CAPITOLO III – L’ESERCITO DEI GRECI

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RETRO <-- BELLUM HANNIBALICUM

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3- LA CAVALLERIA GRECA.

La cavalleria non assurse mai in Grecia a grandi livelli se non con Filippo II di Macedonia e con suo figlio Alessandro, perchè prevalse spesso la funzione solo difensiva su quella offensiva (cfr. inizio del nostro capitolo IV- ESERCITO CARTAGINESE). Essa fu sempre, per i Greci, logicamente cavalleria della FALANGE e anche la cavalleria dell'Etolia, che più ci interessa insieme alla tessala e alla macedone per l'età delle guerre puniche, non faceva eccezione in questo senso. Riassumiamo brevissimamente e schematicamente i nomi delle sue formazioni, che resteranno valide, proprio come modificazioni "macedoni", per tutte le cavallerie degli eserciti ellenistici del III secolo.

Alla base vi era, come unità di calcolo e di schieramento, l'ISOLA (Isla, ile) [1] di 64 cavalieri, in 16 di fronte e 4 di profondità oppure 8 per 8.

2 ISOLE formavano l'EPITARCHIA di 128 cavalieri. 2 EPITARCHIE davano la TARENTINARCHIA di 256 e due TARENTINARCHIE l'IPPARCHIA (HIPPARCHIAI, l'unità determinante dello schieramento) di 512 cavalieri, la metà del raggruppamento di cavalleria della FALANGE SEMPLICE di 1024 cavalieri detti EFIPPARCHIA.

2 EFIPPARCHIE formano un TELOS (cioè ALA) di 2048, e due ALI formano l'EPITAGMA di 4096 cavalieri della TETRAFALANGARCHIA (cioè in pratica 8 IPPARCHIE). Volendo essere noi molto sintetici, diremo che la qualità della cavalleria greca (anche se superiore a quella romana) era modesta, se si eccettua la funzione offensiva e la grande agilità aggirante datale dai maggiori strateghi e generali, compresi gli strateghi della Lega Etolica e della Lega Achea. In questo senso può essere vera l'affermazione che la cavalleria romana, terribilmente scadente di fronte a quella italica, migliorò solo combattendo contro i Greci: ma qui vanno intesi anche i Greci del Sud Italia, perchè la cavalleria appunto degli italioti era certo al livello di quella tessala e macedone.

La cavalleria greca in generale comprendeva cavalleria pesante (corazzata) detta CATAFRATTA e cavalleria leggera di saettatori o lancieri. Filippo padre di Alessandro la portò da 1/10 a 1/6 della fanteria. Nel mondo antico greco- orientale i cavalieri catafratti avevano elmetto, cotta di maglia o corazza a placche fino al ginocchio, schinieri, manicotti di metallo e guanti di maglia. Analoga protezione per i loro cavalli. Gli arcieri a cavallo dei Parti avevano anche una massiccia lancia (forse su imitazione dei sarissophoroi macedoni).

 

FIG. CAVALIERI CATAFRATTI (dalla Colonna Traiana).

Adcock (cit., pp. 47-48) riassume che ad Atene gli aristocratici e per un certo tempo gli arcieri montati costituivano la cavalleria. I Tessali di Alessandro avevano la tattica della cavalleria leggera tipica di questa arma nel periodo ellenistico e, come a Tebe, spesso la fanteria leggera era frammista alla cavalleria in formazione aperta sia per la difesa che per l'attacco. L'agilità della cavalleria leggera tipica dei Macedoni e degli Ellenisti da Alessandro in poi fu ben anticipata da Pelopida tebano (Ibidem, p. 53).

 

FIG. Tipica disposizione a diamante della cavalleria tessala.

La migliore tra la leggera, dicevamo, fu quella TESSALA: ma famose anche la tebana e quella di TARANTO. I Tarentini erano infatti una cavalleria leggera di mercenari molto rinomata (Polibio, IV, 77). Nelle guerre di Grecia che qui ci interessano (e anche nel 207, Spartani di Macanida contro Acheo- Macedoni di Filopemene) era spesso presente anche in due eserciti greci contrapposti (Polibio, XI, 12; Livio, XXXV, 29, 1-2). In Livio XXXV, 28, 8, i cavalieri tarentini vengono presentati in battaglia con due cavalli ognuno, secondo il costume della cavalleria della loro città natale, Taranto. Ritorneremo più avanti sui contingenti di cavalleria di ogni esercito coinvolto nella guerra punica, e quindi anche di ogni singola città, soprattutto della Magna Grecia, che aveva eserciti propri di un certo rilievo (in primo luogo Capua, Taranto, Siracusa e Reggio). Riguardo alla rinomanza della cavalleria magno- greca di Taranto, tanto utile ad Annibale oltre a quella campana, anche il Bérard (cit., p. 168) afferma che la pianura di Taranto era "celebre per i suoi allevamenti di cavalli". Maggiore di quella della cavalleria cittadina romana era la preparazione di altre cavallerie italiche, sia di tradizione greca (la stessa Taranto, Sibari, ecc.) sia dei popoli dell'interno alleati dei Romani e temporaneamente di Annibale, anche se non ci interessa qui che l'intera cavalleria dell'esercito di Sibari si muovesse a ritmo di danza al suono di strumenti musicali (Plinio, Nat. Hist. VIII, 157; Ateneo, XII, 520c).

I TESSALI schieravano la cavalleria a rombo (il che presupponeva 2 "isole"), i Traci e gli Sciti a cuneo, i Persiani, i Siciliani e i Greci in genere a quadrato, giudicandone la migliore disposizione contenerne in estensione il doppio di uomini che in profondità, come 8 per 4 e 12 per 6, poichè, misurando il cavallo in lungo il doppio della larghezza, avevano il quadrato; altri la contavano il triplo, e allora la proporzione era 1 a 3. La cavalleria "doveva essere disposta al massimo su 8 file per potersene servire" (Polibio, XII, 5).

Sulla cavalleria a Sparta e in Grecia in genere Harmand (cit., p. 98) sintetizza: "Nella Grecia arcaica e classica tutto è a livello regionale. Popoli come i Beoti e i Tessali dispongono di forze equestri in grado di figurare decorosamente; nella confederazione beotica ricostituita dopo Cheronea nel 447 ogni distretto deve fornire 100 cavalieri su 1000 opliti; la Tessaglia ne ha da 5 a 6000. invece gli Spartani, ai quali l'ambiente naturale consentirebbe l'allevamento di cavalli, escludono sistematicamente la cavalleria: i loro hippeis sono fanti dotati di armi pesanti. Atene, verso la fine del VI secolo, non dispone che di 100 combattenti a cavallo; nella seconda metà del V schiererà 1000 o 1200 soldati di cavalleria, tra cui qualche centinaio di arcieri, mentre Sparta, per reazione, finirà col metterne in piedi un effettivo della metà di numero e di scadente qualità". Da Senofonte, Elleniche, VI, IV, 11, risulta addirittura che, fra gli Spartani, "erano arruolati in cavalleria quelli fra i soldati più deboli fisicamente e null'affatto animati da ardore guerresco". Lo schieramento obliquo di Epaminonda tebano a Leuttra funzionò tanto più in quanto la cavalleria spartana, senza esercizio nè preparazione, sbandata si riversò sulle file del proprio esercito, accelerandone la sconfitta. Ma il Detienne, cit., p. 135, constata comunque che i 300 Hippeis di Sparta ("opliti montati") eano un gruppo speciale e privilegiato di nobili, con privilegi sia militari che politici (sul "codice cavalleresco" cui obbediscono gli opliti in guerra, pag. 136). GLi hippeis, di cui parliamo in altra sede, erano dunque un copro specializzato di opliti, spesso montati, ma comunque TAXIS, cioè formazione "nella falange" (Ibidem, p. 136). Anche questo spiega, secondo noi, il ruolo subordinato della cavalleria prima dell'Ellenismo, poiché si privilegiava solo il corazzamento pesante (non c'era la staffa) e lo schieramento oplitico di fanteria.


LA CAVALLERIA MACEDONE.

Gli otto squadroni dei nobili "Compagni Reali" (hetairoi) costituivano la cavalleria catafratta (pesante) reale dell'esercito macedone fin dal tempo di Alessandro Magno, e i Lanceri con lance leggere e giavellotti erano l'equivalente leggero, composto per lo più da Tessali, Traci e Peoni. Sempre dal tempo di Filippo II un corpo speciale di cavalleria pesante erano Lanceri armati con la lunga picca dei falangiti (sàrissa) e chiamati perciò sarissophoroi [2].

Nello schieramento dell'esercito macedone vi era poi di sussidio la cavalleria medio-leggera, specialmente addestrata a disporsi in ordine aperto per ricevere gli attacchi e in ordine chiuso per attaccare, come le unità tessale. Infine vi era la cavalleria ancora più leggera (skirmisher, usati per lo più nei regni ellenistici orientali), corpi irregolari usati come schermatura, per scaramucce e per disturbare il nemico e molto abili come arcieri a cavallo.

Non solo la cavalleria greca e balcanica, ma tutta quella ellenistica aveva queste distinzioni. Noi useremo sempre il termine CATAFRATTA per indicare la cavalleria pesante. Ma per queste considerazioni vedere ancora la prima parte del successivo capitolo IV- ESERCITO CARTAGINESE, e nel presente capitolo, più avanti, tutti i riferimenti alle cavallerie greche in genere ed orientali-ellenistiche, le quali si adeguarono quasi del tutto alle tecniche militari macedoni fino alla conquista romana.

Nell'età ellenistica Strabone attribuisce alla mandria reale macedone di Pella 30.000 giumenti e 3.000 stalloni per la rimonta.

La battaglia di Cinoscefale del 364 a.C. (diversa dalle altre successive a Cinoscefale) di Pelopida tebano (vincitore anche se morto in battaglia) contro i tiranni tessali, è importante nella storia militare per l'innovazione dell'impiego simultaneo della cavalleria su una parte del fronte di battaglia e della fanteria sull'altro, tattica usata poi spesso dagli eserciti macedoni.

Eumene (cfr.anche Cornelio Nepote, Eumenes, XVIII, 1, 6) fu a capo di uno dei due corpi di cavalleria detto HETAERICE, "dei Compagni" del re macedone (in particolare di Alessandro Magno). Livio, che traduce spessissimo interpretando alla maniera romana, nomina questi "compagni" come "coorte regia" (XXVIII, 6, 15), forse perchè, anche solo come cavalleria, corrisponderebbero a 520 soldati, all'incirca una coorte di socii romani del tempo di Annibale. 8 di questi squadroni, divisi in 2 corpi, rappresenterebbero nel complesso l'Epitagma, cioè le due Efipparchie di appoggio alla falange macedone.

Durante la II guerra punica tutti i principi ellenistici, quindi anche Antioco di Siria e Tolomeo d'Egitto (e perciò non solo i Macedoni), avevano ancora corpi di guardie reali scelte chiamati Eteri o Compagni (Polibio, V, 53), sempre a cavallo.

In Cornelio Nepote, Eumenes, XVIII, 7, 1, si ricorda il corpo scelto degli ARGIRASPIDI (Scudi d'argento), guidato da Antigene nell'esercito di Alessandro e confermato anche per Filippo V da Polibio in V, 25.

La cavalleria TESSALA cooperò molto alle conquiste di Alessandro Magno in Asia (Arr., I, 14, 3; 25, 1; II, 8, 9, etc.). Arr., Tact. 16, 3, descrive il modo di combattere di quella cavalleria. Alessandro giovinetto, allorchè vi furono defezioni di Atene, Tebe e altri popoli greci, si sforzò di mantenere la fedeltà dei Tessali che lo proclamarono pubblicamente signore della Grecia (Diod., 17, 4; Iustin., 11, 3): in tal modo sfuggì al pericolo di avere nemica la cavalleria tessala. Conferme in ciò anche in un commento di Adelmo Barigazzi a un passo a proposito di Favorino di Arelate, De Fortuna, 21 (ed. crit. delle Opere, Firenze 1966). Favorino eguaglia, per valorizzarli, gli invitti opliti tebani di Pelopida ed Epaminonda (cfr. Plut., Al., 11; Arr., 1, 7, 7 sgg. e nostre osservazioni sulla falange) ai "Tessalon ippikòn".

Anche la cavalleria etolica era molto valida. Entrambe sono elogiate da Polibio (IV, 8). Gli Etoli erano ottimi come cavalleria, ma molto scarsi come fanteria e nella costruzione di accampamenti (anche in Livio, XXXI, 41). Non casualmente, anche nel confronto diretto tra Romani e Macedoni nel perodo durante ma soprattutto alla fine della II guerra punica, la cavalleria tessala e i fanti leggeri e arcieri Tralli (Illiri) e Cretesi furono fondamentali per Filippo V così come la cavalleria alleata etolica lo fu per i Romani. Tra le moltissime conferme, cfr. Polibio, XVIII, 22, sul valore della cavalleria etolica in aiuto ai Romani contro i Macedoni e anche Livio, XXXIII, 7, 13, ove si lodano i cavalieri etoli per l'aiuto dato ai Romani e si ricorda che erano "i cavalieri migliori della Grecia".

I Cretesi erano fanti veloci quasi quanto un cavaliere nella corsa (Livio, XXXI, 36, 8). Su di loro e su Cretesi e Tessali nell'esercito di Filippo V ci soffermiamo più avanti. Anche in Livio, XLII, 58, 6, "la cavalleria macedone aveva Cretesi frammisti ai suoi squadroni" e poco prima (55, 10) 1.500 Achei del re di Macedonia avevano per lo più armamento cretese.

WORLEY J.L. (HIPPEIS, 1994, CAP. 7 The Cavalry of Philip II and Alexander III, pp.153ss). esamina la coordinazione fanteria-cavalleria: la carica nel punto di contatto era una specie di “martello” sull’”incudine” creata dalla falange macedone. Pag.155 e n.10 con Diod.16.85.5, 2000 cavalieri Macedoni su 3000 di Filippo II nella battaglia del  352 a.C. contro Onomarchus, e anche a Cheronea nel 338 2000 cavalieri di Filippo su una forza ormai stabile di circa 3000 cavalieri (solo 600 invece nel358 contro il re illira Bardylis. Con Alessandro abbiamo 3300 macedoni di cavalleria pesante (nota come Cavalleria Campanian) e 400 uomini di cavalleria leggera (chiamati prodromoi o sarissophoroi), un reggimento di 4 squadroni di 100 uomini con singolo comandante (p.216 n.23 e 24). Diod. 17.17.3-5 parla, per l’esercito di Alessandro in Asia, di 1800 cavalieri maceoni, 900 Traci, Paeoni e prodromoi, più 1500 macedoni comandati da Antipatro.  Per Hammond e Griffith, A History of Macedonia, Oxford- London, III Voll. 1972-1988, II,411 e Hammond, Alexander The Great King, Commander and Statesman, Noyes Press 1980, p.28, i prodromoi erano Macedoni (per W.W. Tarn, Alexander the Great, 2 vols, Cambridge- London 1948, II,157, erano invece Traci).

14 ilai (squadroni) territoriali e una agema (squadrone reale) di 200 cavalieri con ilarca per ogni ilai, in 4 reparti di 50 uomini (p.155), 300 uomini per l’agema, guardia del corpo del re. La sarissa delle ilai (confermata a pag. 215 n.17 ma soprattutto da MANTI P.A., The Cavalry Sarissa, AncW 8 1983, 73-80) era la lancia della cavalleria pesante, anche se Arr. Anab. 1.15.5 e Tarn, Hellenistic Military..., cit., Cambridge 1930, p.71 parlano di xyston come short lancia in uso nella cavalleria pesante macedone. La sarissa della cavalleria pesante era lunga 9 piedi e di legno di corniolo, di 11 pollici le due punte di ferro avanti e dietro; pesava circa 4 pounds. La sarissa dei sarissophoroi, o cavalleria leggera, era invece la lunga lancia della falange (Markle, cit., AJA 82, p.492), di 15 o 18 piedi, con doppio punta di 20 pollici; pesava tra i 12 e 14 pounds. (p.156). Si cita inoltre MARKLE Minor M., The Macedonia Sarissa, Spear, and Related Armor, AJA 81 (1977), 323-339 e Ibidem (MARKLE Minor M.), Use of the Sarissa by Philipp and Alexander of Macedon, AJA 82(1978) 483-497. Per la disposizione della cavalleria si schematizza così:

100 CAVALIERI: 10 FILE DA 1 A 17 DI LARGHEZZA, COMINCIANDO DALL’ILIARCA E CON DUE Plagiophylakoi ai lati dell’ultima fila.

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[1] Che era divisa propriamente in lòchoi e il lochos in dekàdes.

[2] Vedremo queste sàrisse anche in dotazione agli equipaggi degli elefanti.