato l’assenza, nell’ultima (VII) parte su arte e scienza, di riferimenti alla tecnologia ellenistica, nonostante il saggio sulla medicina. E’ un testo che vuol congiungere l’aspetto dell’approfondimento a quello puramente divulgativo, e ciò spiega la ben nutrita bibliografia (pagine 515- 566). Il cap. 22 sulla guerra, di Patrick Baker, conferma (p. 377) le nostre cifre non solo di Raphia, ma anche della media ellenistica degli anni tra la II guerra punica e la conquista romana della Grecia di 60.000/62.000 fanti e 6.000/12.000 cavalieri schierati in quegli anni in battaglia dai popoli ellenistici maggiori (Siria, Egitto, Macedonia). I riferimenti a Adcock, Hackett 1989 e Hanson 1999, a Glover e Scullard per gli elefanti, a Berthold 1984 sulla polizia marittima dei Rodii, a de Souza per la pirateria e a Garlan 1974 sull’artiglieria ellenistica, sono nella norma; poverissimi quelli sulle flotte, nonostante i rimandi a Starr 1989, Casson 1991 e Rougé 1981. I volumi in preparazione sul mondo greco arcaico e classico e sulla repubblica romana si preannunciano in sostanza divulgativi.

 

 

FIG. I REGNI ELLENISTICI ALLA FINE DELLA PRIMA GUERRA PUNICA (240 a.C.)

La cultura greco- ellenistica era la più avanzata allora nel Mediterraneo non solo per tecniche di combattimento e terminologie militari (con rarissime eccezioni e innovazioni già apportate da Cartaginesi e Romani), dalla Spagna fino all'India. Uno degli strumenti più efficaci d'espansione della cultura greca in tutto l'Oriente fu la fondazione di città da parte dei successori di Alessandro Magno: già Alessandro ne aveva dato l'esempio fondando una trentina di città fino all'India. Dopo di lui, almeno 10 nuove fondazioni si attribuiscono ad Antigono, 9 a Lisimaco, 42 ai due primi Seleucidi, 15 ad Antioco IV, 16 agli Attalidi, 30 circa ai Tolomei: alcune di esse furono create di sana pianta, altre si sovrapposero, con un nuovo nome, a città preesistenti. E noi terremo conto di ciò, dove possibile sincronicamente, nelle nostre ricostruzioni anche cartografiche.

Analizzeremo specificamente, in altri paragrafi, i più potenti e ricchi regni di Egitto e di Siria. Riguardo alle altre potenze ellenistiche, parleremo diffusamente di Rodi come ricca e potente repubblica commerciale nel capitolo sulle flotte, data la sua potenza navale. I regni di Pergamo e di Bitinia, in Asia Minore (il secondo in riva al mar Nero), compariranno anch'essi tra le maggiori potenze navali ellenistiche nell'apposito capitolo sulle flotte (soprattutto Pergamo), ma possono essere rapidamente descritti ora per le loro strategie militari immediate prima dell'alleanza diretta di Pergamo con Roma e con gli Etoli nel 211 e della Bitinia con la Macedonia nel 209.

Attalo di Pergamo, successore di quell'Eumene che per primo aveva affrancato il piccolo dominio a nord- est della antica Troia [2] dai Seleucidi di Siria, iniziò il suo principato negando ai Galati (Celti, Galli venuti dal centro Europa attraverso la Grecia e i Dardanelli e chiamati al centro dell'Asia minore Gallogreci e poi Galati) "il tributo con essi pattuito col predecessore; e vintili gloriosamente alle sorgenti del fiume Caico, assunse nel 241 titolo di re" (Pol. XVIII, 41, 7). Poi, profittando dell'indebolimento dei Seleucidi per la terza guerra di Celesiria e per la guerra fraterna, ridusse sotto il suo dominio tutta l'Asia Minore seleucidica (anno 228; GDS II1 p. 312). Da allora, se non da prima, debbono datare le sue relazioni con Roma. "Essendo Pergamo amica ai Tolomei e quindi anche solo per questo inclinata a freddezza di relazioni con le Potenze che più rivaleggiavano con quelli, la Macedonia e la Siria, è naturale che Roma agli avversari dell'una e dell'altra fosse pronta a stendere la mano" (DGS III2 p. 401).

Città importanti del regno di Attalo, concentrato quasi unicamente nella capitale Pergamo, erano anche Efeso, Atramyttium e Assus. Centro navale importante era Cizico, in un'isola della Propontide, con due porti chiusi, che offrivano rifugio a circa 200 navi (Strabone, XII, 8). L'esercito di Pergamo, anche al di fuori della flotta, non era irrilevante: in esso vi era presenza sia di mercenari che di cittadini pergameni in proporzione più consistente rispetto agli altri eserciti orientali ellenistici fin da Eumene I. I mercenari vi affluivano da tutto il mondo greco (da Marsiglia e Sòloi, dalla Tracia e dalla Grecia del centro nord, dal Peloponneso e da Creta; e molti i Galati europei, non quelli asiatici), per un buon 40% dell'esercito, compresi molti Macedoni. I Pergameni sarebbero circa il 20% e il 40% barbari Misi e Masdieni [3]. Grandissimo quindi comunque l'uso di mercenari per l'esercito, anche perchè una grande flotta da guerra richiedeva forte impegno dei cittadini sul mare.

L'espansione e l'importanza militare di Attalo decadde, nonostante qualche recupero territoriale nel 217, e solo dal 213, nonostante la soggezione per il nuovo grande impero seleucidico di Antioco III il Grande, si riaccesero azioni ostili dirette verso la Macedonia, la Siria e la Bitinia (ma presto, quest'ultima, alleata contro la potenza macedone), grazie a una forza navale (considerata seconda solo a quella egiziana e rodia)[4] e terrestre, che analizzeremo nella 2° parte, nei paragrafi sulle forze in campo.

 

 

FIG. REGNI ELLENISTICI

La Bitinia rispecchiò, soprattutto prima della morte nel 205 di Tolomeo IV Filopatore (morte che segnò una più salda alleanza tra Macedonia e Siria per spartirsi i territori extraegiziani dei Tolomei e quindi una esigenza di alleanza tra Pergamo e Bitinia contro troppo potenti vicini), una politica ambigua di contenimento della potenza siriana e di alleanza con quest'ultima contro Pergamo. Il vicino regno di Bitinia rivaleggiava col regno pergameno, sebbene talora facesse causa comune con esso contro il pericolo seleucidico (Polibio V, 77, 1). Appartenente a una dinastia d'origine barbara, ma ellenizzata, vi regnava Prusia I, il figlio e successore di quel Ziaela che aveva maritata ad Antigono Ierace una figlia e fatto con lui causa comune contro i Pergameni. "Prusia, per avere un qualche rincalzo fra le ambizioni contrastanti dei dinasti anatolici, s'era accostato alla Macedonia, conducendo in moglie una figlia di Demetrio l'Etolico, sorella (sebbene d'altra madre) del regnante Filippo V" (GDS III2, pp. 402- 403). Dal 209 in particolare l'alleanza della Bitinia con la Macedonia consentì a Prusia di infastidire non poco Pergamo mentre Attalo era con la flotta nell'Egeo in aiuto ai Romani, costringendo anzi il re pergameno a tornare in patria per difendere i confini dal 208 al 205. E se nel 205 con la pace di Fenice la Bitinia con Filippo di Macedonia e Pergamo con i Romani furono inseriti nel trattato di pace come alleati diretti o indiretti [5], nello stesso anno la preoccupazione per l'espandersi della Macedonia e della Siria alleate contro l'Egitto portò anche la Bitinia nella sfera degli alleati navali filoromani con Rodi e Pergamo.

 

FIG. REGNI GRECO- BACTRIANI

Città principali della Bitinia erano Eraclea Pontica, Nicea e Bithynium. Ancyra (Ankara), strappata dai Galati alla Bitinia, era divenuta capitale della Galatia.

la Cappadocia restava indipendente ma impotente contro vicini espansionisti: aveva capitale Mazaca (la futura Cesarea).

Le città- stato di Xanthus in Licia, di  Alicarnasso [6] in Caria e Tarso in Cilicia (quest'ultima regione con fitta presenza di pirati favoriti dall'Egitto contro la Siria) conservavano grande importanza e prosperità commerciale, per lo più nell'orbita siriana.

 

FIG. UN CONDOTTTIERO DELLA BACTRIANA ELLENISTICA

 

FIG. MONETA DI RE DELLA BATTRIANA ELLENISTICA

I POPOLI ELLENISTICI- LE FORZE IN CAMPO.

La battaglia di Raphìa, che vede direttamente contrapposte due grandi potenze orientali proprio all'inizio della II guerra punica, ed esattamente nel 217=, è estremamente importante non solo come battaglia in sè, ma anche perchè consente proprio in quel periodo storico di meglio quantificare le forze terrestri e navali, e in genere il "potenziale" bellico, di quei due importantissimi regni ellenistici.

Polibio (V, 79 e 82 sgg.) tra le fonti antiche e Bezalel Bar Kochva (The Seleucid Army: Organization and Tactics in the Great Campaigns, Cambridge 1976; pp. 128- 141 sulla battaglia di Raphia) tra gli autori moderni [7], sono i più attendibili per le cifre della battaglia. Ad essi si rifanno anche (seppure con differenze interpretative dai nostri dati) Marc Miller, Frank Chadwick e David MacDonald in "The Battle of Raphia, 22 June 217 B. C.", Game Designers' Workshop, USA 1977 (1980), ricostruzione pregevole della battaglia. Abbiamo parlato di differenze ricostruttive: in realtà per i Tolemaici si assegnano 77.000 uomini in tutto (2.000 in più, anche se solo tra i fanti) con 96 elefanti (23 in più) e per i Seleucidi 65.000 (3.000 in meno, anche se solo tra i fanti) e 108 elefanti (6 in più). Ma forniremo più avanti, rispettando lo schieramento del Game Designers' Workshop, le nostre integrazioni. Gli autori del Game Designers' Workshop osservano giustamente (cit., p. 4) che "la battaglia di Rafia fu di grande importanza al suo tempo ma venne messa in ombra dalle battaglie (specialmente quelle di Annibale) della Repubblica Romana in Occidente". E in realtà la battaglia di Raphia fu contemporanea a quella del Trasimeno, seguì di 6 mesi quella della Trebbia e precedette di un anno Canne. Al manuale di istruzioni e al sommario storico di David MacDonald (purtroppo reperibili solo in inglese), pp. 12 sgg., rimandiamo nell'ultimo volume della nostra opera.

Abbiamo ricordato nella parte precedente su "LA TRADIZIONE" che tra i principali popoli ellenistici alleati dei Romani in Oriente vi fu già da prima del 220= il regno di Pergamo di Attalo I. Molto più ambiguo nei rapporti di alleanza anche oltre la durata della guerra annibalica fu Prusia re di Bitinia: sebbene pronto, sull'esempio di Rodi ed Egitto, all'epoca filo- romane, a tentativi di mediazione che proteggessero i traffici commerciali, egli era tradizionalmente sbilanciato verso la Macedonia che con Etoli e Illiri favoriva enormemente la pirateria. Alleato alla Macedonia nel periodo dal 209 (attacca Pergamo approfittando dell'assenza di Attalo impegnato nell'Egeo nella lotta contro la Macedonia) alla pace di Fenice nel 205, comincia da allora a preoccuparsi del rafforzamento di Antioco e di Filippo alla morte di Tolomeo IV ed è risolutamente, da allora, dalla parte di Rodi (filo- romana) fino all' importante battaglia navale di Chio nel 201 contro la Macedonia.

Ehrenberg (cit., p. 204 sgg.) sintetizza un raffronto dell'estensione territoriale tra i più importanti regni ellenistici: Pergamo e Siracusa si estendevano ognuna su circa 7.000 kmq.; la massima estensione dei Tolomei (senza i deserti) era di 150.000 kmq., della Macedonia di 100.000 e dei Seleucidi di 3 milioni e mezzo (di cui 600.000 in Occidente). La Bitina si estendeva su 47.000, la Galazia su 40.000, la Giudea su 30.000 kmq.

 

FIG. PONTO EUSINO E BOSFORO CIMMERIO (Musti)

Per quel che riguarda questi ed altri popoli ellenistici coinvolti in operazioni belliche nel periodo della II guerra punica come alleati ora dei Macedoni e dei Siriani filo- cartaginesi, ora degli Egiziani e dei Greci filo- romani, rimandiamo sia alla tabella dell'ultimo paragrafo di questo capitolo, sia al capitolo V sulle flotte, proprio perchè l'apporto in operazioni di guerra più vaste nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale da parte di Pergamo, Rodi [8], Bitinia, Bisanzio, etc. fu più cospicuo per quel che riguarda i contingenti navali. Infatti una piccola ma potente forza navale era stata creata da Attalo di Pergamo per dominare l'Egeo [9]. L'esercito era formato da Macedoni, Misii (completamente ellenizzati)[10], Mazdieni e Misomacedoni, tutti salariati e tutti provenienti da fattorie, o meglio colonie (kàtoikoi) militari nelle campagne. La città di Pergamo contribuiva con distaccamenti di soli cittadini.

Nel 209- 208 Pergamo, contro la Macedonia, fornì 6 unità chiamate egemoniai alla Lega Etolica: una di cittadini di Pergamo, tre di Misia e due di Greci mercenari (Griffith, The Mercenaries..., cit., p. 171). Nel contingente di Pergamo con i Romani a Magnesia abbiamo 800 cavalieri, 500 Cretesi e 500 Tralli oltre a 3000 Achei peltasti (Ibidem, p. 174): anche qui vediamo cospicua presenza di mercenari del mondo greco: caratteristica del mondo ellenistico anche in una età caratterizzata da un mercenariato sempre più non solo greco (Africa, Spagna e Italici). Nell'esercito di Pergamo vi erano formazioni specializzate di Tralli e di Andros. Circa la metà dell'esercito era formato da mercenari di Tracia, Tessaglia, Macedonia, Creta, ma anche di Siciliani, Massalioti (di Marsiglia) e di Cyrene in Africa: il mondo ellenistico d'occidente e d'oriente è rappresentato. Per questo, come per gli altri eserciti greci analizzati nel capitolo sulle flotte, varranno le identiche regole e nomi di contingenti analizzati per tutti gli eserciti ellenistico- macedoni. Anche se le forze terrestri della Bitinia saranno minori rispetto a quelle navali, i 56.000 soldati messi in campo contro Mitridate sono cifra notevolissima. Eraclea Pontica, seguita da Nicea, era il vero centro navale e militare della Bitinia. Era colonia milesia tra il Sangario e il Partenio e fu sempre indipendente ancora con Mitridate proprio per la numerosa flotta (Strabone XII, 3). Un parte della Bitinia, caduta al tempo di Attalo di Pergamo nelle mani di Galli venuti dall'Europa attraverso la Grecia, fu chiamata Galatia dai Gallogreci o Galati [11]. I Galati erano tre popoli di origine celtica, con le tribù principali dei Tectosagi e dei Trocmi e con la capacità di armare, ancora nel periodo di massima decadenza, 50.000 fanti e 10.000 cavalieri- Livio XXXVIII, 26. Loro centro principale restava Pessinus (Pessinunte).


LA FENICIA LUOGO PRIVILEGIATO DI SCONTRO TRA EGITTO E SIRIA (GUERRE SIRIACHE).

Le due penultime[12] "guerre siriache" tra regno di Siria ed Egitto (la IV e la V, 219-217 e 203-200 a.C.) si inseriscono non solo negli anni precisi ma anche nelle strategie complessive del Mediterraneo al tempo di Annibale (per le evidenti alleanze internazionali, poi durature tra Macedoni, Siriani e Cartaginesi da una parte ed Egitto, Roma, Rodi e Pergamo dall'altra), al punto che all'interno del capitolo sulle POTENZE ELLENISTICHE non possiamo non trattare a parte della FENICIA, luogo principale di scontro tra le "superpotenze" (militari ed economiche) siriaca ed egiziana. Le 6 guerre siriache [13] combattute dai Seleucidi di Siria e dai Tolomei di Egitto (I, 274-271?; II,  260-253; III, 246-241; IV, 219-217; V, 202-200 o anche 203-198 [14]; VI, 170-168 a.C.) avvennero per la conquista di Koilè Syrìa (Celesiria), Fenicia e Palestina, con alterne vicende per 100 anni. In particolare la Celesiria (cioè "Siria cava", a nord del Giordano, tra i monti del Libano e la Palestina, cioè nel cuore della Fenicia propriamente detta) fu talmente importante e contesa al confine tra i due regni che la battaglia che fece più scalpore nel Mediterraneo centro- orientale, mentre Annibale, giunto in Italia, sconfiggeva clamorosamente i Romani al lago Trasimeno, fu la contemporanea battaglia di Raphìa tra Egitto e Siria, di cui parleremo distesamente più avanti, nei paragrafi sui due regni.

Questo periodo e queste guerre hanno ispirato un recente, interessante libro di John D. GRAINGER, Hellenistic Phoenicia, Clarendon Press, Oxford 1991, che analizza tutti gli avvenimenti soprattutto strategico- militari in Fenicia e a cui non possiamo non fare riferimento puntuale. Peccato manchi nel suo testo un adeguato sussidio cartografico.

I molti tentativi di conquista della Fenicia da parte di Antioco III dal 225 al 193 (per l'esattezza con le campagne militari del 221, 218, 217 e 203) sono da noi analizzati col capitolo apposito del Grainger (3. Conquest, 225- 193 B.C., pp. 87- 105), perchè la parte precedente del suo libro, con importanti riferimenti navali e alle città fenicie, è da noi considerata nel capitolo V sulle flotte.

E' fondamentale che, per regni i quali, a differenza della Macedonia, volevano essere superpotenze navali quali l'Egitto e la Siria, le città fenicie anche costiere, con i contingenti navali loro attribuiti ad esempio nel 330 a. C., fossero ben appetibili (Sidone -100 circa tra triremi e quinqueremi-, Cipro [15] in mano all'Egitto -120-, Tiro, -80-, Arado e Biblo -80 ciascuna-, etc.)[16].  Bisogna rimarcare l'importanza dei Fenici nella flotta tolemaica, specie dal 315 (Grainger, cit., pag. 50) e la stessa data per l'importanza delle maestranze navali fenicie per Antigono di Macedonia, prima che si ridimensionasse l'enorme potenza navale di questo stato.

Non è la potenza sul mare la sola motivazione delle guerre siriache per la Celesiria; ma è certo quella che più compenetra le varie politiche siriaca ed egiziana: dal "mercantilismo" [17] dei Tolomei, che cercano flotte, marinai, soldati e materie prime quali legname, rame, pece, ecc. e soprattutto una cintura militare protettiva da ogni lato dell'Egitto, che in effetti lo rese lungamente invulnerabile; fino al tentativo di Antioco III di esportare [18] con guerre di conquista i problemi interni della Fenicia seleucide (Arado e il suo territorio) e il problema più generale e duraturo nel tempo della "progressiva indipendenza delle città" [19] verso il potere centrale, che sarà una delle cause della fine dei Seleucidi con la conquista romana.

 

FIG. LA GIUDEA AL TEMPO DEI SELEUCIDI

 

FIG. LA GIUDEA : fortezza di Erode

 

FIG. LA GIUDEA : fortezza di Erode

Altro aspetto importante, che esula completamente dal Grainger ma che il Glover (Elephant..., cit., pag. 257) accenna in modo rapidissimo, è di come, subito dopo la vittoria di Seleuco con 500 elefanti indiani da guerra, alleato a Tolomeo, contro Antigono nel 302 a Ipsos, l'Egitto tolemaico "cominciò la caccia degli elefanti (da guerra) nel Sudan e lungo le coste del Mar Rosso; i Tolomei non potevano essere inferiori in armamenti ai Seleucidi perchè la Coele- Syria restava un nodo vitale di contesa" (Ibidem). E' questa quindi una delle cause, se non la prima in assoluto, che all'inizio del III secolo portò alla ribalta gli elefanti da guerra africani (ancora inferiori per addestramento a quelli indiani, ma guidati comunque da mahouts indiani), così importanti subito dopo per Cartagine e nelle guerre puniche contro i Romani. Si vedano per questo i paragrafi sugli elefanti da guerra.

 

FIG. BATTAGLIA DI IPSOS DEL 301 a.C. tra i diàdochi (successori di Alessandro Magno)

Comunque sia, è ora il caso di analizzare dal punto di vista militare lo svolgimento delle campagne di guerra per la Celesiria dei due "potenziali" alleati di Roma e di Cartagine, sulla scorta non solo ma soprattutto del Grainger.

Tra il 287 e il 225 a. C. l'Egitto aveva garantito una sorta di "pace tolemaica" in Fenicia. La città di Ake (Ake- Ptolemais) era la fortezza più importante sopra Joppe e Askelon palestinesi, ma sotto il dominio diretto di Tiro. Nel 218 Tiro verrà fortificata e rinforzata con una cospicua guarnigione (Polibio V, 12, 2; Grainger, pag. 57). Anche Sidone verrà rinforzata con molti mercenari reclutati in Asia Minore,  in Grecia e a Creta. Reparti di cavalleria vengono mandati di rinforzo a Tripoli, Orthosia e Arka, che sono ben fortificate e già con guarnigioni. Guarnigioni di controllo vengono stanziate lungo il fiume Eleutheros, per bloccare ogni passaggio da Nord verso le città fenicie. Lo "stratego" fenicio di Kition di Cipro era alle dirette dipendenze dei Tolomei [20]. I centri di Brochoi e Gerrha erano molto fortificati nell'interno, nella valle di Bekaa, sebbene vaste aree desertiche già proteggessero alle spalle dalle città fenicie dei Seleucidi.

La città di Arados col territorio circostante era saldamente siriana.

Tale in sintesi la situazione nel 221, allorchè, come abbiamo già ricordato, "Antioco III si convinse che, data l'instabilità politica della Fenicia seleucide, con problemi tra Arado e gli altri centri a essa sottomessi, la migliore soluzione fosse esportare i problemi interni con una conquista esterna" (Grainger, già citato). Inizia così la campagna siriana del 221 contro le fortezze tolemaiche di Gerrha e Brochoi nella valle della Bekaa. Ma il sistema tolemaico di difesa fu perfetto e problemi interni alla Siria distolsero poi completamente Antioco dalla Fenicia (e dalla Palestina) dal 221 al 218. La cattura della guarnigione tolemaica di Seleucia in Pieria da parte dell'esercito siriano (ma anche con la flotta siriana che ricompare per la prima volta dopo il 246 a. C. - flotta di Arado, ma soprattutto navi fatte ora costruire da Antioco a Laodicea)[21] , riaprì le ostilità.

Lo schema di attacco siriano a Gerrha e Brochoi, il coinvolgimento di Orthosia, Arka e Biblos, sono il piano di guerra valido per tutti i tentativi militari di Antioco dal 221 al 217 [22], con Gerrha e Brochoi che restano sempre in mano tolemaica, oltre a numerose guarnigioni tolemaiche sempre pericolose per Antioco. Ma pur lasciando guarnigione solo a Tiro per tutta la Fenicia, egli arrivò minacciosamente fino a Raphia e fu fermato solo grazie all'importante battaglia campale.

Per tali conquiste Antioco e i suoi generali dovevano sormontare 3 grandi linee di difesa egiziane in Fenicia. La 1° linea difensiva era rappresentata soprattutto da Porphyrion, base tolemaica in una baia a sud di Berytos (Beirut), tra Ras el-Sedyatt e Ras Nebi Younis. Una 2° linea di difesa era due chilometri più a sud, lungo il fiume Platanos. La 3° linea difensiva aveva il suo perno nella città di Sidone, fortemente difesa.

Subito dopo la battaglia di Raphia, Tolomeo riebbe tutta la Fenicia tranne Arados, e di nuovo il fiume Eleutheros come confine a Nord.

La nuova campagna siriaca del 203, nella crisi creata al giovane Tolomeo V ora succeduto a Tolomeo IV, e con l'accordo tra Siria e Filippo di Macedonia, riportò Antioco in Fenicia e Palestina, col generale greco Skopas che doveva reclutare per lui truppe in Grecia. Questa guerra è ben poco conosciuta [23]. Antioco, conquistata Damasco (Polyeno IV, 15) proveniendo da Larissa o "Laodicea di Libano", attraverso il deserto dell'Antilibano giunse in Palestina. Faticò non poco fino al 201 per prendere anche Gaza, la più difesa, e Sidone, presa definitivamente dai Seleucidi nel 199. In effetti con la vittoria alla battaglia di Pàinon nel 200 a.C. Antioco decide la guerra a suo favore e procede alle annessioni. Ma poichè la campagna di guerra vera e propria si protrae oltre il 200 a.C., data posta come limite al nostro studio, sospendiamo la trattazione e la sintesi del Grainger per parlare invece dettagliatamente dei due grandi stati ellenistici contendenti.

 

Fig. LA FENICIA AL TEMPO DI ANNIBALE (copyright G.POLLIDORI, metri 16x8)

 



[1] Constata ciò con stupore anche Lèveque, cit., in SCG, cit., VII, p. 220 sgg.

[2] Gli Iliensi erano sotto l'alto dominio di Attalo, ma già prima i Romani, per la loro pretesa antica parentela con Enea, tentarono qualche pratica politica a loro favore.

[3] Cfr. Launey, cit., p. 71- 73; D. Musti, in SCG, cit., p. 309; E. V. HANSEN, The Attalids of Pergamon, Ithaka- London 19712.

[4] SCG, cit., VII, p. 316.

[5] Diretti per Filippo, indiretti (in quanto intesi come alleati degli Etoli alleati dei Romani) per i Romani con eccezione di Pleurato Illira. Ma contro questa tesi degli alleati romani intesi come alleati etolici nel trattato di Fenice si esprime GDS III2 p. 422 n. 94, con l'esempio della Sparta di Pelope che risultava certamente alleata romana.

[6] Città fortissima, protetta da due cittadelle.

[7] Utile anche D. Musti in SCG, cit, VII, p. 310 sgg., che si rifà essenzialmente a M. Launey, cit., I- II, Paris 1949- 1950.

[8] Anche se per tutti gli anni centrali della II guerra punica Rodi e Chios, sempe alleate, saranno neutrali. Ma la loro funzione di polizia marittima, più che in campo anti- etolico, sarà già interessante in quello anti- illirico e anti- macedone.

[9] Di "potente ed efficiente flotta" pergamena parla Rostovtzeff, "Pergamo", in CAH, cit., VI, p. 696.

[10]   CAH, cit., p. 327.

[11] Si veda, nel paragrafo su Attalo di Pergamo, la loro sconfitta ad opera di Attalo.

[12] Lat. paene ultimae: quasi, pressoché ultime.

[13] In realtà 7 secondo P. Lévêque in SCG VII, pag. 167 sgg.

[14] Il Grainger, cit., che meglio seguiremo, pone più affidabilmente le date del 203- 198, la quale ultima anche SCG VII pone come data di annessione di Celesiria, Fenicia e Palestina alla Siria (cfr. SCG VII, tavole cronologiche e pag. 200). Ma la data "storica" di conclusione della guerra sarebbe la battaglia di Pàinon del 200 a. C., vinta da Antioco III. Del 204 è l'alleanza tra Filippo V di Macedonia e Antioco.

[15] Soprattutto con Tripoli (Kition di Cipro).

[16] Cioè nel complesso molto più della contemporanea potenza navale della gloriosa Atene (410 navi, di cui 18 quadriremi).

[17] Lévêque, cit. pp. 174 sgg.

[18] Così il Grainger, cit., pag. 89 sgg., per la campagna siriana del 221, su cui torneremo tra breve.

[19] Lévêque, cit., pag. 173 sgg.

[20] Sebbene proprio allora "Cipro cessa di far parte direttamente della Fenicia" e ha una popolazione sempre più greca (Ibidem, pag. 74).

[21] Ibidem, pag. 91.

[22] Il Grainger le propone con illustrazioni dalla pag. 92 sgg.

[23] Grainger, cit., pp. 99- 100.